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98 ii - de la comunitá d’amore

d’amore che si truovano negli uomini, i quali son la piú perfetta spezie degli animali.

Sofia. Essendo, come tu dici, tanta efficacia d’amore fra li corpi celesti, non debbe essere vano quel che li poeti fingano de l’amore degli dèi celesti, come l’innamoramenti di Giove e d’Apolline, escetto che li poeti hanno posto questo amore lascivo, come di maschio a femmina, qualcuno matrimoniale e altri adulterini; e il mettono ancora generativo d’altri dèi: le qual cose son certamente molto aliene da la natura de li celesti, ma, come il vulgo dice, molte son le bugie de’ poeti.

Filone. Né i poeti hanno detto in questo cose vane né bugiarde, come tu credi.

Sofia. Come no! Tu crederesti mai simili cose de li dèi celesti?

Filone. Io le credo, perché l’intendo: e tu ancora, se l’intenderai, le crederai.

Sofia. Fammele adunque intendere, perché io le creda.

Filone. Li poeti antichi, non una sola, ma molte intenzioni implicorno ne’ suoi poemi, le quali chiamano «sensi». Pongono prima di tutti per il senso litterale, come scorza esteriore, l’istoria d’alcune persone e de’suoi atti notabili degni di memoria. Di poi in quella medesima finzione pongono, come piú intrinseca scorza piú appresso a la medolla, il senso morale, utile alla vita attiva degli uomini, approvando gli atti virtuosi e vituperando i vizi. Oltre a questo, sotto quelle proprie parole significano qualche vera intelligenzia de le cose naturali o celesti, astrologali o ver teologali, e qualche volta li dui ovvero tutti li tre sensi scientifichi s’includeno dentro de la favola, come le medolle del frutto dentro le sue scorze. Questi sensi medullati si chiamano «allegorici».

Sofia. Non piccolo artificio né da tenue ingegno mi pare complicare in una narrazione istoriale, vera o finta, tante e cosí diverse e alte sentenzie. Vorrei da te qualche breve esemplo, perché mi possa essere piú credibile.

Filone. Credi certamente, o Sofia, che quelli antichi non meno hanno voluto esercitare la mente ne l’artificio de la si-