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oggi smarrite. Comunque, dal 1302 al 1309 tacciono i docc. senesi intorno al p. : il quale, vivo ancora nel 1311, era giá morto il 25 febbraio 1313, giorno, in cui Meo, Deo, Angioliero, Arbolina e Simone, «filii olitn Cecchi domini Angelerii» (un’altra figlia, Tessa, era stata emancipata nel 1309), rinunziarono all’ereditá paterna. — Cfr. D’Ancona, Studj di crit. e si. lett. 2 , Bologna, 1912, 1 , 163-275; A. F. Massèka, in Bull. sen. di si. patria, VIII, 435-52 (nell’estr. fu aggiunta un’appendice intorno alla Tessa, figlia del p.); id., I sonn. di C. A., Bologna, 1906 (e cfr. recensioni del Sanesi, del Rossi, del Lazzeri e del Pèrcopo, rispettivamente in Bull, d. Soc. danf., N. S., XIV, 25-44; Giorn. si. d. lett. il., XLIX, 3S396; Rass. bibl. d. lett. il., XV, 125-43; Rass. crit. d. lett. it., XIII, 60-70); L. Pirandello, nel voi. Arte e scienza, Roma, 1908, pp. 195-259; A. F. Massèra, Nuovi sonn. di C. A., in Studj romanzi, XIII, 77-97; D. Giuliotti, Le rime di C. A., Siena, 1914 (stampa senza valore critico).

Nell’edizione bolognese accolsi 138 sonn. dell’A., ai quali aggiunsi piú tardi altri 12: il numero complessivo di 150 rimane inalterato in questa raccolta, benché un son. compreso nel vecchio volume sia stato surrogato con un altro prima scartato (cfr. qui appresso e p. sg.). Del resto, dall’entrare in minuti particolari circa la costituzione del testo e la disposizione dei sonn., ora grandemente migliorate, mi dispensano i miei lavori citati, ai quali rinvio: basti quindi ricordare come, dei trenta e piú codd., che ci han serbato poesie dell’A., soltanto n abbiano vera importanza, e son questi: 1) in primo luogo B, che contiene 117 sonn. (n. 1 183, 336 [=464], 339 - 41 , 349 [=488], 374-99, 400 [= 474], 401-83, 488-91).

Nella preced. ediz. attribuii a C., pur dubitando, anche il n.° 492, che un indizio di origine lucchese o pisana nelle forme «caresse» e «ricchesse» (in rima con «richiedesse») m’induce ora a negargli definitivamente. Dei dubbi allora manifestati circa la autenticitá dei n. 1 339-41 e 491 (qui cxl. cxxiii, lxxxiii, cxliv), conservo qualche lieve sospetto soltanto intorno al son. cxl, soprattutto per indefinibili movenze ed articolazioni stilistiche (fantastica, ad ogni modo, l’attribuzione del Pèrcopo, La poes. gioc., pp. 81-2). Né mi pare che si possan accogliere i dubbi del Rossi (p. 386) circa i sonn. cxvm e cxlii. In quanto poi al n.° 183, non compreso nella preced. ediz., l’autore vero di esso, non sospettato prima, è stato poi rivelato dal cod., di cui passo a dire.