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XXII

SER CECCO NUCCOLI

I

È innamorato di tale, che dimora nella valle del Tevere.

Non moriér tanti mai di calde febbre,
dal giorno in qua, ch’el primo fanciul nacque,,
quant’io ho pentión, chéd él mi piacque
4la scuritá di quel, ch’è amar’co’lebbre.
E co’ l’Alpino trasmutato in Tebbre
fu per fortuna de le soperchie acque,
cosí io sono, poi che loco giacque,
8ove assaggiai del ben del dolce Tebbre.
Che corre sempre chiar’come Tesino
questo fiume reai sovr’ogne fiume;
11infino al mar non perde il suo camino.
Risplende in esso un si lucente lume,
che chi lui mira di coraggio fino
14può dir ch’Amor lui regge in bel costume.
Si ch’i’ho lasciata l’aera de le Chiane,
e vói’ la Teverina per mio stallo,
cambiando il viso ad oro un chiar’cristallo.