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zione generale. — Sembra che l’autore del son. fosse mosso da gelosia di donne (vv. 1-2 e 13). Ironico forse il v. 5. I «tedeschi» sono o i soldati alemanni restati a Firenze finoall’u novembre’66 (nel qual caso si avrebbe un’indicazione piú precisa per la data del son.), oppure i seguaci del partita tedesco o imperiale. Ma i «francesi» (v. 4) saranno poi quelli di Carlo d’Angiò? e la «novella» del v. 3, quella della loro prossima calata? Molta incertezza dipende dall’oscuro accenno ai «novi bacialier». — io: Garin: forse Garin de Montglane, celebre eroe romanzesco.

V. — Composto certamente prima del 1301, perché in quest’anno gli Obizi, guelfi, cacciarono da Lucca gli Antelminelli, ghibellini, e cosi pure i Cancellieri bianchi, con l’aiuto dei fiorentini, espulsero da Pistoia i Cancellieri neri (Davidsohn, Gesch., III, 143-8). — Tra il 1296 e il ’98, i fratelli Biccio, Musciatto e Niccoluccio del fu m. Guido Franzesi, d’una casata oriunda di Figline in Valdarno (v. 12), ebbero investiture e concessioni dal papa e da Adolfo ed Alberto re de’romani (Del Lungo, op. cit., pp. 54-66; P. Bargkllini, in Bull, sen., XXI, 98 sgg.). — I Todini furono una potente famiglia ghibellina del contado di Massa marittima (v. 4); i Tancredeschi o Tancredi e i Cavalieri tennero per qualche tempo, nel sec. XIV, la signoria di Colle e di Montepulciano. Popoleschi si chiamò un ramo della grande casata fiorentina dei Tornaquinci ; i Tolomei di Siena (v. 5) sono notissimi. — Quanto a m. Nello di m. Inghiramo dei Pannocchieschi, basterá ricordare che fu il marito dell’infelice Pia senese ( Purg V, 133-6) e che fece testamento nel 1322 ( Giorn . slor. d. arch. tose., III, 30 sgg.).

VII. — Posteriore al 16 marzo 1317, giorno in cui Cangrande prestò giuramento al «prence di Sterricco» (v. 1), ossia a Federico d’Austria, eletto re de’ romani. «Diatricco» (v. 4): forma tedesca, ancora persistente nel Trec., del nome di Teodorico: personifica qui la potenza di Verona.

11 v. 14 accenna forse agli stati guelfi di Bologna, Padova e Ferrara, in certo modo orientali rispetto a quelli degli Scaligeri. — Cfr., del resto, Cipolla-Pellegrini, op. cit., pp. 42-3.

VIII. — Il 14 aprile 1333 l’esercito del card. Bertrando del Poggetto, che assediava Ferrara, fu vinto dai marchesi d’Este col soccorso dei Visconti, degli Scaligeri, dei Gonzaghi e dei fiorentini (nel v. io «cane» adombra il nome di Mastino II della Scala; i vv. 9 e n designano, dal loro stemma, i signori di Milano e la cittá di Mantova). Dall’altra parte erano, insieme con gli «alamanni» del re Giovanni di Boemia, le milizie bolognesi e quasi tutti i signori di Rómagna. Il son. rivela il malanimo dell’autore contro il principe tedesco (vv. 13-4), la cui insegna, l’aquila imperiale, è per ischerno rappresentata come un’oca (cfr. vv. 3 e 12).

IX. — Il cavallo sfrenato, la lupa e l’orsa sappiamo giá (cfr. p. 140) che significano Arezzo, Siena e Pistoia: quest’ultima era passata dal 1331 sotto il dominio fiorentino (v. io). Arezzo fu poi acquistata nel marzo 1337, in concorrenza coi perugini, a’ quali forse si allude nei vv. 5-6 e 15-7. —