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S. Lupidio la mattina del 14 giugno 1314 (v. 7) e a quella dal campo di Montecatini del ricordato conte d’Eboli, che trovò la morte nelle paludi di Fucecchio (v. 8); oltre che al sacco di Lucca per opera dei pisani, durato fino al terzo giorno dopo quel fatale 14 giugno (vv. 9-10). — «Bruna» (v. 12): una delle torri del Castelnuovo napoletano, ove si custodiva il tesoro reale (De Blasiis, Racconti di st. flap., pp. 157 e n. 2, 185, 224 e n. 1). — «Federigo» (v. 14): Federico III d’Aragona, re di Trinacria.

XI, 5: il «prenze» Filippo di Taranto rimase in Firenze altri quattro mesi dopo Montecatini (Davidsohn, Gesch ., III, 587, n. 1).

XIII. — A Castruccio fu dovuta in gran parte l’entrata a Lucca delle soldatesche d’Uguccione, il «tiranno» del v. 11. I vv. 12-3 alludono al saccheggio della cittá. Per l’esilio di F. si vedano i sonn. xiv-v (e p. 99).

XIV, 10-1: Lucca non ospitava piú «lo suo antico abitatore», ossia i neri, ma i bianchi e i ghibellini (cfr. xv, 14), che, sotto Castruccio, la avevano «si guidata».

XVI. — Scritto dopo l’n aprile 1316, in cui fu conferita la signoria di Lucca a Castruccio degli Antelminelli (vv. 27-8). Nell’esilio (vv. 2-3) il p., ripensando a quel, che la sua patria era diventata dopo che il «nobil sangue» (v. 6) era stato escluso dal governo (1308), trova preferibile che la signoria sia ora esercitata da uno dei «grandi», sebbene di avversa fazione (vv. 17-8). Tutti componenti il governo popolare sono i 37 individui nominati nel corso del son.; ma. salvo che per Bonturo di Dato (In/., XXI, 41; cfr. C. Minutoli, in Atti d. Acc. Iticeli., XVIII, 72-82; Davidsohn, Gesch., III, 420, n. 1; il suo testamento, del io gennaio 1324, in Archivi d. st. d’It., V, 204-5), di essi non si sa nulla. Sará stato «Pecchio» (v. 22) quel Picchio caciaiolo, che, insieme con Bonturo e Cecco dell’Erro, capitanò, al dire del Sercambi (Cron., ed. Bongi, I, 57), il rivolgimento popolare? — Certo, né l’uno né l’altro dei due Mastini della Scala, ma un povero popolano lucchese è il Mastino del v. 7; sebbene a codesto nome soltanto il son. abbia dovuto il privilegio d’essere accolto, pur con qualche riserva, dal Cipolla e dal Pellegrini tra le Poesie minori riguardanti gli Scaligeri!

XVII. — Nel cod. il son. responsivo è intitolato «Responsio mei L. de Pisis»; il che bastò al Cresciinbeni per attribuirlo a «Lionardo del Gallacon», ossia a Leonardo del Guallacca, pisano fiorito cent’anni prima. Per evitare l’anacronismo, il Del Prete ( Rime di ser P. de’ F., pp. 59-61) fantasticò di un secondo Lionardo «del Gallacon», trecentesco e diverso dall’omonimo del Dugento. — Le cittá toscane, rappresentate dagli animali effigiati nei loro stemmi, sono: Firenze (leone), Arezzo (cavallo sfrenato), Pistoia (orsa), Lucca (pantera), Pisa (lepre), Siena (lupa); il «mastino» del son. 1, 7 è Mastino II della Scala, signore di Lucca dal 1335. La tenz. si riferisce al principio della guerra tra Firenze e Pisa per l’acquisto di Lucca (1341).