Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. II, 1920 – BEIC 1928827.djvu/145


XVII

CENNE DALLA CHITARRA D’AREZZO

Senso da Panicale (son. 1) potrebb’essere stato il padre di quel Perugino «quondam Sensoli» da Panicale, nominato nel 1351 ufficiale «super guerra» di Cittá di Castello [Boll. d. Dep. d. slor. p. per l’Umbria, VII, 127 e 135). — V, 12: evidente allusione a Folgore. — VIII, 2: «Arestano»: anche in altri testi antichi, per Oristano. — X, 12-4: forse C.

non aveva avuto buon trattamento, nella sua qualitá di giullare, da qualcuno tra i piú giovani Salimbeni, e però coglie il destro per lanciare un immeritato biasimo contro i vecchi della ricca e nobile schiatta. — XII, 7: Faeta, oggi Faeto, a poca distanza da Arezzo, nel Pratomagno.

XVIII

SER PIETRO DE’ FAITINELLI DETTO MUGNONE

III. — Il F. non allude certo alla moglie, a cui s’era congiunto nel 1313 e che a lui sopravvisse (p. 100), ma molto piú probabilmente a un’amante.

VI, 10-11: allusione alla seconda e definitiva cacciata dei Torriani da Milano (12 febbraio 1311).il dantesco «re d@. sermone» (Par., VIII, 147): di Roberto si conoscono ben 289 sermoni latini (Goetz, Kòn. Rob. v. Neapel, pp. 46-68). Dal v. 11 appare che il son. fu scritto mentre Enrico VII era acquartierato nella badia vallombrosana di S. Salvi contro Firenze (19 settembre — 30 ottobre 1312).

VIII. — I «tre figliuoi di re» (v. 3), che si trovavano alla testa dell’esercito guelfo contro Uguccione, eran Filippo principe di Taranto, suo figlio Carlo detto Carlotto, e suo fratello Pietro conte d’Eboli. Gli ultimi due caddero a Montecatini il 29 agosto 1315, e Filippo era giunto a Firenze il giorno 6 i’Davidsohn, Gesch., III, 579): donde la data precisa del son. — Nel v. 5 s’accenna ai tedeschi, che facevan parte dell’esercito pisano (cfr. anche ix, 6). — Le famiglie ghibelline dei Poggi (o Pogginghi) e dei Ouartigiani erano state alla testa della trama, che aveva messo Lucca nelle mani d’ITguccione il 14 giugno 1314 (Mazzarosa, Si. di Lucca, I, 130).

IX, 13: la «lepóre marina»: Pisa (cfr. xi, 11 e l’annot. al son.jxvii).

X. — «Re Berta »: dispregiativamente, per «re Roberto». Il F. poi allude alla fuga precipitosa da Lucca del vicario angioino m. Gherardo da