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Il Tengoccio del v. 9 può essere stato Tengoccio del fu Baldo Grosso de’ Tolomei, che, col fratello Incontrato ed altri consorti, vendè nel 1323 alcune parti della Rocca Tederighi al Comune senese (Bull, sen., V, 323). — Circa Mugávero (v. io), conosco un Mogavero «del Balza», senese, del terzo di Cittá, invitato a un banchetto per la cavalleria di m. Francesco Bandinelli, il 25 dicembre 1326 (Bull, seti., XVIII, 349). —Per Fainotto (v. io), nome molto raro, una pergamena del 19 settembre 1320 (Arch. di Stato di Siena, S. Agostino) ci presenta i fratelli Niccoluccio e Fainotto del fu m. Guido Squarcialupi. Circa gli altri componenti la brigata non sono possibili nemmeno congetture. — «Camelotto» (v. 14): la terra, dove «manteneva corte lo re Artú».

XII, 1: assai «richiesto e operato e da signori e persone da bene», per tutto il m. e., il bagno solforoso di Petriuolo nel contado senese (Mise. stor 0 sen., II, 88-9).

XIII. — La ricca badia di S. Galgano (v. 8) sorse nel piano della Merse, presso Chiusdino, al princ. del Dugento.dagli Adimari) combattè per i sangimignanesi nella guerra contro Volterra (1308): guelfissimo, si trova, col fratello Cantino, tra i condannati da Enrico VII nel 1313 (Del. d. er. tose., XI, 129). — Il «marchese lombardo» (v. 14) non può essere se non Azzo VIII d’Este, morto il 31 gennaio 1308, (il suo bastardo Fresco ebbe dominio troppo breve e tempestoso perchè potesse acquistare fama proverbiale di magnificenza). Da ciò il dies ad quem della composizione della corona.

XXIX. — «Ghibellini» (v. 6) e «popol marzo» (v. 12): i pisani, da cui era stato chiamato per capitano di guerra, podestá e capitano del popolo Uguccione della Faggiola. Il son. fu scritto poco dopo il sacco di Lucca (14 giugno 1314), durante il quale andò a ruba il tesoro della Chiesa (v. n), depositato in S. Frediano.

XXX. —Nella prima terz. si allude alla pace tra Roberto di Napoli e i pisani (12 agosto 1316), appena un anno dopo la rotta di Montecatini, nella quale erano rimaste sul campo le «carni malfatate» (v. 13) d’un fratello e d’un nipote del re (cfr. p. 139).

XXXI. — Per la taccia di traditori ai pugliesi (v. 7), basterá ricordare l’accenno dantesco a Ceperano (Iti/. , XXVIII, 16-7), da cui può derivare questo di F.; troppo noto è il romanzesco Ganelone di Maganza. A Montecatini (29 agosto 1315) l’esercito guelfo perdé circa diecimila uomini per morte e circa settemila per cattura (Davidsohn, Gesch., III, 582-3).