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non può esser anteriore al 1303 circa, tempo in cui Dante trovò in Verona il suo «primo refugio» presso «la cortesia del gran lombardo»; sebbene poi d un esilio romano di C. in quel torno di tempo non s’abbiano notizie sicure (pp. 82-3): circostanza, codesta, che precedentemente m’aveva indotto ad allontanarmi dall’opinione comune. — In difesa di Dante, contro C., insorse, con un sonetto, il giudice m. Guelfo di m. Collo o Astancollo Taviani (Zaccagnini, 1 Rim. pisi., p. lxxv sgg. ; Bull. slor. pisi., XII, 43-4), il quale, tra l’altro, ebbe l’ufficio delle gabelle generali a Siena nel secondo semestre del 1307 (Bull. slor. pisi., XIII, 12; nel marzo ’oS era di nuovo in patria, ivi, XII, 43). Che colá e proprio allora egli avesse notizia del son. di C. (il quale sarebbe stato divulgato, naturalmente, da poco) e scrivesse la sua difesa? Gli accenni, che in questa si fanno alla grande reputazione di «filosofo» acquistatasi da Dante, indurrebbero a crederla posteriore di qualche anno al principio dell’esilio deU’Alighieri.

Ad ogni modo, il «se di questo vói dicere piúe» del son. di C. (v. 12) fa pensare che ingiurie presso a poco simili a quelle, che l’A. rivolge a Dante, fossero state prima avanzate da Dante. Dove? Ma forse in un son.

oggi smarrito.

CXXXVIII. — Né figlio né fratello di Farinata degli Uberti (D’Ancona, op. cit., p. 184; e cosi anche Torraca, SI. su la lir. Hai. d. Duec., p. 156), Neri ricciolino fu un modesto borghese di Siena, che, andato in Francia ad esercitare la mercatura, se n’era tornato in patria con qualche soldo. Quasi certamente egli è da identificare con un «Neri l’icholino», che nel primo semestre del 1286 fu dei consiglieri del Comune per il terziere di Camollia, a cui appunto apparteneva il p. (R. Arch. di St.

di Siena, Cons. generale, n.° 31).

CXXXIX. — Alcuni docc. senesi ricordano un Lapo di Pagno (Compagno), quale «fattore» d’una compagnia di mercanti (cotnunicaz. del Lisini). — Il «Bagno» (v. 13) è quel di Pozzuoli, celebrato in un noto poemetto trecentesco napoletano edito dal Pèrcopo.

CXL.—Se il son. è veramente dell’A. (cfr. p. 83), Ciampolo sará bene il Ciainpolino dei sonn. precedenti.

CXLI. — Un Buon Martini manda dalla Germania all’amico Berto Rinieri notizie delle noie della sua dimora: tale la finzione del son.— Berto, o Alberto, di Rinieri d’Alberto Ricasoli e di Margherita di Romanello Angiolieri (dunque, un lontano parente di C.) visse in Siena sul cadere del Dug., e nel 12S5 sposò m. Francesca di m. Turco Piccolomini (L. Passerini, Genealog. e storia della fatti. Ricasoli, tav. iv).

CXLII. — Se il son. è autentico (p. 83), Meo potrebb’essere forse il fratello di m. Mino Zeppa.

CXLIII. — Il p. «motteggia i volgari di Toscana» (F. Ubaldini, nei Docc. d’atti, di F. da Barberino, Roma, 1640, Tavola, a. v. «dea»), facendo bisticciare, probabilmente nella piazza del mercato, popolani di quella regione (Lucca, Arezzo, Pistoia, Firenze, Siena) e di Roma.