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maggio 1289, ma giá incoronato re: cosa, che non avvenne prima del 29 di quel mese. Se a ciò si aggiunge che gli amori di Cecco con la Becchina (e conseguentemente i sona., in cui si parla di lei) caddero nel periodo cominciato tutt’al piú due o tre anni prima e terminato due o tre anni dopo il 20 giugno 1291 (cfr. son. xxxvm, 13-4), si ha che il termine a quo e quello ad quetn del pres. son. sono rispettivamente 1 ’’89 e il ’93 o ’94. Ora Carlo II nel maggio 1289 aveva lasciato ai fiorentini per capitano di guerra m. Amerigo di Narbona, «giovane e bellissimo del corpo, ma non molto sperto in fatti d’arme» (D. Compagni, I, 7), il quale, dopo la battaglia di Campaldino, fu nominato capitano della Taglia guelfa di Toscana, e poi, pur avendo lasciato il comando in capo dell’esercito fiorentino, continuò a vivere in Toscana per altri due anni e mezzo, sempre riconfermato nel nuovo ufficio sino alla fine del ’91 (Davidsohn, Gesch., II, 11, 349; Forsch., II, reg. 1799). A rincalzo di questa mia identificazione del «mariscalco» Celie non trovò consenziente se non il Lazzeri : cfr. Rass.

bibliogr., XV, 138-9) aggiungo due considerazioni: io il rilievo dato dal p. alla qualitá di conte di Provenza di Carlo II (v. 13) mostra che il personaggio da costui dipendente fu un provenzale; 2° il volersi C. richiamare al sovrano in persona esclude che «mariscalco» sia designazione scherzosa o satirica d’un qualunque ufficiale o barone angioino di grado poco elevato, ma atteggiantesi a uomo d’importanza (come fu supposto dal Sanesi). Provenzale e «mariscalco» sul serio, nel tempo sopra determinato, non fu che il figlio del visconte di Narbona.

CXXXVI. — Vuol criticare un’apparente contraddizione nelle terzine del famoso son. dantesco «Oltre la spera, che piú larga gira», col quale ha tre rime in comune, e che C. dovè certamente conoscere isolato, e cioè prima che venisse accolto nel § 41 della Vita Nova. Infatti, a che cosa mai se non alle critiche dell’A. si voleva riferir Dante, quando in questo si fece ad esporre cosi diffusamente e sottilmente la divisione del suo componimento? (D’Ancona, op. cit., p. 188). Critiche, si noti, che lo doveron colpir tanto, da indurlo a farne anche nel Convivio (III, 4) una impersonale ma esplicita confutazione (Casini, nella sua ediz. della V. ^V. 2 , p. 206, n. 26). Dunque, se il pres. son. è posteriore a quello dantesco, scritto certamente dopo il primo semestre del 1291, è, d’altra parte, anteriore almeno alla seconda metá del ’93, tempo, a cui va al piú tardi assegnata la composizione della prosa della V. N. (Zingarei.li, Dante, PP- 375 - 6 ).

CXXXVII. — Posto che «romano» e «lombardo» del v. 8 si riferiscono senza dubbio ad avvenimenti reali della vita di C. e di Dante, come concordemente è ammesso (cfr., tra i tanti, Carducci, nell’ediz. D’Ancona della Vita Nova 2 , p. 256, n.; D’Ancona, Studi 2 cit., pp. 189, 257-8; Zikgarelli, Dante, p. 201 sg.; Rossi, in Giorn. stor., XLIX, 395-6; Sanesi, in Bull.d.Soc.dant., N. S.,XIV,32-4; Lazzeri, in Rass.bibliogr., XV, 139-42; Pèrcopo, in Rass. crii., XIII, 09-70), è chiaro che il son.