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VI

TENZONE TRA DANTE ALIGHIERI E FORESE DONATI

Non è accettabile l’ipotesi di A. Zenatti (/ni. a Dante, p. 103), che la suppone composta nell’«ultimo inverno della vita di Forese»; giacché il contesto mostra nel modo piú ovvio che essa è di pochi anni posteriore alla morte del padre di Dante, accaduta prima del 1283 e forse intorno all’ ’8o (Bull. d. Soc. da ni., prima serie, n. 5-6, 45), Si veda, del resto, V. Rossi, ivi, N. S., XI, 302-3.

1. — «Bicci vocato Forese», vale a dire Forese voc. Bicci (cfr. Del Lungo, D. Compagni e la sua Cron., II, 610-11). Fu poi detto Novello (sonn. 3 e 5) per distinguerlo dall’avo, m. Forese di Vinciguerra. — Alla moglie di Forese, Nella, Dante cantò in séguito la piú lusinghiera palinodia (Purg., XXIII, 85-96). — 14: «conte Guido»; Guido Novello de’ conti Guidi (f 1293).

2. — Dei due spedali fiorentini qui menzionati, San Gallo e Pinti, i Donati eran patroni del secondo. — Ai Donati, al dir di Forese, Dante sarebbe ricorso per sussidi (vv. 5-6), nel tempo stesso che avrebbe accettato aiuti da persone (i Donati medesimi? i congiunti della Nella?), che abitavano nei pressi o dentro il castello d’Aitafronte (corrispondente a una parte degli odierni Uffizi). — La Tana e Francesco: i due fratellastri e pupilli di Dante. Parente di lui, anche il misterioso personaggio del v. 11: non, forse, Bellino di Lapo, discendente da Bello d’Alighiero seniore e morto esule a San Giovanni in Persiceto nel 1299 (cfr. G. Livi, D., suoi primi cultori cit , pp. 134-5, 140-2), ma piuttosto Bello di Bellincione, zio paterno di D. A chiarire l’allusione oscurissima all’ombra di Alighiero padre del p. ed alla «farsata» (v. 14) non può soccorrere nemmeno una congettura.

3. — Peccato capitale di Forese fu quel della gola (cfr. Purg., XXIII 64-6), fonte per lui d’infiniti debiti, che lo avrebbero trascinato, dice Dante (v. 5), al Parlaselo (il carcere dei debitori insolventi), sito presso la chiesetta di San Simone e a non molta distanza dalle case dei Donati (Chini, Giorn. dant., VIII, 156 sg.). — Poiché l’arte lucrosa attribuita da Dante a Forese è evidentemente il rubare, i «fi’ di Stagno» non posson essere stati se non ladri famosi.

4. — Colui, che Forese incontra nella regione «tra le fosse», ossia nel tratto tra le chiese di S. Iacopo «inter foveas» e di S. Simone, ossia ancora presso le carceri dei debitori, non è Alighiero in carne e ossa, si l’ombra sua (perciò Forese fa il segno di croce: cfr. v. 11). Di qui la plausibile congettura (accennata soltanto in parte dal Chini, p. 162) che l’ingiuria rivolta da Forese a Dante voglia essere presso a poco questa: «col tuo non pagar i debiti, pei quali tuo padre mori vergognosamente in carcere, fai