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forse Tessa (Contessa), e ciò spiegherebbe l’accenno del v. 13.—Anche «Guadagno (Guadagnino)» e «Bonfante (Bonfantino)» ricorrono frequentemente nell’onomastica fiorentina del sec. XIII. Bonfantino Mascheroni, dello stesso sesto e della stessa fazione che Acerbo, fu un ragguardevole ghibellino, nominato nel 126S e nell’ ’8o (Federici, p. 45).

IX. —Un Macinella del fu Nuvolare de’ Quercetani è additato dal Federici (p. 47) nel 1288. Conosco due Laini, nessuno dei quali, per altro, «sere» (prete o notaio).

X. — Per m. Bertuccio (Lambertuccio) de’ Frescobaldi si veda p. 79. Il Chiocciolo è m. Giovanni Chiocciola, suo fratello (Mise, di studi crii, pubbl. in on. di G. Mazzoni, I, 46, n. 1 ; D. Velluti, Cronica domest., ed. Del Lungo-Volpi, pp. 79-80, 98).

XI. —«Pilletto»; forse padre di un Baldo «Pillecli», notaio e giudice ordinario, vivente nel 1299 (Federici, pp. 59-60).

XII. —Un «messeri Paniccia de’ Frescobaldi s’incontra in docc. del 1280, 1289 e 1304 (Federici, p. 55; Delizie cit., IX, 95 e 105; Velluti, Cron. cit., p. 88, n. 2): per riconoscerlo nella «lonza fiera ed ardita», convien supporre composto il son. prima che a lui fosse conferita la dignitá cavalleresca. Ma del nome non mancati altri esempi (cfr. Libro di Montaperti , ed. Paoli, p. 201).

XIII. 4: Salinguerra Torelli, il famoso ghibellino ferrarese (f 1245).

XIV. — Messer Messerino,o meglio m. Albizzo, * qui dicebalur dominus Messerinus», de’ Caponsacchi (G. Levi, in Arch. d. Soc. rom. di st.patria, V, 465-71), fu figlio d’un altro Albizzo ( Lib. d. Moni., p. 3) e forse fratello di Cilia, madre della Bice de’ Portinari. Giá cavaliere nel 1260, figura come defunto in un doc. del 17 febbraio ’79 (Levi, p. 383, n. 4), ove son ricordate come viventi la moglie Contessa (cfr. p. 124) e le figlie Giovanna e Diletta, sposate rispettivamente ai fratelli in. Ubertino Novello e m. Neri degli Ubertini da Gaville.

XV. — Messer Ugolino sará il medesimo, di cui nei due sonn. sgg. Il nome «Baldanza» (il Federici non si accorse ch’è nome proprio di persona) ricorre, a dir poco, dodici volte nel Lib. di Montap. : sará appartenuto a qualche rumoroso trombatole.

XVII.—Lippo e Cantino, due dei figli di R., intorno a cui cfr. p. 72.— Padre di Min di Ciaio potrá essere stato un «Ciaius f. Baroni», consigliere del Comune nel 1254 e ’6o e de’ Quattordici nell’ ’8i ( Delizie, VII, 190; IX, 20 e 108), oppure «Ciai f. Ristori Buglioni», che nel 1280 fu fideiussore peri guelfi del sesto di S. Pancrazio nella pace del card. Latino (ivi, IX, 82).

XVIII e XIX. — Raccostati dal Del Lungo, che riconobbe trattarsi, anche nel secondo, dello stesso Ghigo. — Accanto al Ghigo Tucci (1259), additato dal Federici, m’è noto un Ghigo «f. Dinazo» (di Nazo?) nel 1260 (Lib. d. Moni., p. 310). Un Cerbiolino, ma non «sere», figlio di Leale e nipote di Cerbio «de Duomo», fu nel 1268 scritto tra i confinati