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69 iii - liombruno


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Il saracino e messer Liombruno
si vennero a ferir arditamente;
due gravi colpi si dette ciascuno;
ma pur il saracin si fu perdente;
arme ch’avesse non gli valse un pruno
ché Liombruno, nobile e possente,
il ferro e l’asta nel cuor gli cacciòe,
giú del destriero morto lo gittòe.
37
Caduto in terra morto il saracino,
Liombruno nel campo si feria,
quanti ne giugne mette a capo chino
e ciaschedun gli donava la via,
e ben pareva un franco paladino.
Con alta voce ciaschedun dicia:
— Non combattete piú, franco signore,
del torniamento è giá vostro l’onore! —
38
Il re si fe’ venire il cavaliere
e sí gli disse: — Baron valoroso,
la mia figliuola sará tua mogliere,
e tu sarai mio genero e suo sposo. —
E Liombruno disse: — Volentiere,
se ciò vi piace, alto re valoroso. —
Ma, innanzi che quel re gliel’abbia a dare
co’ suoi baroni si vuol consigliare.
39
Il re i suoi baroni ha domandato,
disse: — Che ve ne par del cavaliere?
Voi ’l dovete saper — ebbe parlato —
forse che in suo paese egli ha mogliere,
e non mi par di cosí gentil stato,
ched a noi si confaccia tal mestiere,
benché sia prode e pien di gagliardia,
a noi non par che convenente sia.