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65 iii - liombruno


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Liombruno sapea l’incantamento,
a suo diletto n’usciva ed entrava
e spesso vi facea torniamento
di belle giostre al tutto s’approvava.
E quella donna, piena di contento,
di giorno in giorno sempre piú l’amava,
perch’era bello e pien di leggiadria,
sí che la donna gran ben gli volia.
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Standosi un giorno tutto nequitoso,
la bella donna sí gli ebbe parlato,
e sí gli disse: — Viso mio amoroso,
perché mi sta’ tu tanto corrucciato? —
A lei rispose Liombruno sposo:
— Madonna, un gran pensier si m’è levato:
i miei fratelli vedere io vorria
ed il mio padre e madre in compagnia. —
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Disse la donna: — Se tu vuoi andare,
io vo’ che m’imprometta, senza inganno,
al termin ti darò, di ritornare.
Voglio che torni avanti che sia l’anno. —
E Liombruno si prese a parlare:
— Madonna, e’ sará fatto senza affanno. —
Ed ella allora gli donò un anello,
che da disagio scampasse il donzello.
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— Ciò ch’arai — disse — a l’anel domandare
tu l’averai tutto al tuo piacere;
danari e robba, senza dimorare,
ti sará dato a tutto tuo volere:
ma guarda di non mi manifestare,
ché mai piú grazia non potresti avere,
e fa’ che fino a un anno tu ritorni
e, se piú stai, non varchi quattro giorni. —