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40 ii - pulzella gaia


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E ’l terzo giorno disse la regina:
— Ciascuno del suo vanto sia fornito. —
Messer Galvan di pianger non rifina,
e nello viso tutto era smarrito.
E sí chiamava: — O giovane fantina,
Pulzella Gaia dal viso chiarito:
se a te pur piace ch’io non sia morto,
ora mi scampa, ch’io son a mal porto! —
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Del terzo giorno fu il termin passato,
all’anel non valea lo scongiurare;
e per Galvano allora fu mandato,
che tosto ei si dovesse apparecchiare
venire a corte, dove è giudicato
che a lui bisogna la testa tagliare.
Drappi di seta nera ei s’è vestito:
messer Galvano alla corte fu ito.
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Disse lo re Artú: — Vegnami avanti
lo ciocco, e la mannaia, e la mazza,
con i baroni e cavalieri erranti,
e tosto tutti vadan ver’la piazza. —
Piangendo se ne andavan tutti quanti;
messer Galvano ciascuno si abbraccia.
Donne e donzelle, tutte allor piangea
d’un sí pro’ cavalier ch’elli perdea.
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Messer Galvan, lo nobile barone,
lo ciocco e la mannaia lui portava;
e questo fea perch’elli era ragione;
ed aveal tolto a colui che ’l guidava,
dicendo: — Poi ch’i’ ho fatto tradigione
alla Pulzella, che tanto mi amava,
dappoi ch’i’ ho fallato allo mio amore,
ben è ragion ch’io muora con dolore. —