Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/359



ne usci tutta impiastricciata e camuffata come di carnevale. Per conseguenza tutte le citazioni, che sono state fatte da questo testo, sono sbagliate e tutte le illazioni storiche e filologiche, che se ne sono tratte, non hanno nessun valore e poggiano sul vuoto. I manoscritti del cantare della Donna del Vergiti sono tre: quello conosciuto dal Bongi e altri due. D. — Codice Riccard. 2733. È un grosso volume cartaceo (di 176 carte), scritto sul principio a due colonne, poi a pagina intera, con iniziali rosse e azzurre, sempre dalla stessa mano. Lo scrittore cosi si rivela al principio del libro: «Xpo (Cristo) M. cccc. 0 Ixxxj. 0 . Questo libro si è di Fruosino di Lodovicho di Cecie da Verazzano, el quale è ttitolato La Storia d’Arcita e Pa- iamone chomposta in versy pello famosissimo poeta messere Gio- vanni Boccacci fiorentino; e di poi ci è scritto altre dilettevole storie e chantary in versi, chomposti da ppiú persone valentissimi; el quale libro si scrisse per me Fruosino detto, l’anno 1481, del mese di luglio e d’aghosto, sendo chastellano del Palazotto di Pisa, per piacere. Addio sia gratia». — Alla fine (c. 176 b) ab- biamo un’altra nota di Fruosino: «Chompiessi di scrivere questo testo di questo libro per me Fruosino di Lodovicho di Cece da Verazano, questo di XXV 111 I 0 di agosto 1481, nel Palazotto di Pisa, sendo castellano». II cantare comincia a c. 1x2, con questo titolo: Chomincia la storia della Donna del Ver gii et di tnesser Guglielmo, piacevo- lissima choxa , e finisce dopo dieci carte (c. 122) coll’«explicit»: «Finita è la storia della donna del vergi)». Il Bongi ha chiamato «bestiale» la copia di Fruosino da Verazzano, e non a torto. È una ridda di sfarfalloni comicissimi : «dir loro» per «dirlo» (iv, 7), «latrova» per «latrava» (ix, 7), «tita» per «cita» (v. 1), «mostrerotoli» per «mostrerolti» (xliii, 8), «nemica» per «una mica» (liii, 6 ), «Didio» per «Dido» (lx, 6 ), «si vera» per «chi vi era» (lxiv), «chuore» per «errore» (lxvii, 6), ecc. Mol- tissime volte i versi sono disposti in ordine inverso e tutti fram- mescolati per entro le ottave, come scossi da un terremoto. Né si contano i versi manchevoli di una, due o tre sillabe, o gli ende- casillabi di 12, 13, 14, 15, persino 16 sillabe! Un esempio per tutti (XI, 6-7): diciendo se altro non a interviene preghiamo iddio che questo dilettoso tempo basti.