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zimarra (cant. II, ott. XXXII, i) e poi 50 per i servi (XXXIII, 6)! Dunque è evidente che non «anche cento» si debba leggere, ma «seicento»: basterebbero per il computo nostro anche cinque- cento, ma questa cifra ha una sillaba di piú, per la misura del verso. Il libercoletto n. 6 è molto piú scorretto del n. 5 e deriva da esso, come dimostra il fatto che la xilografia, che è al principio, riproduce quella del n. 5 rovesciata. E inutile eh’ io riferisca le numerosissime varianti della mia edizione rispetto a quelle popolari. Quasi in ogni verso ho dovuto restituire le sillabe mancanti o potare senza misericordia zeppe ed esuberanze infinite. Ho creduto opportuno di dividere il poema in due cantari, perché non è possibile che la recitazione potesse durare cosi a lungo e l’attenzione del pubblico sostenersi per piú di cento ottave. Nel dividere i cantari, ho seguito la par- tizione stessa della materia, sicché la spezzatura non è arbitraria, ma logica e quasi organica nello svolgimento dell’azione. Il primo cantare comprende la perdita della borsa, del corno e del tappeto; il secondo il riacquisto dei tre oggetti miracolosi mediante i fichi buoni e i fichi malvagi recati alla corte della principessa scaltra. V La donna del Vergili fu pubblicata da Salvatore Bongi nel- l’opuscolo: La Storia | della \ donna del Verziere \ e di messer Gu- glielmo | Tratta da un codice riccardiano del secolo xv | Lucca, Per B. Canovetti, 1S61 (in-8°, pp. 32). Ediz. di cento esemplari. Il codice riccardiano, annunciato nel titolo, è il 2733 «scritto, da un cosi bestiale copista, che, non contento di vituperarla [la Storia] con ogni sorta di errori ortografici, l’avea a tal ridotta, che spesso mancava il numero del verso, il senso e la rima. Onde in varie ottave ha bisognato usare qualche arbitrio e correggere assai, perché il discorso e il metro corressero». Il Bongi era uomo di gusto assai fine, e perciò le sue correzioni hanno sempre qualcosa di seducente e di aggraziato; ma sono cosi numerose e cosi profonde, che si può dire che il testo del cantare pubblicato non ha piú nulla a che fare con quello origi- nario. Sopra settanta ottave, quindici sono interamente rifatte a capriccio dell’editore: la povera Donna del Vergiti, tra le «bestia- litá» dell’antico copista e gli accorgimenti del moderno editore,