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cantare secondo 25

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E la mattina, come apparve il giorno,
la Fata bianca vae agli balconi
con molte dame e damigelle intorno,
per veder que’ che votasse gli arcioni.
Come la gente udí sonare il corno
per la battaglia, parevan leoni.
Quale era proe e quale era codardo;
il soldan sopra tutti era gagliardo.
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E lo Bel Gherardin, veggendo questo,
che quel soldan sí malamente lancia,
in sul destriere cosí armato e destro,
pigliò lo scudo ed imbracciò la lancia.
Veggendo che ’l soldan fa tal molesto
di questa gente, non gli paríe ciancia.
Veggendo che ciascun contro a lui perde,
andògli incontro colla vesta verde.
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E tal colpo gli diè sopra lo scudo,
che ’l fece a terra del destrier cascare.
Agli altri si volgea col brando ignudo;
beato chi meglio lo può levare!
Però ch’ogni suo colpo è tanto crudo,
chi ne pruova uno, non ne può scampare;
sicché il campo fu suo per questa volta,
poi ritornava nella selva folta.
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Disse la dama, ch’è stata a vedere:
— Dove andò il cavalier di verde tinto? —
E da la gente nol potè sapere
chi fosse que’ ch’avie lo stormo vinto.
Altri dicea: — Egli è uno cavaliere,
egli e il cavallo di verde dipinto!
E di lui non è altri che risponda;
sicché vedremlo alla volta seconda.