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Lo ’mperador. per seguitar sua voglia,
a la sua madre il fatto ebbe contato,
dicendo: — Madre, io mi moro di doglia
per la reina, che m’ha inamorato.
Se le potessi far passar la soglia
d’esto palagio, ben saria sanato. —
Ed ella, udendo allora il suo volere,
disse: — Io anderò per lei, e non temere. —
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E l’altro di in persona andò per lei:
e settanta reine menò seco,
e ringraziolla. Poi disse: — Io vorrei
nel mio palagio alquanto esser con tcco:
non mel disdir, eh’ io non mi partirci
se ’n prima mossa non fussi con meco. —
E la reina sospettò nel core;
ma pur disse: — Io verrò per vostro amore.
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Poi ordinò che mille turchi armati
la seguissen vestiti come donne;
alli altri disse: — State apparecchiati
a seguitarmi, se bisogno avronne; —
e molto ammaestròe turchi velati,
e poi con quella ’mperadrice andonne,
e portò sotto una spada forbita,
che a qualunque feria, toglie la vita.
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E, giungendo al palagio imperiale,
lo ’mperador incontro se li fece,
e per man prese la donna reale,
che di color nel viso si disfece.
La ’mperadrice, ch’era accorta al male,
menolla dentro, dove piú le lece;
e poi disse al figlio!: — Fa’ciò che dèi; —
e volle serrar dentro lui e lei.