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E poi gli disse: — Po’ che tanta noia
t’ha fatto il primo, che fará il secondo?
Tu ci venisti per acquistar gioia,
i’ ti farò portar di morte pondo,
ché veramente convien che tu muoia,
sicché mal ci venisti a questo mondo. —
E la mazza levò co’ gra’ tempesta,
volendo dare a Bruto in su la testa.
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E, quando Bruto vidde la colonna,
cioè ’l baston che ’l giogame bave ’n alto,
ed e’ si ricordò della sua donna,
e’ feri lui sopra ’l lucente smalto,
sicché, per che di ferro avesse gonna,
poco gli valse allo secondo assalto:
e’ diedcgli tal colpo in su la spalla
che col bastone il braccio a terra ’valla.
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— Deh ! no’ mi uccider, per Io tuo migliore
— disse il giogante, sentendo tal pena, —
ch’io ti recherò il guanto del signore,
e tu potrai intanto prender lena.
— Tu mi vogli ingannare, o traditore! —
rispose Bruto, e dettegli una mena.
Ed e’ per téma della morte volse,
e menol seco dov’ il guanto tolse.
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E, come Bruto il guanto eli’ha spiccato,
e grande istrida dentro si leváro,
e non vi si vedeva in nessun lato
chi si facesse il pianto cosi amaro.
Ed egli vettorioso torna al prato,
e montò al destriero allegro e gaio,
e cosi cavalcò parecchi giorni
pur per pratelli di bei fiori adorni.