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Ma pur, vedendo la suo volontade,
di molte ricche gioie gli fé’ dono,
dicendo: — Quanti n’ha in queste contrade
con esso meco al tuo servigio sono. —
E si gli vuole dar gran quantitade
di cavalieri, ma e’ chiese perdono,
e po’ si diparti, che mai non resta,
e giunse a quella fata ardita e presta.
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Come la vide, disse: — Il passerotto
i’ l’agio vivo, ed bollo quie al lato. —
Ella rispuose: — Se’ tu istato dotto,
e’ ti fie prò che l’uomo è infermato:
se tu lo avessi morto, baron dotto,
non potresti a tuo donna essere andato;
perché conviene che alla suo vita
del castel mostri l’entrata e l’uscita.
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Ma, se a colei, cui hai dato il coraggio,
potrai parlar da sera o da mattina,
dirai che dica ch’un medico saggio
gli vuol portar perfetta medicina,
e fie nicissitá che l’uom selvaggio
gli mostri dell’entrare la dotrina:
come se’ dentro, istrigni il passerotto,
e l’uom selvagio si morrá di botto. —
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E Gisniirante andò né piú né meno,
si come detto gli avea la fata:
trovò la donna col viso sereno
alla finestra, e fégli l’ambasciata,
ed ella andò, e disse tutto a pieno
ch’egli l’ensegni l’uscita e l’entrata:
— Perch’un medico, eh’è di grande affare,
egli vi vuol venire a medicare. —