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cantare primo 13

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Tre mesi e piú cotal maniera tenne
Bel Gherardin con allegrezza e strada;
ed una notte si gli risovenne
della sua gente e della sua contrada.
E quando quella pena si sostenne,
piú non vedea quella che sì l’agrada;
e’ con temenza alla donzella disse
che le piacesse che si dipartisse.
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E disse: — Dama, non vi sia pesanza,
se contro a la tua voglia io ti parlassi;
io t’adimando e cheggio perdonanza,
s’alcuna cosa nel mio dir fallassi:
d’andare a Roma i’ ho grande disianza:
di subito morrei, s’io non v’andassi.
Però ti priego che tu mi contenti,
ch’io veder possa gli amici e’ parenti.
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E la donzella al cor n’ebbe gran doglia,
ch’a gran fatica gli fece risposta.
Per Gherardin tremava come foglia,
considerando che da lei si scosta.
Ma pur, veggendo sua bramosa voglia,
sì gli rispuose, quando ella ebbe sosta:
— Ben ch’il mio cor del tuo partir tormenta,
po’ ch’a te piace, ed io ne son contenta. —
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A la partita gli donava un guanto,
e disse: — Ciò che vuogli, tu comanda;
e tu l’avrai; non chiederesti tanto,
cavalieri o danari over vivanda. —
Queste parole gli disse con pianto;
ma finalmente così gli comanda:
— Non sia persona a cui lo manifesti,
ché ciò che tu averai, sí perderesti.