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Ed ella gli gittò di molte cose
di gran valuta, e di piccol vilume,
come fur gemme e pietre preziose,
che le teneva per cotal costume;
ed una verga sotto si ripuose
che faceva seccare ogni gran fiume:
toccato da l’un lato, il fa seccare;
po’, ritoccando, lo fa ritornare.
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E po’ s’armava a guisa d’un scudiere,
e per le scale iscende nella stalla,
e si montava sopra un buon destriere
si di legier, che pare una farfalla,
. e giunse fuor dov’era il cavaliere.
Veggendola, egli d’allegrezza galla;
pugnendo degli isproni il destrier forte,
giunsono ad una delle mastre porte.
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Quando le guardie si fúr risentite,
cominciáro a gridar con gran romore:
— Che gente siete voi, ch’atomo gite
la notte, prima che venga l’albore? —
Rispose il cavalieri — Se non ci aprite,
per Dio superno, fia il vostro pigiore:
novelle noi abiam che i saracini
hanno istanotte passato i confini.
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— Veracemente che per questa istrada
disser le guardie — vo’ non passerete. —
Mi se mano Gismirante alla spada,
dicendo: — O vo’ ci aprite, o vo’ morrete! —
Disson le guardie: — Messer, ciò che v’agrada
fornito sia, s’un poco attenderete. —
Trovar le chiavi, e apersono la porta,
ed oltre passar via sanz’altra iscorta.