Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/18

12 i - il bel gherardino

28
Come del giorno apparve alcuno albore,
la Fata bianca in piè si fu levata,
ed una roba d’un ricco colore
a lo Bel Gherardin ebbe recata.
E poi a Marco Bel, suo servidore,
un’altra bella n’ebbe rapportata.
E quando tempo fu, sí si levarono;
vestirsi quegli, e lí lor non trovarono.
29
Se Gherardin parea prima giocondo
ch’avesse roba di sí gran valenza,
ben parea poi signor di questo mondo,
tanto era bella la sua appariscenza!
Di zambra uscí, e Marco Bello secondo,
che non v’era persona di presenza,
se non quella donzella che gli guata,
che nolla veggon, perché sta celata.
30
Disse Bel Gherardino allo scudiere:
— Andiamo un poco di fuori a sollazzo, —
e uno bel palafreno ed un destriere
trovar sellati, e non v’avea ragazzo!
montârvi suso, e non v’avien ostiere!
Gherardin corre il destriere a sollazzo,
e be’ lo mena a sinistra ed a destra,
e la donzella stava alla finestra.
31
Quando a lor parve tanto essere stati,
e’ tornâro al palagio a disinare:
ed ogni giorno s’erano avezzati
d’uscir di fuori un poco a sollazzare:
e ogni volta, quand’erano tornati,
trovavan cotto per poter mangiare.
Ed ogni notte, per diletto, avea
Gherardin quella che il dí non vedea.