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VII - GISMIRANTE
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E poco istante che mori, avante
al suo figliuol nulla non può piú dire.
E1 damigei, c’ha nome Gismirante,
a grande onore il fece sopellire,
e po’ si diparti a poco istante:
andonne in corte sanza ritenire,
e come il padre gli aveva contato,
a que’ baron si file raccomandato.
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E per amor del suo padre ordináro
tanto che stette in corte per donzello;
e serviva si ben, che l’avie caro
il re Artúe sopr’ogni damigello,
e tutti i cavalieri inamoráro,
tanto egli era apariscente e bello;
ed insegnargli giostrare e schermire,
si che fu sopra ogn’altro pien d’ardire.
6
Cosi sett’anni fece dimoranza
e fe’ in tal tempo molte cose belle,
avendo in quella corte per usanza
che non vi si mangiava mai cavelle,
né sera né mattina per certanza,
se di fuor non venia fresche novelle;
avvenne un di che per cotal cagione
non mangiò il re, né niuno suo barone.
7
E, quando fu venuto l’altro giorno,
novelle fresche ancora non venia;
e Gismirante, il damigello adorno,
andonne a re Artúe, e si dicia:
— Fatemi cavalier sanza soggiorno. —
E, po’ che fatto fue ciò che volia,
disse partendo: — Non ci torno mai
che caverò la corte di ta’ guai. —