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F’úro arrivati a Gienutrisse presso;
d’in su la torre la guardia vede’li.
Allor Gibello ne mandò il suo messo
come colla sua gente soccorre’li.
Le porte aperte gli furono adesso:
egli entrò dentro con que’ suo fedeli.
Tutta la gente mena gioia a scorso,
venir veggendo tanto bel soccorso.
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Tant’allegrezza avea la giovinetta,
che uom, che sia, contare noi potrebbe.
Con sue compagne fu l’amorosetta;
corse a Gibello ed abbracciato l’ebbe.
Or si posò la gente, giulivetta,
allegra piú che lingua noi direbbe.
Gibello fece andar per l’oste il bando,
e lo re Tarsian mandò sfidando.
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Subitamente tutti i buon baroni,
conti e marchesi della damigella
trovar lor armi e correnti rondoni ;
ciascun s’armava e poi ne monta in sella,
Similemente fanno i compagnoni;
e’ mercatanti sono a tal novella,
per esser fuori alla battaglia, presti,
che del combatter sono arditi e destri.
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Usciti fuori alla bella campagna,
quivi si cominciáro a far le schiere
de’ buon baron sanza avere magagna.
Riguardan selle e ferri al buon destriere,,
d’aver la zuffa verini se ne lagna.
Ciascun vorrebbe pur esser primiere
a cominciar lo stormo crudo ed aspro;
ciascun di ciò se ne crede esser mastro.