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V - LA DONNA DEL VERGIÙ
12
Quando s’eran gran pezzo sollazzati,
la donna se ne giá e si ’1 barone,
per temenza di non esser trovati,
ciascuno si tornava a sua magione;
ma la mattina, po’ ch’eran levati,
ventano in corte, coll’altre persone,
non faccendo né segno né sguardare
ch’altrui non sen potesse mal pensare.
13
E ’l disio dolce che nel cor spirava
facea quei due amador pien d’allegrezza;
e quella dama tanto allegra stava,
che nel viso fioriva sua bellezza.
Messer Guglielmo ogni giorno armeggiava
e facea gra’ conviti e gran larghezza;
mostrava ben com’era innamorato,
ma di chi fusse noi sapeva uom nato.
14
Or segue qui la leggenda e la storia
della donna del gran duca Guernieri.
L’alta duchessa credea in sua memoria
che ’l buon Guglielmo, nobil cavalieri,
per lei facessi cotal festa e gloria,
ed armeggiando montasse a destrieri,
e ch’egli fusse al suo bello piacere
preso d’amore tutto al suo potere.
15
Ella, che ha messo in lui ogni sua speme
e celato l’amore oltra misura,
si che il disio d’amor nel core prieme,
in gelosia ne vive ed in paura;
e lagrime degli occhi il viso geme.
Presente quella nobil creatura,
diceva: — Amor, perché m’hai cosi arso
di costui, che d’amor m’è cosi scarso? —