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Il palazzo dove ella dimorava
avea dintorno un nobile vergiero
ed una cucciolina che ’l guardava
per me’ la porta stava in sul sentiero;
quando messer Guglielmo v’arrivava,
ed ella conosceva il cavaliero,
sed esso ave’ compagno, ella lativa
tanto che del giardin e’ si partiva.
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Se sanza compagnia era venuto,
e la cagnuola gli Iacea carezza,
e poi di botto cercava col fiuto
tutto il giardino per ogni larghezza;
e se alcun trova nel giardin fronzuto
nascoso, o che ’l mirasse per vaghezza,
ella latrava, veggendo il barone,
tanto ch’e’ si tornava a sua magione.
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E, se alcun non trovava (e’ si ragiona),
alla donna ne giá la catellina,
come spirito avessi di persona;
cosi, per cenni mostrando, s’inchina.
La donna, com’ sovente Amore sprona,
pell’uso suo intende’ la cucciolina
e levasi di subito e in istante
al verzúe giva e la cúcciola avante.
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E quivi gli amador, pien di letizia,
si congiungean con tutto el lor disio;
la disiosa e celata amicizia
facie chiamar l’un l’altro: — Amore mio! —
di baci e d’abbracciar facean dovizia;
ciascun dicendo: — Ben, preghiamo Iddio
che questo dilettoso tempo basti
che caso non avenga che ce ’l guasti. —