Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/120


114 IV - ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI E DI TRE FATE
20
Ma piglia duo famigli forestieri,
e tu te n’anderai alla signora,
e dirai alla regina come ieri
io capitai qui, circa ventun’ora,
e di trovarmi a Roma avea pensieri,
e come, sendo tu all’uscio di fuora,
ti salutai e che, parlando meco,
volesti che la sera stessi teco.
21
E, perché ero maestro di tua arte,
tu m’alloggiasti e che poi, ragionando
«del medicar n’ho avuto buona parte»,
ogni cosa venisti domandando,
ogni cosa ti dissi, a parte a parte,
com’ogni infermitá vengo sanando.
Se queste cose, ch’io dico, farai,
cinquecento ducati da me avrai. —
22
Come il medico intese del denaio,
trovolli un bel cavallo e dua garzoni,
una vesta con fodera di vaio.
Lasciollo in casa, senza piú sermoni ;
andonne alla regina col cuor gaio
e, ragionando di lor salvazioni,
come egli ha in casa un medico saputo,
che per andare a Roma era venuto,
23
che va l’imperadore a medicare;
ad ogni malattia egli ha rimedio.
— Incominciai di voi a ragionare,
ché, per non tenerti troppo a tedio,
cotal infermitá sa ben sanare,
e leveratti infin da questo assedio. —
Disse colei: — S’egli è quel che tu spandi,
subitamente fa’ per lui si mandi. —