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Tolse que’ fichi, e si n’ha dati dua
ad una di color ch’eran con seco,
e disse: — Mangia questi, che son tua,
e dua ne do a quest’altra eh’è teco. —
Quegli altri quattro volle che sien sua.
— E’ per gran dono — disser — me lo reco. —
Tal che per gran vaghezza gli mangiorno,
e che sien vaga cosa ragionorno.
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Ell’avien quasi mezzo desinato,
e ancor tra lor questi fichi si loda;
una delle donzelle avea parlato
e tal parlare alla regina isnoda,
e disse: — Un tristo caso mi è incontrato!
Oh trista a me! Che mi è nato la coda! —
Cosi disse quell’altra: — Anche a me pare. —
Tanto ch’elle restar di desinare.
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E la regina in zambra se n’andò,
e chiama poi con seco le donzelle.
Alzonsi i panni, e la coda guardò,
e tutt’e tre l’avean, % le meschinelle,
quelle n’avean due palmi, misurò,
e la regina n’ebbe quattro anch’elle;
e, ragguagliando che dua e dua fa quattro,
le non sapean comprender questo fatto,
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E venne quella cosa immaginando,
siccome aveva lor dato due fichi,
se ne venivan due palmi trovando,
e lei, che n’ebbe quattro, si replichi;
e tanto sopra questo vien pensando,
che infine disse: — E’ sono stati i fichi. —
E fe’ per molti medici mandare
che di tal mal la venghin medicare.