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IIO IV - ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI E DI TRE FATE
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Ogni volta che Biagio ne mangiava,
e gli venia come a l’asin la coda;
per ogni fico che lui masticava,
un palmo gli crescea la detta coda.
Egli aveva gran fame e pur mangiava,
tanto ch’attorno molto se n’annoda,
e diceva: — Io non so piú che mi fare;
i’ ho gran fame e non vo’ piú mangiare. —
5
Ed ha lassato quel fico, e cammina
e la coda gli dava ben sei volte.
Egli era di gennaio in su la china,
ch’eran riposte tutte le ricolte;
come egli ebbe passato una collina,
gli venne le sue luci intorno vòlte
e vide un altro fico in quella costa
carco di fichi, ed a quel piè s’accosta.
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Egli eran belli e fuor d’ogni misura.
A Biagio alla memoria gli ritorna
dell’altro fico e della sua sciagura,
fermossi alquanto ed un poco soggiorna.
Poi disse: — Io vo’ mangiare alla ventura,
se mi dovesse ben nascer le corna ! —
Un di quei fichi in bocca si mettia,
tal che un palmo di coda gli andò via.
7
Biagio si cominciava a rallegrare:
— E sará forse la ventura mia i —
E cominciò di quei fichi a mangiare,
tal che tutta la coda gli andò via.
Biagio fra sé cominciava a pensare,
e fra sé stesso pensando dicia;
diceva: — Io son disposto di vedere
s’io posso le mie cose riavere.—