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104 IV - ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI E DI TRE FATE
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Costei mandava spioni per intendere
chi sia costui; e. quando l’ha saputo,
diceva: — Il placherò senza contendere,
s’io ho tant’agio ch’io gli abbi parlato. —
E fé’ pensier fin giú nel prato scendere,
ed aveva ogni cosa pur pensato.
Montò a cavallo con sua compagnia
e ’nverso il campo pigliava la via.
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E, giunta al campo, ne va al padiglione,
e domandava chi era il signore;
e scese prestamente da l’arcione,
e fece a questo singolare onore.
E disse: — Io vorrei intender la cagione
perché sei mosso in cosi gran furore. —
Biagio gli disse:—Tu l’intenderai,
ed ogni frode adesso pagherai !
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— Se mai t’è stato fatto alcun oltraggio,
io non lo so, ché non ci ho colpa niuna
e n’è stato cagion mio baronaggio,
se ti fu fatta villania nessuna.
Ma so che sei si savio e tanto saggio,
ed hai da ringraziar ben la fortuna,
che t’ha donato tanta forza e ingegno,
che t’ha fatto signor di questo regno.
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E dotti la mia fé che ’l tuo venire
io 1’ ho si caro, che contar no! posso,
e molto mi fu duolo il tuo partire,
ch’ancor pensarlo trema tutto il dosso.
Disposta son di sempre te ubbidire
in ogni caso ched io so e ch’io posso.
S’io t’ho per il passato nulla offeso,
me ne sa male, ed honne al cor gran peso!