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98 iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate


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E cominciorno il giuoco al tavolieri,
e piaceva alla donna il suo giocare,
ed anche lui la vedea volentieri,
tal che se n’ebbe mezzo a innamorare.
Lassór le tole e preson lo schacchieri,
e lei, ch’era maestra di giocare
all’uno e all’altro giuoco gli ha tirati,
se non son piú, cinquecento ducati.
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Finito il giuoco, quel giorno presente,
diss’ella: — Poi ch’abbiam tanto giocato,
i’ vo’ che mi prometta veramente
che con meco stasera abbi cenato. —
E lui, che giá sentia le fiamme ardente,
ebbe l’invito suo tosto accettato;
e disse: — Poi che vi faccia piacere,
io son contento far vostro volere. —
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Cenato c’hanno, senza uscir da mensa,
sul tavolieri incominciorno il giuoco,
perché colei nell’animo suo pensa
come potesse far ardere il fuoco;
e talvolta sospira, e poi ripensa
com’ella possa fare a poco a poco;
e la sua fantasia avea trascorsa
com’ella possa tôrgli quella borsa.
31
E finge, e dice: — O traditor d’amore!
E con queste parole poi sospira.
Costui, ch’aveva giá ferito il cuore,
alle parole sue pose la mira:
— Costei non ha marito né signore, —
tanto che questo alle sue voglie tira;
e diceva a costui nel sospirare
che gli voleva in secreto parlare.