Opere minori 2 (Ariosto)/Lettere/Lettera XXVI

Lettera XXVI

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XXVI.1

Al principe Guidobaldo Feltrio della Rovere.


          Illustrissimo ed eccellentissimo signor mio.

La lettera di Vostra Eccellenzia di sette del mese passato ho ricevuta molto tardi, perchè messer Antonio Bucio portatore di essa venendo a Ferrara, non mi ci trovò, però che più d’un mese son stato col duca patron mio a Mantova. Poi ch’io son ritornato, mi ha dato la lettera, e dettomi a bocca quanto [p. 559 modifica]sarebbe il desiderio di V. E. di avere alcuna mia Comedia che non fosse più stata recitata. Mi ha doluto e duole di non poter satisfare a quella in cosa di così poca importanzia, alla quale vorrei poter servire con le facultadi e con la vita. Ma sappia V. E., ch’io non mi trovo aver fatto se non quattro Comedie; delle quali due, i Suppositi e la Cassaria, rubatemi da li recitatori, già vent’anni che fûro rapresentate in Ferrara, andaro con mia grandissima displicenzia in stampa: poi son circa tre anni che ripigliai la Cassaria, e la mutai quasi tutta e rifeci di nuovo, e l’ampliai ne la forma che ’l signor Marco Pio ne mandò copia a V. E.; ed in questa nuova forma è stata rappresentata in questa terra, e non altrove. L’altre due, cioè la Lena ed il Negromante, sono state recitate in questa terra solamente, per quanto io sappia.2 Altre Comedie non ho. Gli è vero che già molt’anni ne principiai un’altra, la quale io nomino I Studenti;3 ma per molte occupazioni non l’ho mai finita; e quando io l’avessi finita, non la potrei difendere4 che ’l signor duca mio patron ed il signor don Ercole non me la facessino prima recitare in Ferrara, ch’io ne dessi copia altrove. Si che V. E. mi abbi scusato in questo. S’in altra cosa posso servirla, disponga di me come d’un suo deditissimo servitore. In buona grazia della quale mi raccomando sempre.

          Di Ferrara, agli xvii di decembre 1532.
                         Di Vostra Eccellenzia

Servitore deditissimo

Ludco Ariosto.


Fuori — All’Illmo Signor mio Obsermo Signor Guido Baldo Feltro
      da la Rovere, Ducale primogenito d’Urbino ec. A Pesaro.


Note

  1. Questa lettera, pubblicata già dal Baruffaldi, tra i documenti aggiunti alla Vita ec., pag. 291, trovasi autografa nell’Archivio centrale di Firenze, sezione del Mediceo, carte d’Urbino, filza 244. In questa ristampa ci siamo possibilmente conformati ad una copia desunta dal sopraddetto originale.
  2. Queste parole, delle quali ci siamo rammentati un po’ troppo tardi, ci portano a dover correggere quanto dicemmo alla pag. 351 di questo volume: dove, invece di rappresentazione fatta, preghiamo che altri legga: rappresentazione da farsi.
  3. Detta poi, forse da chi la ridusse a fine, La Scolastica.
  4. Per Impedire, alla latina, usò l’Ariosto questo verbo anche nel Furioso, c. 14, st. 7. Qui il costrutto porterebbe piuttosto alla spiegazione di Esimere, Esentare. Vedi il Vocabolario del Manuzzi, § VIII.