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Rinaldo d'Aquino

XIII secolo L Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu Poesie Duecento Lamento Intestazione 28 ottobre 2011 75% Poesie

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta The Oxford book of Italian verse

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GIA mai non mi conforto
     Nè mi vo’ rallegrare:
     Le navi sono al porto,
     E vogliono collare.
     Vassene la più gente
     In terra d’oltra mare:
     Ed io, lassa dolente,
     Como deg’io fare?
Vassi in altra contrata
     E nol mi manda a dire:
     Io rimagno ingannata,
     Tanti son li sospire
     Che mi fanno gran guerra
     La notte co’ la dia;
     Ne ’n cielo ned in terra
     Non mi par ch’io sia.
O santus santus Deo
     Che ’n la Vergin venisti,
     Tu guarda l’amor meo,
     Poi da me ’l dipartisti:
     Oi alta potestate
     Temuta e dottata,
     Il dolze mi’ amore
     Ti sia raccomandata!
La croce salva la gente,
     E me face disviare:
     La croce mi fa dolente,

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     Non mi val Dio pregare.
     Oi croce pellegrina,
     Perchè m’hai sì distrutta?
     Oi me, lassa tapina,
     Ch’i’ ardo e ’ncendo tutta!
Lo ’mperador con pace
     Tutto ’l mondo mantene;
     Ed a me guerra face,
     Che m’à tolta mia spene.
     Oi alta potestate
     Temuta e dottata,
     Lo mio dolze amore
     Vi sia raccomandata!
Quando la croce pigliao,
     Certo nol mi pensai,
     Quei che tanto m’amao,
     Ed i’lui tanto amai,
     Che i’ ne fui battuta
     E messa in pregionia
     E ’n celato tenuta
     Per tutta vita mia.
Le navi so’ a le celle:
     ’N bon or’possan andare,
     E lo mio amor con elle,
     E la gente che v’ha andare.
     O Padre criatore,
     A porto le conduce,
     Che vanno a servidore
     De la tua santa cruce!
Però priego, Dolcetto,
     Che sai la pena mia,
     Che me ’n facci un sonetto
     E mandilo in Soria:

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     Ch’io non posso abentare
     La notte nè la dia:
     In terra d’oltremare
     Istà la vita mia!