La vita dell'Omo

Giuseppe Gioachino Belli

1833 Indice:Sonetti romaneschi II.djvu sonetti letteratura La vita dell'Omo Intestazione 6 novembre 2022 75% Da definire

Er coruccio Fratèr caro
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833

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LA VITA DELL'OMO

     Nove mesi a la puzza: poi in fassciola1
Tra sbasciucchi,2 lattime e llagrimoni:
Poi p’er laccio,3 in ner crino,4 e in vesticciola,
Cor torcolo5 e l’imbraghe pe’ ccarzoni.

     Poi comincia er tormento de la scola,
L’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
La rosalìa, la cacca a la ssediola,
E un po’ de scarlattina e vvormijjoni.6

     Poi viè ll’arte, er diggiuno,7 la fatica,
La piggione, le carcere, er governo,
Lo spedale, li debbiti, la fica,

     Er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce8 bbenedica,
Viè la morte, e ffinissce co’ l’inferno.9

Roma, 18 gennaio 1833.

Note

  1. Il bambino in fasce dicesi sempre cratura in fassciola.
  2. Baci dati con insistenza.
  3. Ginghia [cinghia] attaccata dietro le spalle de’ bambini per sorreggerli ne’ loro primi mesi di cammino. Può presso a poco paragonarsi al tormento della corda. [Dunque: laccio a Roma, lacci a Pistoia, falde a Firenze, dande a Siena, caide ad Arezzo, cigne a Lucca, e chi più n'ha, più ne metta.]
  4. [Cestino.] Canestro in forma di campana, aperto in alto e nella base, entro cui si pongono i bambini, che lo spingono col petto e tengonsi ritti in esso nel camminare.
  5. [Cercine.] Salva-capo contro le cadute.
  6. Vormiglioni: vaiuolo.
  7. Digiuno ecclesiastico che principia all’anno ventunesimo.
  8. Ci.
  9. [Col presente sonetto il Belli dovette aver l’intenzione di far concorrenza non solo a quello notissimo del Marini: “Apre l’uomo infelice allor che nasce...,„ ma anche a quest’altro, assai men noto, in dialetto reatino, di Loreto Mattei (1622-1705): scrittore, del quale recentemente il bravo De Nino ha rinfrescato la memoria nelle sue Briciole Letterarie (vol. II; Lanciano, 1885):
    Appena l’ome è scito da la coccia,1
    Piagne li guai séi, strilla e scannaccia;2
    Tra fascia e fasciaturi s’appopoccia,3
    E tutti, co’ reerenzia, li scacaccia.
    Quanno la mamma più no’ lu sculaccia,
    Lu mastro lu reatta e lu scococcia:4
    Quanno è ranne5 se ’nciafra ’nquae ciafraccia,6
    E co’ quaeuno7 lu capu se scoccia.
    Tantu attraina pò tantu la ’mpiccia,
    Scinente8 che appojatu a ’na cannuccia,
    ’Nciancicà9 non po’ ppiù, se no paniccia.10
    Co’ tre stirate ’e cianchi11 la straspiccia.1212
    "Lo nasce e lo morì,"icéa Quagliuccia,13
    "Bau accacchiati còe la sargiccia."14
    1Propriamente, "il guscio della chiocciola,„ dal lat. coclea. 2Strilla e grida con quanto ne ha in canna. 3Si ravvoltola. 4Lo ribatte e lo scocuzza. 5Grande.6S’inciabatta in qualche ciabattaccia. 7Con qualcuno. 8Insino.9Inciancicare: ciancicare, biasciare. 10Farinata. 11De cianche: di gambe. 12La sbriga, la finisce. 13Diceva Quagliuccia: vecchia celebre pe’ suoi dettati. 4Vanno accoppiati come la salsiccia.]