L’uomo prudente/Lettera di dedica

Lettera di dedica

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L’uomo prudente L’autore a chi legge
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A SUA ECCELLENZA

IL SIGNOR

ANDREA QUERINI

PATRIZIO VENETO

E SENATORE AMPLISSIMO1.


IO non so veramente senza arrossire presentarmi coll’umile offerta di questa mia Commedia a V. E., che occupata nelle gravi incombenze del Pubblico Governo, o ritirata in mezzo ai libri nel suo sceltissimo studio, è sempremai accostumata ad alti pensieri ed alle più serie applicazioni. Ma dovrei certamente arrossir di vantaggio, se, non potendo la mia bassezza dare a’ miei ossequiati Padroni e Protettori benèfici altra più luminosa testimonianza del mio profondissimo particolare rispetto e della mia umilissima riconoscenza, non mettessi in fronte d’alcuna delle mie Opere il nome veneratissimo di V. E., tra gli altri venerabili nomi di cui le ho fregiate sinora e son tuttavia per fregiarle.

Qual giustissima taccia della più vergognosa ingratitudine non sarebbe per meritarmi una omission così rea, mentre principalmente è a tutta Venezia palese con qual benignità V. E. da ben tre anni in qua2 suol riguardar me e le cose mie; con qual cortese affabilità si degna di accogliermi; con qual profusione in fine di beneficenze fa comparire agli occhi del Mondo l’onore accordatomi dell’autorevole suo patrocinio?

Ella è opera di questa rispettabile protezione, che hammi procurata la mia buona fortuna, la tranquillità stessa colla quale scrivo le mie Commedie, e il coraggio con cui mi espongo a darle [p. 188 modifica]alle stampe, senza che m’inquietin le ciance ai alcuni, o mi faccia paura il viso arcigno di altri. Il generoso compatimento che dona alle mie Opere un Soggetto di così fino discernimento, com’è V. E., deve a ragione far diffidare del proprio talento chiunque fosse per giudicarne diversamente; e la benevolenza d’un Personaggio così ragguardevole per Virtù, per Nobiltà, per Dignità, per cospicue Aderenze, deve ispirar del riguardo alla malignità la più rabbiosa3.

Qui sarebbe il luogo, ECCELLENTISSIMO SIGNORE, di metter in vista alcun poco quell’ammirabile genio, che vi ha reso posseditore perfetto non meno di tutte quelle morali, civili e politiche virtù che son utili alla Repubblica, che delle scienze più profonde e della più colta Letteratura; di esaltar le glorie non mai interrotte per secoli del vostro illustre casato. Vero esempio4 della nobiltà più cospicua; di rilevar lo splendore che in Voi ridonda dalle Porpore, o secolari del Padre e dell’uno de’ Zii, o ecclesiastiche dell’altro, vero onore non meno del Sacro Cardinalizio Collegio, che della inclita Patria e di tutta la Letteraria Repubblica. Ma io debbo religiosamente ubbidire al preciso comando che fatto mi avete, di tenermi in un rigoroso silenzio su questi punti, allora quando mi avete generosamente accordata la permissione di dedicarvi una delle mie5 Commedie. Mi sottopongo adunque anche in ciò al vostro volere, con quella stessa rassegnazion rispettosa, colla quale unitamente a questa mia6 Commedia, intitolata L’Uomo Prudente, mi do l’onore di umiliar a V. E. la mia riverentissima persona.

Di Vostra Eccellenza

Umiliss. Devotiss. Obbligatiss. Serv.
Carlo Goldoni.



Note

  1. Nell’ed. Bettinelli si legge: A Sua Eccellenza II Signor Andrea Querini Senatore Amplissimo L’Autore.
  2. Questa lettera fu stampata la prima volta nel primo tomo dell’ed. Bettinelli di Venezia, l’anno 1730.
  3. Ed. Bettin.: arrabbiata.
  4. Bettin.: carattere.
  5. Bettin.: di queste mie prime.
  6. Bettin.: questa mia terza.