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Itinerario per escursioni ed ascensioni alle più alte cime delle Alpi Apuane/Ascensione Alla Pania della Croce

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Ascensione alla Pania della Croce (1860m)

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Ascensione al Monte Altissimo da Arni Ascensione alla Pania della Croce dalla Valle del Serchio
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Ascensione alla Pania della Croce (1860m)


indicazioni utili

Alberghi e Guide. — A Levigliani. Vitto e alloggio dal Tabaccaio, che s’incarica di trovar buone e sicure guide. La guida si paga da L. 2,50 a L. 3 il giorno oltre il vitto.

A Col di Favilla. — Vitto e alloggio presso il Tabaccaio Domenico Poli, il quale all’uopo può trovare un buon letto in casa del Parroco sig. Vannucci, uomo di franche e cordiali maniere. E questi e quegli possono procurar buone guide al solito prezzo.


Distanze. — Da Serravezza a Cansoli — via carrozzabile Chilom. 5

Da Cansoli a Levigliani via mulattiera Ore 1
Da Levigliani a Mosceta a piedi » 2
Da Mosceta alla vetta della Pania — » » 1,30
Da Serravezza al Ponte Strazzemese — via carrozzabile Chilom. 6
Dal Ponte Stazzemese per Cardoso a Mosceta — a piedi Ore 3
Da Castelnuovo ad Eglio » » 1,30
Da Eglio alla foce di S. Antonio » » 1,30

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Dalla foce di S. Antonio a Col di Panestra a piedi, ore — 30
Dal Col di Panestra pel Grottino a Col di Favilla » » 1,15
Dal Col di Favilla ai prati di Mosceta — » » 1,30
Dal Col di Favilla per la Pania Ricca alla Pania della Croce » » 4 circa
Da Castelnuovo per Isola Santa a Col di Favilla » » 6,30
Da Gallicano alla Pania per Vergemoli e Alpe di S. Antonio » » 7
Da Gallicano a Forno Volasco » » 2
Da Forno Volasco al Monte Forato » » 5
Da Monte Forato in cima alla Pania » » 2,30.

Itinerario

. . . . . . . Se Tabernich
     Vi fosse su caduto, o Pietrapana
     Non avria pur dall'orlo fatto cricch.


La Pania della Croce o Pietra Pana, come la chiama Dante, non è già la più alta cima delle Alpi Apuane, e la sua ascensione non è più difficile e più malagevole di quelle che possono farsi al Pizzo Maggiore del Pisanino, al Pizzo d’Uccello, al Monte Vestito da Renara ecc.; ma è però una delle più belle e delle più sorprendenti, nè l’Alpinista può nè deve rinunziarvi.

Da questa colossale montagna scoscesa, arida, spogliata, con creste frastagliatissime, con profondi [p. 43 modifica] burroni, vere ghiacciaie naturali, da cui s’estrae d’estate molta neve, si gode di un orizzonte molto più esteso di quelli delle altre vette Apuane. Di qui l’occhio spazia meravigliato su di un panorama molto svariato e sempre bello. Dante lo rammenta nel 32.° dell’Inferno, ed il Boccaccio nella sua opera dei Monti.

L’ascensione alla Pania della Croce può farsi dal versante del Tirreno, secondo due itinerari come i più comodi, o dalla valle del Serchio per tre itinerari.

Anche un giovine alpinista, purchè abbia gambe vigorose, potrà imprendere questa escursione dall’una o dall’altra parte a suo piacere, senza timore d’incontrare gravissime difficoltà nè serii pericoli.


Da Serravezza alla Pania della Croce

per Cansoli e Levigliani.

Itinerario 1°

L’Alpinista partendo da Serravezza per una strada ruotabile di circa 5 chil., lungo il fiume Versilia, va al paesetto di Ruosina ed a Cansoli, e poi per una via mulattiera a Levigliani.

Conviene pernottare in questo villaggio, per chi voglia trovarsi sulla cima della Pania al sorger del sole. Nelle ore della notte partendo da Levigliani per una via mulattiera, ma ripida assai, detta delle Volte, salirà in due ore comodamente alla foce di Mosceta. [p. 44 modifica] Quind’innanzi il cammino si fa quasi piano, e continua per praterie ove si può riposare. In mezzo i prati di Mosceta, e poco lungi da una capanna murata si trova una polla di freschissima acqua. Quanto sarebbe utile che accanto a questa piccola sorgente e su quei prati vi si trovasse anche un piccolo albergo che potesse offrire al viaggiatore un qualche conforto!1

Da Mosceta per un sentiero ripido e che a poco a poco va perdendosi, dal lato occidentale della montagna, in un’ora e mezzo circa si arriverà alla sommità della Pania.

Da questa vetta lo sguardo spazia molto più piacevolmente ed estesamente che dall’altre vette delle Alpi Apuane.

Il sig. Dott. G. Dalgas in una relazione sulla Pania della Croce (Alpi Apuane) inserita nel Bollettino del Club Alpino Italiano del 1874, scriveva: «Basta pensare che questo pizzo, unico fra i suoi anche un poco più elevati confratelli, si scorge contemporaneamente da Viareggio, da Lucca, da Pisa, da Livorno, da Volterra, da Siena, da Firenze, dalla valle inferiore dell’Arno e dalle pianure di Maremma fino al Monte Argentaro, per farsi idea della vastità del panorama terrestre che esso domina, mentre gli si apre dinanzi vastissima distesa di mare, in cui si scorgono disseminate le isole dell’Arcipelago Toscano fino alla Corsica, e l’osservatore mira ai suoi piedi, come una [p. 45 modifica] mappa dispiegata, il golfo della Spezia con tutte le numerose insenature del suo orlo settentrionale, oltre del quale l’occhio segue la riviera ligure, quando la purezza dell’atmosfera lo consente, fino alle coste d’Antibo ed alle Alpi marittime.

«Invero bisogna combinare circostanze molto favorevoli di stagione e di trasparenza dell’atmosfera per godere in tutta la sua estensione questa vista ammirabile. Io, che sono salito almeno cinque volte sulla sommità della Pania, confesso di non avere mai avuto la sorte di distinguere la cupola di Brunellesco, avvolta colla città dei fiori nella caligine della sua bassura. Ma la veduta è ammirabile anche quando i vapori la circoscrivono alquanto e non permettono di scorgere i luoghi lontanissimi. Ed è questo poi inconveniente comune a tutti i siti famosi per l’estensione del panorama, e anzi nel nostro clima sono i giorni favorevoli meno rari che in altri paesi, ove i viaggiatori sogliono, nei punti di vedute celebrate, come il Righi, il Faulhorn, ecc., fare lunghe soste, e sopportare per giorni e per settimane la noia della nebbia e della pioggia in attesa del momento, spesso fugace, in cui è dato loro deliziarsi nella contemplazione dello spettacolo bramato. Non mi escirà mai di mente la vista singolare che godetti dalla vetta della Pania una mattina d’estate, parmi del 1849. Uno strato uniforme d’insolita nebbia cuopriva la superficie del mare e tutte le bassure terrestri, mentre le regioni superiori dell’aria erano di una purezza e di una trasparenza straordinaria, sicchè emergevano, come da un pelago, da quello strato di bassi vapori i diversi gruppi [p. 46 modifica] montuosi, che apparivano distaccati; ed al pari dell’Elba, della Gorgona, della Capraia, sembravano tante isole il gruppo dei monti Livornesi, e i Volterrani, e quelli di Campiglia, e il Gerfalco, e così pure la Montagnola di Siena, la catena degli elevati colli del Chianti, il Pratomagno, il Monte Albano e i gruppi di Monte Morello, di Monte Giovi, delle Pizzorne e Battifolle, mentre l’Appennino in lunghissima linea formava la cornice del quadro dall’alpe di Camporaghena alla Falterona, e dalla Falterona all’Alpe della Luna e più oltre; e al mezzogiorno la vista terminavasi ai monti di Cetona e di Radicofani, al gigantesco Amiata col suo affigliato Monte Labro, e al Monte Argentaro. Nessuna più propizia occasione poteva presentarsi per formarsi un concetto esattissimo dell’orografia del paese toscano, e fu con senso di dispiacere che i miei compagni ed io, non sazii ancora di quel colpo d’occhio, vedemmo poi a poco a poco le nebbie sollevarsi, e mentre si ristabilivano in basso i nessi fra i varii gruppi montuosi, intorbidarsi la serenità delle regioni elevate.»


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Da Serravezza alla Pania della Croce per Cardoso,

Pruno, Volegno e il Monte Forato.

Itinerario 2°

Da Serravezza per 6 chilom. o poco più di strada ruotabile si giunge al Ponte Stazzemese: di qui un sentiero aspro e faticoso, che si trova sulla sinistra, conduce ai casali di Cardoso, Petrosciana e quindi sale al Monte Forato o Pania Forata. Chiamasi così questo monte per un’apertura alla sua sommità che forma un arco magnifico a tutto sesto con una corda di 34 metri: è un ponte naturale di roccie, gettato là chi sa da quanti secoli, e sul quale pochi si arrisicano a passare, essendo nel mezzo assai stretto e scabroso. A chi prendesse vaghezza di traversarlo, costui pensi prima se può fidarsi della propria testa e delle proprie gambe; un balenar d’occhi, il più lieve giramento di capo, un piede non ben sicuro, basta per cadere nell’abisso di più centinaia di metri. L’alpinista seduto sul mezzo di codesta roccia immane, che posa a guisa di ponte su giganteschi pilastri, dove si sente una forza che ci attira a sè nel profondo, una forza che si potrebbe chiamare la voluttà dell’abisso, prova una di quelle emozioni che non si possono descrivere, e valgono un mondo di quelle gioje che lasciano più amaro che dolce. Se poi non vuole [p. 48 modifica] avventurarsi a quell’aereo passaggio, e si contenta della stupenda veduta che si ha assisi sul ciglione del monte dinanzi all’apertura, allora gli parrà d’essere nella platea d’un teatro e vedere per la bocca di quello strano proscenio un paesaggio grandioso, sublime; monti, rupi, villaggi, foreste e in fondo un cielo sereno e il mare tranquillo riflettere con perpetuo tremolìo i raggi del sole. Il Giansonio ne pubblicò un’incisione nelle sue tavole delle illustri città d’Italia.

La gita al Monte Forato sarà meglio farla nel discendere anzichè nel salire la Pania, perchè si risparmierà tempo e fatica. Chi voglia rinunciare, e farebbe male, alla sorprendente veduta del Monte Forato, potrà da Cardoso seguire l’aspro sentiero che passando per Pruno conduce ai prati di Mosceta.

La salita della Pania, da questa parte è faticosissima; il sentiero, in alcuni punti appena tracciato, è praticato solamente dai così detti uomini della neve, onde è a preferirsi la via lunga, mulattiera, di Levigliani e delle Volte.


Note

  1. Degna di esser veduta è la Tana dell’uomo salvatico nell’alpe di Levigliani. — Chi sale alla Pania può visitarla senza scomodo nè scapito di tempo.