Il libro del Cortegiano/Libro terzo/Capitolo LX

Libro terzo
Capitolo LX

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Messer Roberto pur contradicea, ma la signora Duchessa gli diede il torto, confirmando la ragion del signor Magnifico; poi suggiunse: - Noi non abbiam causa di dolersi del signor Magnifico, perché in vero estimo che la donna di palazzo da lui formata possa star al paragon del cortegiano ed ancor con qualche vantaggio; perché le ha insegnato ad amare, il che non han fatto questi signori al suo cortegiano -. Allora l’Unico Aretino, - Ben è conveniente, - disse, - insegnar alle donne lo amare, perché rare volte ho io veduto alcuna che far lo sappia; ché quasi sempre tutte accompagnano la lor bellezza con la crudeltà ed ingratitudine verso quelli che piú fidelmente le serveno e che per nobilità, gentilezza e virtù meritariano premio de’ loro amori; e spesso poi si dànno in preda ad omini sciocchissimi e vili e da poco, e che non solamente non le amano, ma le odiano. Però, per schifar questi cosí enormi errori, forsi era ben insegnare loro prima il far elezione di chi meritasse essere amato, e poi lo amarlo; il che degli omini non è necessario, ché pur troppo per se stessi lo sanno; ed io ne posso esser bon testimonio, perché lo amare a me non fu mai insegnato, se non dalla divina bellezza e divinissimi costumi d’una Signora, talmente che nell’arbitrio mio non è stato il non adorarla, non che ch’io in ciò abbia avuto bisogno d’arte o maestro alcuno; e credo che ’l medesimo intervenga a tutti quelli che amano veramente; però piú tosto si converria insegnar al cortegiano il farsi amare che lo amare