Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo V

Libro secondo
Capitolo V

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Venuto adunque il seguente giorno, tra i cavalieri e le donne della corte furono molti e diversi ragionamenti sopra la disputazion della precedente sera; il che in gran parte nasceva perché il signor Prefetto, avido di sapere ciò che detto s’era, quasi ad ognun ne dimandava e, come suol sempre intervenire, variamente gli era risposto; però che alcuni laudavano una cosa, alcuni un’altra, ed ancor tra molti era discordia della sentenzia propria del Conte, che ad ognuno non erano restate nella memoria cosí compiutamente le cose dette. Però di questo quasi tutto ’l giorno si parlò; e come prima incominciò a farsi notte, volse il signor Prefetto che si mangiasse e tutti i gentilomini condusse seco a cena; e súbito fornito di mangiare, n’andò alla stanza della signora Duchessa; la quale vedendo tanta compagnia, e piú per tempo che consueto non era disse: - Gran peso parmi, messer Federico, che sia quello che posto è sopra le spalle vostre, e grande aspettazione quella a cui corrisponder dovete -. Quivi non aspettando che messer Federico rispondesse: - E che gran peso è però questo? - disse l’Unico Aretino: - Chi è tanto sciocco, che quando sa fare una cosa non la faccia a tempo conveniente? - Cosí di questo parlandosi, ognuno si pose a sedere nel loco e modo usato, con attentissima aspettazion del proposto ragionamento.