Il buon cuore - Anno IX, n. 07 - 12 febbraio 1910/Beneficenza

Beneficenza

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Il buon cuore - Anno IX, n. 07 - 12 febbraio 1910 Religione

[p. 49 modifica]Beneficenza


Don GIOVANNI BOSCO

uomo provvidenziale

È questa la tesi presentata e svolta da mons. Cazzani, Vescovo di Cesena, nel discorso fatto nella Chiesa di Santa Maria Segreta, il 31 gennaio scorso, ai Cooperatori Salesiani. Abbiamo promesso di parlarne; teniamo la parola.

La Chiesa era affollata, non soltanto dai Cooperatori Salesiani, che sono pure un gran numero, ma da molti altri cittadini e fedeli, che l’argomento di attualità e il valore dell’oratore, aveva attirati al tempio. Sulla Cantoria dell’Organo vedevasi uno stuolo di allievi Salesiani, giovinetti e adulti, pronti ad eseguire diversi pezzi di musica in occompagnamento alla funzione: appena Monsignore apparve sulla soglia del tempio, e benedisse il popolo, venne intonato con note alte e robuste l’Ecce Sacerdos Magnus.

Dopo la lettura di un brano della vita di S. Francesco di Sales, mons. Cazzani salì il pergamo, preceduto e assistito dal rev. Prevosto locale, e cominciò il suo discorso, che noi, affidati alla memoria, e al copioso sunto riportato dal giornale cattolico l’Unione, cercheremo di richiamare nel modo meno incompleto.

Quando il 31 gennaio 1888, egli disse, don Bosco si addormentava nel Signore con sulle labbra «viva Maria!» in Torino, in Italia, in Europa, e nel mondo intiero, alto si levò il compianto; ma a quel compianto si disposava la fiducia d’un nuovo protettore in cielo; subito sorsero le invocazioni alla sua intercessione di beato comprensore. Perciò, a ventidue anni appena dalla sua morte, invece che a dar suffragi, noi siamo qui a ricordare don Bosco nell’opera sua, per comprendere la sua missione provvidenziale nella Chiesa e nel mondo, ed animarci a portarvi noi pure il nostro contributo. «Non cade foglia che Dio non voglia»; ma noi sogliamo chiamare provvidenziali per eccellenza quegli uomini, quelle azioni e quegli avvenimenti, nei quali maggiormonte risplende l’intervento di Dio; provvidenziale in tal senso è appunto don Bosco e l’opera sua; e basta uno sguardo che abbracci le istituzioni da essa rampollate.

Mons. Cazzani rammenta in quale circostanza il giovinetto Bosco ebbe la spinta a rivolgere la sua sollecitudine speciale a favore dei fanciulli. Anche in questo caso, come in molti altri, dal male viene il bene. Il giovinetto si era rivolto per avere indirizzo ed ajuto ad un vecchio sacerdote. Egli sentiva il bisogno di un appoggio nei primi passi che moveva. Fu trattato bruscamente. Il giovinetto Bosco ne fu dolorosamente sorpreso e contrariato; e dal proprio caso pensando quanti altri giovanetti potessero in seguito trovarsi nelle medesime condizioni, disse: — Se un giorno si presenteranno a me dei giovinetti, non sarà certo questo il modo col quale li accoglierò. — E come propose, fece.

La vocazione di chiamare i giovanetti intorno a sè, si palesò subito come la sua spotanea e indiscutibile vocazione. Ma presto apparve, ne’ suoi primi passi, il suo intuito nello sciegliere i mezzi in corrispondenza al conseguimento del fine. Si trattava di attirare i giovinetti. Qual sentimento è preponderante nella gioventù? La gioja, l’allegria. Ricorda S. Filippo Neri. Ebbene sarà col mezzo dei divertimenti che don Bosco attirerà i giovinetti intorno a sè. Una volta chiamati intorno a sè, con amore, e venuti volentieri, troverà il terreno preparato per passare all’istruzione, alla educazione, a tutto quel lavoro che preparasse i giovani alla lotta della vita, in corrispondenza ai nuovi bisogni sociali. E quali erano questi bisogni? Basta ricordare il 1846, epoca nella quale il giovine sacerdote si affacciava al compimento della sua missione, per comprendere subito quanto dovesse essere importante e nel tempo stesso difficile.

[p. 50 modifica]E qui mons. Cazzani ricordò il diverso modo col quale da molti cattolici fu considerato il gran fatto del movimento nazionale.

Due partiti si sono formati, egli disse, che io chiamerei degli ingenui. Ci furono quelli che nel nuovo movimento videro tutto bene e non si accorsero che insieme al bene si intrecciava anche il male; male che avrebbe dato più tardi frutti dolorosi. Essi salutarono e accettarono con entusiasmo il nuovo stato di cose, sotto la vista del bene, che poteva accettarsi, non vedendo il male che non poteva nè lodarsi, nè accettarsi. Altri invece nel nuovo movimento, vedendo il male presente da cui era accompagnato, e quello maggiore che poteva derivare in seguito, disconobbero la parte di bene che in quel movimento c’era, movimento fatale, irresistibile, frutto di cause antiche; e condannarono anche il bene, per non essere solidali nel male.

Errarono ambedue i partiti. Don Bosco seppe fare parte da sè stesso; si pose nel mezzo; non divise le illusioni degli ottimisti; non segui la opposizione intransigente dei pessimisti. Vide che nel movimento nazionale, come in tutte le cose del mondo, c’era il bene e c’era il male; non accettò il male, non respinse il bene; corresse il primo, si giovò del secondo.

In mezzo alla trasformazione della vita politica, sociale, economica, intellettuale e morale, don Bosco intende, sente, discorre, penetra, prende posizione, e l’opera sua accompagna la trasformazione storica inevitabile, e salva in essa tutto il salvabile di fede, di sentimento religioso e di moralità.

Mons. Cazzani, dal fatto speciale di don Bosco, si eleva a stabilire un principio generale di immensa importanza, che diventa principio apologetico della verità e della vitalità della Chiesa Cattolica. Tutto quello che fa don Bosco lo fa come cattolico; seguendo i principî cattolici, usando i mezzi cattolici, intensificando in se stesso tutti gli elementi della pietà cattolica; in una parola, don Bosco è un Santo.

Ebbene, divenendo e conservandosi santo, che cosa è riuscito a fare don Bosco?

In un tempo in cui la guerra alla Chiesa ostenta il disprezzo della vitalità di questa facendola parere una istituzione vecchia, decrepita, impotente, che reagisce invano contro l’onda del tempo e del progresso che travolge il passato per edificare sulle sue rovine l’avvenire, ecco un santo che molti di noi hanno conosciuto; santo nella Chiesa e per la Chiesa, santo nel mondo del nostro tempo, a contatto con tutti gli elementi della vita moderna. La santità dunque è possibile! la santità secondo la dottrina cattolica si può mettere in armonia con tutti i beni della vita attuale, con i suoi progressi; e può risanarne tutto il male. Madre dei santi è la Chiesa e non isterilita è la sua perenne fecondità.

Nè l’azione della Chiesa ha solo valore per la vita intima delle coscienze; essa si estende e penetra nella vita sociale. Eccoci di fronte ad un’opera colossale, compiuta da un uomo piccolo e sfornito di mezzi agli occhi del corpo; eppure egli inizia un movimento sociale di una vastità profondità meravigliose e lo svolge sempre attingendo alla Chiesa, alla sua dottrina a’ suoi sacramenti, i lumi le energie ond’abbisogna; viene grandeggiando ed acquista un dominio sociale quale nessun altro uomo e nessun’altra istituzione nel nostro secolo. Sono più di quarantamila ogni anno i giovani cristianamente formati che gli Istituti salesiani lanciano in mezzo al mondo!

Ma la ragione per cui molti affermano l’impotenza sociale della Chiesa è l’asserta irreconciliabilità fra essa e gli elementi della civiltà moderna. Ebbene; ecco don Bosco impadronirsi di tutti i progressi della moderna civiltà e di tutte le sue innovazioni in ciò che riguarda la educazione popolare specialmente, e la divulgazione della cultura scientifico-letteraria nelle masse; santificarli e fecondarli di vita nuova con l’antico spirito della Chiesa e volgerli a servizio della idea cristiana.

La Chiesa ha fatto il suo tempo, la Chiesa è incompatibile coll’età moderna. È questa una frase stereotipata sulle labbra dei nemici della Chiesa. E sapete come la dimostrano, come per esempio la dimostrano i professori nei ginnasi, nei licei, e anche nelle università? Essi richiamano la Chiesa del Medio Evo, cogli usi del Medio Evo, e poi dicono: vedete? è possibile che una Chiesa simile si adatti ai nostri tempi, agli uomini attuali, e gli uomini possano adattarsi ad accettare questa Chiesa? — Chi così ragiona, esclama mons. Cazzani, non è storico, è deformatore della Storia. La Chiesa nel Medio Evo ha agito come volevano i tempi del Medio Evo: chi mai pensa o pretende che la Chiesa del Medio Evo si debba applicare tal quale co’ suoi usi ai tempi moderni? La Chiesa nel Medio Evo ebbe l’Inquisizione, chi mai ora pensa a richiamarla? La Chiesa ha una parte sostanziale che non muta, che non può mutare, perchè la Chiesa ha la dottrina di Cristo, e la dottrina di Cristo non muta e non può mutare, perchè è la verità; e quello che era verità jeri, è verità oggi, e sarà verità domani; Jesus Christus heri et hodie, ipse et in saecula. Ma la Chiesa Cattolica ha una parte esterna, mutabile, che si modifica secondo i tempi.

Apriamo una parentesi. Questa teoria, della stabilità e della mutabilità della Chiesa, stabilità nei principi, mutabilità nelle forme, teoria che come teoria è antichissima, come affermazione esplicita di fatto applicata alla società attuale, è un principio altamente proclamato dalla scuola religiosa di Pavia, formata dalla dottrina e dall’esempio del vescovo poi cardinale Riboldi. Monsignor Cazzani proviene dalla Diocesi di Pavia, fu allievo e compagno di monsignor Riboldi. Ora si legga ciò che il can. Anastasio Rossi, di Pavia, di recente nominato Arcivescovo di Udine, scrisse nel suo discorso commemorativo del cardinal Riboldi, fatto il 25 maggio 1902, al Comitato Diocesano di Milano.

«Il Riboldi era il Vescovo che aveva compresi i tempi: che sapeva di essere Vescovo nell’ultimo quarto del secolo XIX, all’alba del XX: mente colta, di larghe vedute, comprendeva che a bisogni nuovi, nuovi provvedimenti si rendevano necessari, nuovi mezzi si richiedevano: mentre seguiva il progresso nello studio della scienza e il vero dal falso progresso acutamente [p. 51 modifica]discerneva, comprendeva pure che il progresso non era ristretto alle materie scientifiche, ma doveva avere e aveva infatti il suo riflesso anche nella vita esterna, pratica, sociale, economica: il dogma, la morale, l’autorità sempre i medesimi, immutabili: la Chiesa quanto a suoi principi sempre la medesima quando esce dal Cenacolo, quando lotta cogli Imperatori romani e scorre a fiotti il sangue cristiano, quando debella le eresie, quando resiste ai potenti dell’Evo Medio e del Moderno: ma la Chiesa fondata da Gesù per gli uomini e tra gli uomini, non per opportunismo, ma per la sua stessa natura, si adatta alle esigenze della società nella quale vive e compie la sua divina missione. Noi già udimmo il Riboldi, nelle sue Conferenze, dire ai giovani: Del popolo si servono i tristi, del popolo usiamo ancor noi». ― (Pag. 23-24).

Riscontrando l’applicazione di questo principio nella vita e nell’opera di don Bosco, mons. Cazzani continuò: Egli volse le sue sollecitudini a tre cose: la scuola, il lavoro e la stampa.

Alla scuola: con istituti, pubblicazioni; con l’opera e con gli scritti; con la scuola perennata ne’ discepoli; egli prende posto fra i campioni della riforma pedagogica, insieme a illustri pedagogisti oggi troppo dimenticati, il Tommaseo, il Cantù, il Tarra. Al lavoro: colla formazione degli artieri in scuole professionali, con colonie agricole. Dapertutto, si può dire, si incontrano monumenti di lavoro e di arte usciti dalle case salesiane. Alla stampa: coll’erezione di tipografie moltiplicatesi innumerevolmente che lanciano nel mondo milioni di copie di libri sani moralmente ed intellettualmente e che diffondono larga messe di periodici.

La Chiesa ha fatto il suo tempo, non può adattarsi alla società moderna! Nella Chiesa c’è una potenza inesauribile di continue trasformazioni, la Chiesa è riformatrice per essenza. Renovabitur sicut aquila juventus tua.

Don Bosco fu un riformatore: un grande riformatore e trasformatore, ma cattolico profondamente cattolico, cui le contrarietà inevitabili a quanti anelano al miglioramento profondo della società porsero l’occasione di affinare la propria virtù e provare, nel crogiolo dei contrasti, la rettitudine dei propositi e la santità della vita. Vi ha la prova del fuoco anche nella Chiesa: essa sceme i veri riformatori dai falsi: quelli confermandosi, umili, nella fede, questi ribellandosi.

Monsignor Cazzani prosegue con un felicissimo parallelo fra don Bosco e San Francesco d’Assisi.

San Francesco fondò il suo ordine, con tre gradi. Primo ordine, l’ordine dei frati minori; secondo ordine, quello delle donne con Santa Chiara; terzo ordine, coll’ordine Terziario, nel quale sono chiamati a entrare e possono entrare persone di tutte le classi.

Così pure ha fatto don Bosco. Il primo ordine è quello dei Salesiani, sacerdoti e laici; il secondo ordine è quello delle Suore di Maria Ausiliatrice; il terzo ordine è quello dei Cooperatori.

Don Bosco è il S. Francesco di Assisi dell’epoca moderna, con forme nuove, ma collo stesso spirito, e cogli stessi mirabili effetti di penetrazione e di trasformazione sociale, non solo in Italia, ma in tutte le parti del mondo. Quanti giovani ricevono ora l’istruzione e l’educazione dalle opere di don Bosco? Più di trecentomila!

Monsignor Cazzani conchiuse:

Si stampino nella mente e nel cuore di tutti, le parole che furono il testamento del grande educatore ed amico del popolo: Amate i vostri nemici pur rilevandone e combattendone le false dottrine — cercate il regno di Dio — sopportatevi a vicenda (e qui, un accenno allo spettacolo doloroso di discordia che da certuni fra i cattolici italiani si dà agli avversari) — porgete esempio di buone opere nella vita famigliare e nella vita sociale — e conclude con fervidi ringraziamenti ed auguri ai cattolici milanesi per la generosità ammiranda spiegata a favore delle opere salesiane. Ma la città cresce e si allarga continuamente: avanti, avanti! si accresca, si allarghi, si intensifichi l’opera caritatevole dei buoni, la generosità dei cristiani. Don Bosco benedice; e l’azione sua provvidenziale salvi Milano e con Milano l’Italia!

Una grande lezione di importanza sociale esce da questo discorso. Forma ora la seria e universale preoccupazione degli studiosi di scienze sociali e degli uomini di governo il crescere spaventoso della delinquenza dei minorenni. Questo quesito ha vivamente preoccupato anche don Bosco. Come lo ha affrontato, come lo ha sciolto? Coll’insegnamento e colla pratica del principio religioso. Educate cristianamente il giovane, e il giovane sarà morale, il giovane avrà la forza non solo di resistere al male, ma di slanciarsi coraggioso nelle vie del bene, della virtù, del sacrificio eroico per sè e per gli altri. E ciò con effetto immediato, fulmineo, universale.

Onorevole Orlando, volete diminuire la delinquenza dei minorenni? Don Bosco ve ne presenta il mezzo. È precisamente quello che voi non avete apprezzato, che voi avete negato, nel vostro discorso del sei corrente.


PENSIONE FAMIGLIA PER IMPIEGATE



Somma retro L. 3279 —

Signor Ercole Mattei Del Moro |||
   » 10 —
Signora Elvira Gasperi Evangelisti |||
   » 5 —
Signor Evandro Alcisi |||
   » 10 —
» Eisenschitz Carlo |||
   » 10 —
» Evangelisti Francesco |||
   » 5 —
Marchesa Visconti Sanseverino |||
   » 50 —
Rev. Don Giuseppe Oliva |||
   » 5 —
Signora Giulia Rebuschini Tara |||
   » 10 —
» Matilde Caglio Carones |||
   » 15 —
Signorina prof. Lucia Gugenheims |||
   » 5 —
Contessa Luigia Cicogna Della Somiglia |||
   » 10 —
Ing. Baldassare Nicorini |||
   » 30 —
Donna Carla Celesia di Vogliasco |||
   » 10 —


(Continua) Totale L. 3454 —


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Per l’Asilo Convitto Infantile dei Ciechi


OBLAZIONI.

Somma retro L. 102503 60

Per onorare la memoria della compianta Ernesta Frontini, i parenti offrono il piano verticale da lei usato, e per un letto che porti il suo nome |||
   » 1000 ―
Signora Luigia Bondonno per desiderio espresso dalla compianta sorella Virginia Castelli |||
   » 200 ―
Cassetta dell’Asilo |||
   » 38 60

SOCI AZIONISTI.

Prima rata, secondo quinquennio.

Conte Mario Cicogna |||
   » 5 ―
Signora Clarissa Sala |||
   » 5 ―

Seconda rata, secondo quinquennio.

Donna Bice Greppi Barbiano di Belgioioso |||
   » 5 ―
Nobile avv. on. Emanuele Greppi |||
   » 5 ―

Quarta rata.

Marchesa Guendalina Litta Modignani |||
   » 5 ―

Quinta rata.

Contessa Luigia Cicogna Della Somaglia |||
   » 5 ―
Signora Giovanna Piccioni Negroni |||
   » 5 ―
Contessa Lina Jacini Cavi |||
   » 5 ―


Totale L. 103782 20


CASA DI RIPOSO PEI CIECHI VECCHI

OBLAZIONI.

Somma retro L. 6725 ―

M. B. N. |||
   » 10 ―
Monsignor Luigi Comaggia Medici |||
   » 10 ―


Totale L. 6745 ―


Offerte per l’Opera Pia Catena

(CURA DI SALSOMAGGIORE).

Signora Colombo Eugenia |||
 L. 10 ―
» Airoldi Clotilde |||
   » 10 ―
» Gobbi Silvestri Giuseppina |||
   » 10 ―
» Clerici Massimini Fanny |||
   » 10 ―
» Grandi Riva Amalia |||
   » 20 ―
» Consonni Vercesi Amalia |||
   » 10 ―
» Consonni Vignati Celestina |||
   » 10 ―
» Rocchini Vercesi Giuseppina |||
   » 10 ―
» Ceni Antonietta |||
   » 10 ―
» Vercesi Consonni Serafina |||
   » 10 ―
» Isacchi Valtolina Maria |||
   » 10 ―
» Sessa Fumagalli Annetta |||
   » 10 ―
» Brioschi Ponti Luisa |||
   » 10 ―
» Magretti Carolina |||
   » 10 ―
» Pressi Baslini Rosa |||
   » 10 ―
» Manara nob. Amabilia |||
   » 10 ―
» Prandoni Casartelli Ida |||
   » 10 ―
» Carones Caglio nob. Matilde |||
   » 10 ―
» Belloni Zapelli Maria |||
   » 10 ―
» Belloni Amélie |||
   » 10 ―
» Belloni Franchina |||
   » 10 ―
» Portalupi Enrichetta |||
   » 10 ―
» Prinetti Jacini nob. Maria |||
   » 20 ―
» Facheris Calvi nob. Maria |||
   » 10 ―
» Sessa Rusconi Maria |||
   » 10 ―
» Ferrari dott. Pietro |||
   » 10 ―

NUOVE PATRONESSE.

Signore Isacchi Valtolina Maria ― Prandoni Casartelli Ida.