Il Tesoro I/Libro I/Capitolo XI

Capitolo XI. Qui dice come il male fu trovato

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Brunetto Latini - Il Tesoro, volume I (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Capitolo XI. Qui dice come il male fu trovato
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Capitolo XI.


Qui dice come il male fu trovato.


Lo male fu trovato per lo diavolo, e non creato1, e perciò è egli nulla, perchè la cosa senza Iddio è nulla; che Dio non fece mai lo male. Ma gli eretici credono e dicono2 che Dio facesse il bene, il diavolo il male. E così credono che siano due nature, una di bene e l’altra di male.

Ma elli son ingannati per ciò che ’l male non è niente per natura, anzi fu trovato per lo diavolo, E ciò fu allora che l’angiolo ch’era [p. 35 modifica]buono diventò rio per la sua superbia, e trovò lo male.

E che ’l male non sia per natura, egli appare tutto chiaramente,, che tutta la natura o ella è permanevole, ciò è Iddio, o ella è rimutevole, ciò è la creatura3; ma il male non è creatura, però che se il male viene sopra la bona creatura sì la fa viziosa, e quando egli se ne diparte la natura dimora, e questo male non è niente in nullo4 luogo, e anche nulla cosa ha che sia naturale5.

Alcuno domanda, perchè lascia Dio nascere le male cose? Dico che egli lo fa, perchè la bellezza della bona natura fosse conosciuta per lo suo contrario, che due cose contrarie quando sono insieme l’una contra l’altra sono più appariscenti6. Se tu levassi li peli delle ciglia di un uomo, tu no leveresti picciola cosa, ma tutto [p. 36 modifica]il corpo ne sarebbe più laido. Così è se tu biasimi in tra tutte le creature un picciolo vermicello che sia malvagio per natura, certo tu fai torto a tutte le creature.

Tutti i mali sono venuti sopra l’umana generazione per lo peccato del primo uomo; e perciò tutti mali che sono in noi, o elli sono per nascimento, o elli sono per nostra colpa. Molti dicono che i mali sono nelle creature, cioè nel fuoco però che arde, e nel ferro però che taglia; ma elli non considerano che queste cose sono buone per natura, ma per lo peccato7 del primo uomo diventaro nocevoli. Che anzi che quel peccato fosse, tutte le cose erano sottomesse all’uomo8 che nulla cosa gli potea nuocere. E così sono le cose nocevoli all’uomo per lo peccato, e non per natura. Sì come la chiarezza è buona per natura, così è ella ria agli occhi infermi, e ciò avviene per lo vizio9 degli occhi e non della chiarezza. [p. 37 modifica]

L’uomo fa male in due maniere, o nel pensiero, o nell’opera. Quello che10 è nel pensiero, è appellato iniquitade; ed è in tre maniere, o in tentazione, o in diletto, o in consentire. Quello che11 è in opera, è appellato peccato: ed è altresì in tre maniere, o in parole, o in fatto, o in perseveranza.

Ma il profeta Davite, nel cominciamento del psaltero, nomina tre maniere di peccato. Lo primo è nel12 pensiero, che viene per tentazione e per malvagio consiglio. Lo secondo è in opera. Lo terzo si è nella perseveranza del male, onde l’uomo dà agli altri esempio di mal fare.

Questi13 tre peccati significano li te morti che Cristo resuscitò. L’uno ch’era dentro alla magione, cioè lo peccato occulto. L’altro che era nel mezzo della via, ciò fu il figliuolo della donna vedoa, che significa coloro che fanno il peccato nel cospetto della gente. Lo terzo fu Lazzaro di [p. 38 modifica]quattro giorni, ciò significa coloro che perseverano nel male infin alla vecchiezza14.


  1. Il t non jìas créez. I mss. Fars. e Vis. hanno creato. Le stampe leggono e non innanzi.
  2. Credono manca al t ed al ms. Vis.
  3. La stampa tutte le nature il t toute nature, poi elle sono permanevoli il t ele est parmenable. Corressi perciò in numero singolare, come la stampa stessa legge appresso ella è rimutevole, anzi che elle sono rimutevoli.
  4. Il t n’est pas en I leu. Nullo, per alcuno ha molti esempi.
  5. Il t il n’ a nulle chose qui soit naturel. Corretta la stampa nulla cosa cambia ch’e naturale.
  6. La lezione della stampa più conoscenti, quantunque ammessa dalla Crusca, la quale al § IV dà alla parola conoscente il significato di conoscibile, corressi coi mss. Fars. e Vis. conformi al plus apparissans.
  7. Primo è aggiunto dal traduttore.
  8. Che nulla cosa gli potea nuocere: altra glossa di Bono.
  9. La stampa li vizii, corretto lo vizio, coi mss. Fars. e Vis. e col t par vice des oils.
  10. Il che delle stampe, corretto in ambi i luoghi che è secondo il senso, il ms. Vis. ed il t qui est.
  11. Vedi nota precedente.
  12. Corretto il mal della stampa, in nel, conforme al ms. Vis. ed al t en la pensée. Ha riscontro con in e nella appresso.
  13. Il traduttore voltò ce, in questi tre peccati con maggior chiarezza.
  14. Il t ed il ms. Vis. leggono assai diversamente: L’un, qui estait dedanz la maison, ce est la pensée; l’autre, qui estoit à l’uis de la maison, ce est l’uevre; l’antre, qui estait en voie, ce est cil qui par dur e en mal faire devant touz.