Il Tesoro I/Libro I/Capitolo X

Capitolo X. Qui dice come in Dio non è nullo mutamento

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Brunetto Latini - Il Tesoro, volume I (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Capitolo X. Qui dice come in Dio non è nullo mutamento
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Capitolo X.


Qui dice come in Dio non è nullo mutamento.


Ciò non è niente così in Dio, anzi è a tutti tre i tempi1 insieme presenzialmente. Perciò fallano quelli che dicono che in lui è il tempo mutato, quando gli venne novello pensamento di fare il mondo. Ma io dico che questo pensamento2 fu [p. 32 modifica]nel suo consiglio etenialraente; e che dinnanzi al cominciamento non era nullo tempo, ma era3 la sua eternitade; che ’l tempo fu cominciato per le creature, e non le creature per lo tempo.

Alcuno puote domandare, che facea Iddio anzi ch’egli facesse il mondo? E come gli venne subitamente in volontade di fare il mondo? Che egli volesse alcuna volta cosa, che egli non volea in prima. Ma io dico che novella volontade non gli venne di fare il mondo. Poniamo che ’l mondo non.fosse unque fatto, tutta fiata era egli nel suo eternai consiglio. E dall’altra parte Dio è la sua volontade4, e la sua volontade è Dio; ma Dio si è eternale e senza mutamento, e però la sua volontà è eternale e senza mutamento.

Quella materia di cui quelle cose furo formate, e la varietade delli nascimenti furon nel suo eternai proponimento, e non ha niente di tempo. E [p. 33 modifica]sì ne potrete intendere una simiglianza5. Lo suono si è innanzi al canto, per ciò che la dolcezza del canto appartiene al suono; ma il suono non appartiene niente alla dolcezza del canto, e non per tanto amendue sono insieme. E di quella materia fu detto a dietro ch’ella non avea imagine, nè similitudine, ne figura alcuna, per ciò ch’elle non erano formate ancora le cose che doveano essere fatte; ma quella materia era fatta di niente.

Io dico che la chiarezza al cominciamento fu divisa dalle tenebre. Conciossiacosachè Dio disse per bocca del profeta6: I’ son colui che faccio la chiarezza e creo le tenebre. Non debbia perciò niuno credere, che le tenebre abbino corpo. Ma la natura degli angioli che non trapassarono7 la volontà di Dio, è chiamata chiarezza, e la natura di coloro che trapassarono è appellata tenebrea. E per ciò dice la Bibbia, che al principio fu divisa la chiarezza dalle tenebre, cioè a dire che Dio creò tutti gli angioli, e de’ buoni fece la [p. 34 modifica]chiarezza e de’ rei le tenebre. Li buoni angeli creò egli, e appressorsi a lui, e i rei creolli buoni, ma elli non si appressare a lui.

Dio fece tutte cose molto buone. Nulla cosa è ria per natura; ma se noi le usiamo malvagiamente, elle diventano rie. E così si cambia buona natura8.


  1. A tutti tre i tempi, è aggiunto dal traduttore.
  2. Il t dice pensée: per errore di penna fu scritto facimento. Il ms. Fars. legge pensamento. Erra la Crusca leggendo facimento a tal voce. Legge invece pensagione, alla voce eternalmente citando il medesimo brano. Anche una variante francese erroneamente legge cestc facon.
  3. Il t mais sa eternitè, male tradotto nella sua eternitade, come legge la stampa. Concorda il ms. Vis. col t e colla correzione.
  4. Le stampe leggono Dio e la sua volontade è eternale senza mutamento. Il t Diex est sa volentés, et sa volentés est Diex: mais Diex est eternel et sanz remuance, donc est sa volentés eternel et sanz remuance. La correzione concorda col ms. Fars. che aggiunge erroneamente quella materia, tra però e la sua volontade.
  5. Bono ha spiegato con più evidenza il t nel quale mancano le parole da formate a lo suono.
  6. Il t Et jà soit ce que Diex dist par la buche dou prophete.
  7. Il t ha qui e sotto qui trespassierent. Bono aggiunse al primo luogo la volontà di Dio. La stampa per errore palpabile dell’amanuense errava facendo presente il passato: leggendo cioè trapassano per trapassarono.
  8. Ripete le medesime parole il verso di Dante Ed ha natura sì malvagia e ria (Inf. I).