Il Tesoro I/Libro I/Capitolo IV

Capitolo IV. Delle cose che l’uomo dee fare, e che no, secondo la pratica

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Brunetto Latini - Il Tesoro, volume I (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Capitolo IV. Delle cose che l’uomo dee fare, e che no, secondo la pratica
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Capitolo IV.


Delle cose che l’uomo dee fare, e che no, secondo la pratica1.


Pratica è la seconda scienza in filosofia, la quale c’insegna che l’uomo dee fare, e che no.

E alla verità dire, egli può essere in tre maniere: che l’una maniera è di fare alcune cose e schifare altre per governare sè2 medesimo; un’altra maniera è di governare la sua famiglia3 e la sua magione, il suo avere, il suo retaggio; e un’altra maniera è per governare gente, regno, [p. 16 modifica]o popolo, o una cittade in pace o in guerra. Ma poichè4 i filosofi antichi conobbero queste tre5 diversitadi, e’ convenne che eglino trovassono in pratica6 tre maniere di scienze per insegnare le tre maniere di governare sè e altrui. Ciò sono etica, economica, e politica.

La prima di queste tre scienze si è etica, la quale c’insegna governare noi primieramente, e a seguire vita7 onesta, e fare virtuose opere, e guardare sè da’ vizii8, che nullo potrebbe al mondo vivere bene e onestamente, nè fare prò nè a sè, nè ad altrui, se non governa la sua vita, e non dirizza sè medesimo secondo virtude.

La seconda si è economica, la quale c’insegna nostra gente e nostri figliuoli medesimi governare; e insegnaci a guardare ed a crescere le nostre possessioni e nostre ereditadi, e avere mobili e [p. 17 modifica]rendita, per dispendere e ritenere secondo che il luogo e ’l tempo muove.

La terza è politica, e senza fallo questa è la più alta scienza ed il9 più nobile mestiere che sia in tra gli uomini. Che ella c’insegna governare genti10 d’un regno, e d’una villa, ed un popolo, od un comune in tempo di pace e di guerra, secondo ragione e secondo giustizia.

E sì c’insegna tutte le arti e mestieri che sono bisognosi11 alla vita dell’uomo. E ciò è in due maniere, che l’una in opere, e l’altra è in parole. Quella ch’è d’opere, son i mestieri che l’uomo adopera tutto die con le mani e con i piedi. Ciò sono fabbri, drappieri, cordovanieri e altri mestieri, che sono bisognosi12 alla vita dell’uomo, e sono appellate meccaniche. Quella che è in parole, sono quelle che l’uomo adopera della sua bocca e della sua lingua. E sono in tre [p. 18 modifica]maniere, sopra le quali sono stabilite tre scienze13. Ciò sono grammatica, dialettica e retorica.

La prima si è grammatica, che è fondamento14 dell’altre scienze. E questa c’insegna parlare, leggere e scrivere15 senza vizii, o di barbarismo, o di solecismo.

La seconda è dialettica, la quale c’insegna a provare li nostri detti e nostre parole per ragione, e per arti d’argomenti, che danno fede alle parole che noi avemo dette, sì che elle paiono vere e probabili d’essere vere.

La terza scienza è retorica, cioè nobile scienza, ch’ella c’insegna trovare, ordinare, e dire parole buone, belle, e piene di sentenze16, secondo che la materia17 richiede. [p. 19 modifica]E io18 vi dico, ch’ella è lumiera di chiaro parlare, ella è insegnamento di dettatori. Ella è la scienza che drizzò prima il mondo a ben fare, e ancora il drizza per la predicazione de’ santi uomini, per la divina Scrittura, e per la legge onde l’uomo si governa a dritto e a giustizia. Ella è la scienza di cui Tullio dice nel suo libro, che colui ha altissima cosa conquistata, che di ciò passa19 gli altri uomini, di che l’uomo sormonta le bestie. Ciò è ad intendere della parlatura dell’uomo.

E per ciò dovrebbe ciascheduno brigarsi di sapere ben parlare secondo che la sua natura ne20, [p. 20 modifica]prende, chè senza dottrina non la puote alcuno acquistare. E al vero dire, di lei avemo noi mestieri in tutti i nostri bisogni tutt’ora. E molte cose grandi e picciole potiamo noi fare solamente per bene parlare, che non le potremmo fare per forza d’arme, e per altro ingegno.


  1. Corretta col t, e col ms. Vis. l’errata lezione delle stampe: Qui dice perchè l’uomo dee fare l’una cosa, e l’altra non, secondo la pratica.
  2. Corretta col t soi mesmes, e col ms. Fars. la falsa lezione, per governare altri e lui medesimo.
  3. Il t sa mesnie, colla variante maisnèe, onde il nostro vocabolo masnada. Il ms. Fars. legge la masnada.
  4. La lezione errata delle stampe poni che fu corretta col t puis que, e coi mss. Fars. e Vis.
  5. Aggiunto tre col ms. Vis. e col t: ces III diversitez.
  6. Il t ha di più: Il convint que il trovassent en pratique III manieres de sciences por adrecier les III manieres etc. Col t emendai la mutila stampa in pratica tre maniere di governare.
  7. Corretto via onesta, in vita onesta, col t vie honeste, e coi mss. Marc. e Vis.
  8. Il aggiunto alla stampa, è voluto dal t et soi qarder.
  9. La stampa errata e del, è corretta col t et li plus nobles mestier, e col buon senso. Vedi anche qui, cinque secoli prima del nostro, ricordato il mestiere di re.
  10. L’errata stampa governare genti e li regni e popoli delle cittadi e un comune, è corretta col ms. Vis. e col t governer les estranges gens d’un regne et d’une vile, et un pueple, et une commune. Il traduttore ommise straniere. L’adottata lezione è del ms. Farsetti.
  11. La stampa bisogno dee dire bisognosi, col ms. Vis. e col t besoignables. Fu così tradotto da Bono anche nel Cap. I. V. nota 1 pag. 4 al medesimo capitolo.
  12. Vedi nota precedente.
  13. Il t et sont en III manieres, sor les queles sont establies III sciences: gramatique etc. Corretto col t l’errata stampa e sono in tre scienze.
  14. Il t qui est fondemenz et porte et entrée des autres sciences. Questa porta, ricorda il dantesco: Che è porta della fede che tu credi (Inf. IV). Era modo di dire allora comune alle scuole, col Limen grammaticum, Regia Parnassi, Palatium Musarum etc.
  15. Il t escrire a droit sanz vice. Il ms. Vis. ad diritto, senza vizio.
  16. La stampa e piane, è corretta col t plaines de sentences. Concordano i mss. Fars. e Vis. Il ms. capitolare di Verona legge pleines de sciences.
  17. Il ms. Vis. e t la matere. Le stampe leggono la natura: errore riscontrato mille volte.
  18. E io vi dico, è aggiunto dal Giamboni. Il t ce est la lumiere etc.
  19. La stampa leggeva: Colui ha altissima cosa conquistata, che passa gli altri uomini, e faceva garante Tullio del suo strafalcione. Il t: Cil a hautisme chose conquise, qui de ce trescasse les hommes, dont li homs trescasse les autres animaus trestous. La correzione è del Sorio, fatta sul ms. Fars. Concorda il ms. Vis. La medesima sentenza è ripetuta da Brunetto quasi colle medesime parole, secondo la nostra correzione, nel lib. VIII cap. 1. La sentenza di Tullio è questa: Praeclarum mihi quiddam vide tur adeptus is, qui, qua re homines bestiis praestent, ea in re hominilms ipsis antecellat (Iuvent. I. 4).
  20. Il t assai meglio se la nature li sueffre et li aide; car sanz nature, et sanz enseignement, ne la puet conquerre. Concorda il ms. Vis.