Il Cristianesimo felice nelle missioni de’ padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai/Parte I/Capitolo XVIII

Capitolo XVIII

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CAPITOLO XVIII.


Regolamenti pel felice e buon governo di que’ Popoli.


OSserviamo ora ciò che influifce a mantener fra ,que’ Popoli, la felicità finquì defcritta.. A gli .occhi e al giudizio denoftri Europei quei. foli fembrano felici, che,godono pofti onorevo¬ li , pofleggono molta roba e danaro., veftpno. pompofamente,. e poflono lautamente. imbandire la lor tavola- Con appdfte maffrme lì regolano le pjcciofa Repub.blicne de gl’indiani del Fara- guai. Appunto perchè non hanno ambizione , o fia defìderro d’onori v che vada lor pungendo il cuore; perqhè han quello che batta- al loro fo- ftentamentO;,. pè curano il luffo, contenti del po¬ co : fi reputano etti ben trattati dalla divina- Provvidenza,, é, vivono con una mir^bil : quiete.. Perciò quivi più che altrove avrebbe trovato il P« Battoli la Povertà contenta. Non ufano §chia- vi fra.loro, come in tanti altri paefi dominati, da gli Spagnuoli ; non. hanno Padroni , a’quali, fervano, e.che li maltrattino. Ognuno è padro-' ne in cafa fu a ; ognuno ha un, podere , che è. iuo, o almeno a lui predato dalla Repùbblica»- acciocché divenga fuo tutto quello che indi fi raccoglie, feqza dov.etne.contribuire parte alcu¬ na al Principe;, a riferva di una Pezza da otto. Chi è più bravo e follecito alla colt,ura e al hvoro, tanto più ne ricava in utile proprio . /. Parte L K Suol' [p. 146 modifica]Suol’èfferé ogni polféflione proporzionata all© fòrze d’ogai Famiglia, e potrebbe anche mag¬ giormente slargarti, perche loro non manca ter¬ reno; ina non fì fa, perchè d’ordinario non v' ha ché,il Marito e la Moglie, o al più un Pa¬ rente, Tché lavori quella-terra*!e hon potrebbo¬ rio farne di più. La proprietà de’beni, è la cu¬ pidigia di' aoorefeerli, é Una forgente in Europa di varj difordini, che rateano!'Umana focietà . Sono efenti da si fatta inquietudine que’ buoni Criftiani. Ciafcun l'emina o pianta Maiz, o fia Frumentone', che è il ptincipal raccolto di que’ paefi; e poi Ceci, Fagmoli, Cocomeri, Zucche, e maffimameftte la Manioca, il cui fruttoj ficcó' me dicemmo, è fomigliante a i notiti Rarànel- li, e pare al di fuori un cavicchio rozzo e fan- gofù, ina nel di dentro è poi bianco r del qual frutto fanno effi la farina, chiamatala gli Spa¬ gnuoli Marina de palo', cioè Farina di' Ugno', -che è cibo di molto lot fofténtartiento , Vien bene in ’qùellé parti il Frumento;' ma poco fdne met¬ te . Né fo dire, perché non attendano- alla- col¬ tura del Rifo , avendo si vicifiq- e comode 1’ acque de’Fiumi. Confideràbii cofa è ciò, chefta Icritto nella Relazi OH' delle Miffiorti de tbs Cbi- quitot, cioè che nelle vaftiffime campagne , le1 quali fi ftendono di la-fido al gran Lago-de lot / Xarayes, per benefica cura della l^atura e fina alcuna induftrià fi produce un' immenfa quantità di / Rifi, di cui aghi uttno fan■ pvevtifiom ìos “Pajaguàt, Guatos éfcc. td ditti “Popoli confinatiti. Il Riso è il cibo ordinario de’ Cinesi e di tanti altri Popoli dell’Asia, e delle isole dell'Indie Orientali.

Ancorché poi qualche diftifizionfi truòvi fra quella gente, diifFeienziandofi i Caciqui, Capita¬ ni , ed altri pubblici Mifiiftri, '-e, principali dal .1 : ri[p. 147 modifica]rimanente del Popolo cokivator della terra; pò? re taf differènza) ficcane opri confidente nel poffeCfo di ■-più tenute di da bili;, o in. ultra rie-* chezaa proveniènte da mercatura , o indudria , non toglie veramente I’ Uguaglianza fra loro -, nè quivi è oggetto d! indidia * decorile; avviene fra noi, chq abbiam Nobili éd Ignobili, Pove¬ ri e Ricchi*; Padroni © Servitori * L’ abito Ordi¬ nario del Popolo eoofide in un giupponé , e ìà un pajo. dà calzoni, alla «Spagnuola , con. di fopra una tela ) che chiamano 'Boario -, che attiva uno alle gami», éd ha. molto.-della figura.dèlie fatte Pianete,. frettendofela effl ùn dofTo nella della maniera per un’ apertura , che ha nel' niezzo ; Quedp .Pancia, ficcarne- f altro veftito , fuol’efr- fere tutto-bianco) dandofi loro-cosi a fitte an¬ corai qhe lo-pollano .di tanto in, ranco lavate * Se hanno Poncio di tela colorata ) quefto -è per1 regalo, o premio ) che loro’li dà . alle occafionr , o perchè alcuni de’ piò induftrìofi femiAan» è raccolgono Bambagia-nella lor poffeflìone, e fan lavorare, in. lor caia tela- di varj colori , e qde¬ tto poi fel mettono la Pedate quando é tèmpo di gala i. Così il giuppone e calzoni dr coloraro¬ no vedimenta da sfarzo;. è di quelli di vedono,- allorché fono inviati in balfe , o fia'nefle lar barchette per qualche fpedizione . Éd ' amvahdo a Città o Luoghi degli Spagnuoli, fogliono ven¬ dere quanto hanno pèr comperarli un po’ di fa- ja, prtncàpahrienté le è:rotta; da farli un góip»* rne* o un pajo di-calzoni: che quefto per- etti ut) veftito da Re » Per cappello portano un berettooe compofto di pezze di faja di diverli colori, .Nelle, gambe: e ne’piedi tanto i Caciqni, Capitani, e primari del Popolo , quanto■ if.fi- “aneute, .van.itutd.icah». 11 veftito deHejDon- K a ne [p. 148 modifica]se confìtte m una carni fci a fertza maniche, la qual va fiso a. i .piedi , e fi lega alla cintura . E.con qtiefta fala: lavorano.alla campagna; So-, pra q'nella poi d’ordinario ««portano fin’altra chiamatail Tópài, che ha! maniche , e fi ttende fino a i piedi a guitti di fattana, ma leiolta. co¬ me lei Andrienne della prima moda* Pajonó tan¬ te Monache, perchè i capelli , lunghi e fciol ti lènza alcuno, ornamento falle fpalle, famigliano, il veloce;!’abito l'oro Tèmpre bianco, « fletti fi¬ no a 'terra , fembra una tonaca^. Si annodano ef¬ fe Donne una cintola falla fronte. a cui attac¬ cano . i fardelli, che.. vogliono portare, - lafciàndo- ìi -cader, falle /palle : rito praticato anche da V Barbari. dell' Affrica, Parrebbe , che gii -Europei avefferé dovuto infegnat loto'una maniera più comoda' per portar peli; ma 'forfè 1’ inveterato coftume -può più che i loto; infegnamenri;© pu¬ re truovano quella miglior .delle noli re . Quan¬ to al loro a tritare', in ógqi Riduzione Ti mira la.Chiefa, e dontigoa ad effa in'ogni luogo èia Cafa del Milionario Gefalra, che ivi efercita il m imiterò di'Parroco, e fuol’ avere un Compa¬ gno Sacerdòte. V’ha i Magazzini, e granai del Comune, dóve fjj cnftodtfcono ì grani, l’erba Gaà i la • Bambagie, ed altre cofe da difpenfare a gl’ Indiani fecondo il bifegno ; ficcome ancora le. Officine,, dove fi layorano le tele , e fi fanno altri lavori per fervigio dd Pubblico. Poi fimì- ra'no le- cafe de gl’ Indiani- baile e a piana ter¬ ra, che fembra no come lè botteghe d’ una fiera tutte tin fila con tettar fra eflè file le firade di¬ ritte é tirate a cordone • Ciafoung, Cafa non é che ungi Camera quadrata, in :cui abita una Fa¬ miglia . Le mura fogliono -eflère di canne incro- ftacecon fango1 o fia coti cmaica, fenza cammini, !j fenza [p. 149 modifica]fehza fineftre, è còlla fola porta , per cui eattó il lume, edefce il molto ' fumocagionato dal continuo fnocb, oche fra. atcefo • nel: meftzo , Le legna ‘da ’Bruciarealtro non codiano •, che la fa¬ tica di andarle a tagliare à i bofehi» del“Come¬ ne, ‘« 'dì recartele a cafa. In etta Cafa ‘ o Came¬ ra dormono fopra certeireti, che chiamano A- 'maebe; e qnetto è Pubico lettocene tifano, ef- lendoeffe attaccate ad :«km iti pali, che aqiiefto effetto tengonb ivi Hall’una partè e dall’altra . Levandoli la mattina , raccolgono le réti, fa¬ lciandole pèndenti aid uh paio a guifa di fcraga- coi : con che vengono a tenere drfimbrogliata, e fenza letti la càia;, la «quale benché di una fola “ca mera, è ‘baftanteper loro . Im perciocché ap¬ poggiate alle pareti Hanno le- lor pòcherarabac- ■coìe, e il fuoco fi : Fa: nelmekzo, lèdendo faflì in terra intorno al medefimo, Saldandoli, e facen¬ do nello fteffb tempo la'cucina , e la tavola •. 'La lor .forma di federe è còlle gambe, ’iaeròcic- ch'iàteuin ierria , come ancor .s' vcfa da tanti altri Popoli sdell’ Afia, e da’Tòrchi ftéffi , di modo che hanno.fempre ih pronto le fddie , lènza che 'nè pur.,«nelle imbroglino: loto la cafa , In fom- rira quella buona, gente va efente• dalla pafiìone ‘d’aver mobili, che.imbarazzino la cafeye con¬ tenti di quel Tolo che è neceffario , non» turba¬ no la Jor tranquillità! co -i defiderj dei fupér-

  • floó‘.: ,

Afiaiffnno pòi ferire, a" confermar -.fa' pòce , •amili à-,«ed unione fra que’Pòpoli, l’effetteglino ••pritvfod'oré, d’argento,-enfi danaro : idolivdeiP umana cupidigia in alm paefi ; e fomenti di mille Cure, iniquità, eliti. In quelle- Provincie non fi’ tcaova lotta alcuna» di 'metallo, o almen finora niimo ha tentato di fcoprwe, fe le ' ipon[p. 150 modifica]«agne ne potettero rèndere* Il ferro e 1’ acciajo per lo pia éiene di Spagna helle navi, che ogni tre o quattro anni arrivano a Buenos Ayres . E di quello-, che -colà fi porta., affai, poco ne giugne- alle ' troppo lontanò -Riduzioni idei Pa'fa- guai: il che è cagione, che quìe’poveri Indiani, Eccome mài provvedati' di finimenti; moti pof- fono. poi perfezionare i kr Javorieri; Incorno al metallo per le Campane, ilTuogo più vicino da condurlo è il Coquimao nel Chile , lontano più di mille e fecento miglia dal Paranà ed Ura- guai, fon cammini affai difaftrofi e perieolofi Sx losAndes, o per.la Còrdigliera. ( che fimo onti altiffimi fempte copèrti di neve/) laonde appena fe ne può condur tanto., che bqftì per picciole Campane. Per altro non lafciano effi noyelli.'.Criftiani di far qualche commerzio colie Città -Spàgnuole, tenendo Canoe è Zattere; che fi fanno a conto d’ogni Riduzione, e s’inviano giù per gli poco fa mentovati Fiumi-, i squali mettono capo nel gran Fi urne -della -Piata. - Man¬ dano èfiì a /Buenos Ayres in-abbondanza dell'Er¬ ba famefa dei -PaVaguai, ohe-è come- una fpecie di Thè , ma più filmata , perché ctsednta più medicinale; e di-Tabacco in foglia", e di Mele, e di-varie Frutta, e di vàrie, manifatture e. la¬ vori - delle loro botteghe, edi pelli d’animali . Ne mandano anche a ,Santa Fé, tenerido in ette due Città Proccuratori apporta, coll’autorità ne- eeflària !per- lo fpaociat drHe fuddettenierd-. Par¬ te dèi prèzzo , che ne ricavano , s’. impiega in pagareljl Ite ve tributo annuale al Refe col ri¬ manenti fogliono comperar ciò che bifogna per la fabbrica I « pes .f.ortlamento delle lor Chiefe ; fetonte ancora ;per uncafUi da lavorane i campi, e per mantener le Am « Perciò ne’ contratti , [p. 151 modifica]che fanno tra lorp , non entra danaro ; ni fe¬ condo l’ufo de’ primi Uomini tutto il. cornate*" zio loro li fa colla qoaaigutazion d/ roba : il che.li procura di mantenere con gel olia, e eoo prezzi (Abiliti, acciocché coll'ufo del danaro noa s’introduca, fra loro l’avidità, e per mezzo d’effa que’difotow * danni, che provengono dall ’ inte- reffe. jEd affinchè gl’Jndiani;, che aqswne dèi Pub¬ blico vanno a coodur quelle merci., noo/v'abbia¬ no da rimettere del pròprio nel viaggio, che d’or¬ dinario (uqI durare più meli » fi confegnana i lor feminati. in cura ad alni a cip, deputati , i quali mirandoli quafi .cofa propria, li mantengono con tale efattezza, che rìtornàndo dal viaggio i padro¬ ni, fe ne trupvanoegualmente contenti, comefe fodero flati lavorati i terreni da loro fleffi . Ip oltre fi pagp loro la fatica del viaggio con roba del Comune , in cui benefizio fi fono occupati. .

Ma perciocché o per infingardaggine ; p per poca provvidenza, o per la .capacità affai .corta di quelle genti , molti fra effi fpendono pochi penfìeri per l’avvenire, cioè per attendere al ne- cefiàrio loro faftentamento ; e convien ricordare, che tanto gl’ Indiani Americani, quanto varj Po¬ poli dell’Affrica han qualche pemicizia coljafa- tica delle mani .* è convenuto in addietro, e con? vien tuttavia , che il Milionario , affiliente d’ ordinario a lei o,fette pila. perfone, abbia egual follecitudine a quella di up Padre di famiglia verfo ì faoi figliuoli non peraoche. giungi all’ufo della ragione. Si fon dunque trovati, e più.che mai fi praticano i feguenti ripieghi. Da che uè affegnato ad una Famiglia quel terreno, ,che vjen creduto più che haflapte, coltivato die fra , a tendere il neceffario foflentamento di tutto l’An-' no: fi dà loro la Temente; e quella poi al tem- K 4 po [p. 152 modifica]"pio Iti rateo Irò lì rifCuote da tatti nella ftefflà ' quantità, e fi -conferva ne’ granai / o ‘fià ne’ Ma- ■ gaazìnì del-Pubblicó per porer femmàre* freii’Ao- ' no' appretto . Senza- tal precauzione fuor didub- '4io e, che mangi erebbono tutto: In oltre lì ap¬ pretta * i più d’eflì' tino o più paja di bpoi per 'arare. -’Se fòflerolor pròpri, non faprebbérecon-- •fervatli , effendofTtalvolta olfervato , die dopo, -jrrer lavorato con etti/ per' hdn durar fatica aj -rimetterli fotto il giogo , non glìèl levano ■mai' da! collo, lafciandoli così'legati , come H lega¬ rono ìa prima volta .-Altri ancóra'arrivaho ad ammazzarli, e a mangiarteli1 in brève colla lor famiglia fenza rendere altra ragióne , quando foh cólti'nel fallo , fé non thè aveaho fame . Perciò i Miflionarj Scelgono alcuni de^fn'ù attivi ed aócòrri pèr Miniftri del Popoloacciocché come Infpettori vifitino, al -debito tempo, fe tutti lavo¬ rano* feminàno, raccolgono, e conservano il rac¬ colto,-acciocché batti alla lor famiglia pél vitto'e •veftita di tutto l’Anno; e fe tengano buon conto dé gliàriimali; e dove li trùóvano mancanti, li fanno gaffìgaf e fecondo il demerito, 'richiedendo il privato, e ’pubbliCo bèfte , che oghùrifòddis- facciaralTno dovére ,’ e Che i diligenti'non ab¬ biano a manttneré i nqghittofi. Contuttòciònon fon-' pùChi coloro, a’quali verfo la metà del l'an¬ no manca il vitto; o per cagione d’ infermità , •o d’ altredifavventlite, opure per la lóro irre- «jediàMl negligenzao pèr l’imprudènte Prodi • galifà ' ih confumare . il ricólto Ma perchè io quelle Popolazioni nón Ti vùol tollerare 'alcun mendicante, o chi pruovi Ta tentàzròn ’dì^ruba¬ re per neceflità : lo fpèdierité, che s’è prefo, è quefto . Oltre a i ' podéri ' adeguati1 al pàttreoia- re, v’ ha .'alcuni altri -fpaziofi campi-,-è de’-mi[p. 153 modifica]glioii del paefe, atti a feminarvi e piaatarvrtut- to ciò , che fùol fruttificare • in quel clima : e quefte fi chiamano le terre del Comune , e nel loia Linguaggio il Tvpdwbaf, che vuoi dire /« Toffefone di Dio. Vengono effe confegnate e rac¬ comandate ad alcuni - de* più indùftriofi ed atti¬ vi , acciocché le coltivino còl mezzo de’Fanciul- li di cadauna Famiglia , che fino a i quindici anni fono.obbligati a qtìefta coltivazione , fup- plendo eflv col numero e colla frequenza a ciò, che . amaca loro di forza.. La mattina dunque -tutti) dopo aver' prefo un.paco dicibo,-recita¬ te leOrazìoai', e afcoltata ha «fante Metta, a ri* ferva- dì quelli y che «lì dividono nelle Scuole, ed Officine-, .vengono in. numero di quattro © cin¬ quecento inviati dailoropifcali, o. vogliala di¬ re Soprintendenti ai Tupambttè, e vi ftant» tutto il giorno, occupati a- piantare -, zappare , e pei raccogliere ', e fgranare1 ri Maiz , ed altri legu¬ mi; nccotne ancora a coltivar' le piante del Co¬ tone/o- fia della 'Bambagia-, che richieggono maggior fervitù per potarle ,e tenerle nette dal¬ le male.erbe , cón raccoglierne poi il Cotone., aprirlo»/e:feccarto fini» a.métterlo ficuro-in ca¬ fa . Alle ore 22. ce flato il lavoro , fen vanno poi tutti colle Fanciulle alla Ghiela., finita che fìa la .'Dottrina de* Vecchi qer quivi cantano :per poco più. di mezz’ ora le loro Orazioni , -e po- feia odono la Dottrina Griftiona. dal-Miffionano.. . Entiò finalménte tutto, il Pòpolo nella Chiefa a recitare il'Rofario, ed altre poche Orazioni, che terminai», coll’atto di Contrizione. Ciò fatta., ufeendo di:Chiefa fe! Fanciulle fi fermano-dulia Piazza , ;edii Fanciulli- bel cortile del. Mi (Bona¬ rio dove è «preparata -la! lor. porzione .di. carne*

  • cantata òhe. hanno in »foro Lingua Ja. benedir '• zio[p. 154 modifica]zione, ne ricevono la distribuzione con andarsela poi tutti lieti a godere nelle lor case. Ed ecco come quelle picciole Repubbliche si possono in certa maniera appellar numerosissimi Moni- fterj, dóve mirabilmente jfon regolate -ratte le faccende sì’ fpirituali che tempora li della giorna¬ ta, e provveduto: il ^mantenimento d’ognuno.

Tutto quello poi che fi ' raccoglie di Sgrani, di fratta,-e di'Cotone dal Tupambaè, inficine coll’ erba, che chiamano Cah, di cui fanno-bevanda, fidepofitane’ pubblici granai e magazzini, per eflère ripartito nel decorfo-delT anno -fra gl' in¬ fermi, impediti, orfani ;-e-a chi per fervigiódel¬ la Comunità impiegato in-viaggi o rointfterl nofa. pnò coltivare i proprj campì; era coloro, che o per difgrazie carnali , o per negligenza propria verfb il fine dell’ranno non han.più.con.che fo- ftentarfi ; e finalmente a provveder di-vittoafpe- fe (fai. Pubblico tutti Coloro-, che per Servigio del Re vanno- a qualche fpedizion militare r.e prefi a rata dalle varie .Riduzioni afcendono talvolta fino a quattro o lèi mila guerrieri: « Tutta dun¬ que l'entrata del "Pubblico fi difpenfa nella ma¬ niera fuddetta, e lì -fov viene a ciascuno con gra¬ tuita limofìna , fecondochè ricerca -il loró bifo- gno ; e quel che fi dice ora di una-Riduzione, fi truova e fi pratica : parimente in tutte le al¬ tre. Ed ecco un’invidiabile fiato di quegli- abi¬ tanti per -quefta confunicazion di beni , . prove- nendo da efla, che fra loro tutti benché Poveri fieno ricchi abbaftapza , e fi mantenga una cer¬ ta tal quale uguaglianza ;-mentre nttwidf efli fuoleaver più de gii altri -; e ì hifognofl - truo- vano quanto fa « loro d’ uopo per Toppi ice ralle proprie neceflità . Però ancor quìi troviamo una lèmbianza de’primi Criftiani-, e della Chiefa pri[p. 155 modifica]mitiv-e. E tanto più effa fi fcorge all’oflervar^ ficcome già fu accennato di fopra, che fe alcun di que’ Popoli patifce fpezial careftia per gli ac* ridenti delle ftagioni, che foglione defraudar’ t fudori e le fperqnze de’lavoratori ancor più fol- leciti, 0 per la*mortalità de ì beftiami, o por altre limili .naturali cagioniufiino l’altro Ri¬ duzioni di dargli foccorfo cori quanta limofina occorre al fuo bifogno , e fenza chiederne altra mercede, che la prometta da Dio a chi ilfoften- ta ne’ famelici., o U ferve ne’ fuot infermi1. Non minor pofcia è la cura in ogni Riduzione pel veftite de gli .abitatori . In un fole Cortile , co¬ modo a gli occhi de’. Miffionarj, fon difpofte le Officine , o fia le botteghe -del Pubblico , niun’ altra contandofene nelle.Riduzioni. Quivi fi fab¬ bricano di mano in mano le cofe neceflàrie .per la gente . La principale c quella de' Teffitorì ,'i quali lavorano continuamente la tela per velli- re il Popolo . A quello fise fi.diftribuifce ogni fettimana alle Donne e Fanciulle una determina¬ ta quantità dii Bambagia; « tutte collo fletto or¬ dine il Sabbato ! riportano tanto filo , di cui i Teffitorì formano tante braccia ditela. Con que¬ lla attenzione fi viene adavere ogni anno Ta prov- vifion, fufficiente e fovrab bendante per veftire tut¬ ta la.gente . Che fe fi lafciaffe a gl’ Indiani la cqra di procacciarli il veftkb , la fperienza ha già uilègpato, che tnoltiffimi di loro per pura pigrizia fe n’ andrebbono nudi, come quando era¬ no Infedeli. Oltre a tutti quelli regolamenti nel¬ le Riduzioni, che verfo il fine del profittino paf¬ fato Secolo fi fon fondate nel paéfe de i Mocbi, s’è introdotto un pubblico Spedale, dove fon raccolti e alimentati gl’ Infermi abituali, e i po- Teri Vecchi, che non poffono più guadagnarfiil Pa* . / [p. 156 modifica]pane ; e hèl centro d'ette Riduzioni dna -'Spécife- tia, che provvede a tutte 1’ altre alle fpefe del Pubblico ogni Medicaménto fecondò il bifognò .di ciafcuna ; e in oltre- una Libreria v che è co* -nume a tutti i Miflionarj di qtaelle parti : in¬ tenzioni tutte della Carità e Prudenza di que’ Reirgiofi, acciocché niufi' comodo manchi al di¬ letto lor.Popolo Fedele, ed invogli anche-'gl’in¬ fedeli ad unirli con loro.