Il Cristianesimo felice nelle missioni de’ padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai/Parte I/Capitolo XIX

Capitolo XIX

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CAPITOLO XIX.


De gli Animali del Paraguai, e dell’ uso di essi.


ALlorchè gli Spagnuoli cominciarono a stendere dal Perù e dal Chile le lor conquiste nel Paraguai, e a fondarvi quelle poche Città, Ville, e Commende, che vi hanno, introdussero colà ancora la maggior parte delle Bestie, e d’altri Animali, che servono in Europa all’uso e servigio de gli Uomini, come Cavalli, Asini, Muli, Buoi, Porci, Pecore, Gatti, Cani, Galline, Oche, Pavoni, e simili. Per la copia e bontà delle pasture se n’é quivi moltiplicata a dismisura la specie; e ficcome olfervammo ài Ca¬ pitolo V. ettendo fuggiti da i Padroni di- tanto àiì tanto- Cavalli , è Cavalle , Biioi , e ‘Vacche con rifugiarli rie’ bofchi , e vivere anche nelle campagne , maflìmamente di Buenos Ayres , in -libertà; motivo di ftupore é 1 intendere, quante ftermiuatamente lì fieno ‘propagati quegli Anima¬ li in liti tajli , benché abitando in tpaefe , -dovè -hanno piena, giurisdizione i Lioni , e le Tigri-, che fanno d elfi quotidianamente buoni conviti.

Molte -Ilble è paeli dell’una e dell’altra Ameri¬ ca fi contano , nelle quali fi truova o poco o - ,mol[p. 157 modifica]molto di tali beftie nelle forefte . Degno é d’ef-. fere letto ciò, che.ancora ne fqrive il Padre Gae- tano Cattaneo, favellando déllé campagne di Bufe- • nòs Ayres in una fua Lettera, che fi leggerà in - fine dì quella Operetta. Così aincora tra il grati
: Fiume della Piata , é,il Braille fi truccano fel-- ve d’incredibil’ eftenfione e lunghezza, dove han fidata la lóro abitazione i Cavalli , i Buùfe le* Vacche fuggite , e quivi dilarata la razza! loro- ad un eccètto tale, che fembra incredibile, epu- re è certiflìmo . La prodigiofa quahtità , .che fe ne-uccide ogni anno per ricavarne la pelìé , o -pur fola mente là lingoa , è il gratto, pare che fpaventi la noftra immaginazione.' 11 trafficoàp- pu’nto delle pelli quello e, òhe fpezial mente fi fa a Buenos Ayres, e né’contorni, attendendo que?* gli abitanti al macello de’più grandi fra-1 Tori lelvatici nella . forma e quantità , che vien de-' fcritta dal fuddetto Refigiófo ; e quefte poi fono portate in Europa . Que’ Corami sì grotti /'che¬ tali* Inghilterra’vengonó jn Italia , fon formati delle pelli bovine, che quella induftriofa Nazio¬ ne va a comperar nelle cofteQcòìdehtàlì deìf’Àf- fiica, è fopra tutto al Paraguai ; pagando fèi , fette, ed otto Reali cadauna d’effe. Vero è, "che gli Spagnuoli non permettono il venderne ad al¬ cuno, mandandole effì di tanto in tanto attàif- finje navi a Cadice /dorè probabilmente gl’fn- glefi pé- jefiipi andati; ne doveano comperare gran quantità ; ma fuor di dubbio è, che ora tanto i Portoghefi, che gl’ Inglefi ne fanno anch’effi buon .carico per contrabando . Al difpetto de gli Spa-. gnuoli nell’ Anno 1679. andarono etti Portoghe-' , ficcome dirò più abbatti», ad occupare un fi- t0 in faccia a Buenos Ayrès , e quivi piantaro¬ no un Fòrte, Ne furono appretto slo'ggiati dàgli [p. 158 modifica]Spagnuoli d’ allora ; ma ritornativi col tempò I Portoghefi , fòrte per la. negligenza de i Gover* natori fufsqguenti di Bueoos Ayres, fi f reifica¬ rono di nuovo nell’ ìfola di S. Gabriello , e vi alzarono una Fortezza^ con cui anche oggidì ten¬ gono occupato quel uto : Colà dunque capitan* do..anche gl’ Inglefi, i quali meditavano nell*An* no! 1727. .di occupare un’ altra di quelk Ifole, ó llavrebbono jfatto, fé non erano prevenuti dagli Spagnuoli, hon manca loro il comodo di fare una rtcca incetta di cuojo bovino par portartelo alla lor Patria, e diftribuirlo poi acconciato pel va¬ rie Città a Italia. All© feroci^beftie, che sbra¬ cano, anch’ efse in quell© vafte felve gran copia di Vitelli , fi fono aggiunti ancora i Cani colà rifugiati , e moltiplicati fufseguememente a mi* gjiaja, i quali non men che i Corvi fi nutrifeo» no della carne abbandonata di tanti Tori, che vengono uccifi da gli Uomini; e qualora, ne man* chi alla lor fame, fan guerra anch’ etti a i be* ftiami viventi. Come' tuttavia in mezzo a tao* ti fpietati nemici. :fi: fia potuto mantenere la pro- pagazion delle beftie bovine, pare che non fi Sappia intendere ..Certo .é nondimeno , che nel 1730. in cui il fuddetto P. Cattaneo fi portò al Paraguai, dorava lo ftefso macello ,'ma coprar* vertirne egli la diminuzione prefente , e l’appa* renza di vederla maggiore andando innanzi . Ed ancor noi poffiam ben conchiudere', non efsevè molta l’economia, e la prudenza in quefto con* to si de gli Spagnuoli , che de gl’ Indiani abi*: tanti in quelle parti. Un ferraglia, per cosi dì-; re , o parco si doviziofo. di beftie bovine , me* rkevebbe d’efisere governato con più riguardo per gli tempi avvenire . Avrebbero elfi da conten¬ tarli ogni apno di un numero difereto di quegli [p. 159 modifica]animali, e trovar gente/che io vece di far tan¬ to fcetnpio di Tori , eftirpafse col focile e con.. altre armi* quanti Lioni. e Tigri -mai fi potefsè, e fopra. tutto fchiantafse que’ Cani divoratori, 1 quali crefcetido ogni dì più arriveranno a for¬ mar degli eferciti, e ad mfeftar’ anche la vita de gli.Uomini ; .il che s’è già cominciato a provare.

Ora i Criftiani abitatoti nelle fioritiflime Ri¬ duzioni dell’ Uraguai e Paranà foliti fono a por- ràrfi anch’elfi alla caccia de’«Buoi, delle Vacche, de’ Cervi ec. nelle flette felve y che abbiamo po¬ ca fa deftritte. Dalla, Storia delle Miffiont de* Ciquiti fi ricava., .che circa il principio dei cor¬ rente Secolo1 furono quelle .Criftiatoità in gran pericolo di rovina; per la,, fiera nemiftà infetta fra effe,.e i Ropoli Gtfafioqt tuttavia Infedeli, e fituati fra il Fiume;Uraguai, e le. foreftefòpra mentovate,, perché que* Barbari impedivano a i Criftiani il,$aff*rc ì Urqguai a far próvifiotò di • Buoi e .Vacche, delie quali folcano radunare, venti 9 trenta mila ogni anno nelle vefiiffme campagne, che. ftanno alle fpondi del Mare Atlantico : periodai la fame e careflia affligger)* afl/tijftmo le Riduzioni Cri- ftiane. Efpofe. coraggiofamehte la fua vita il P. Giufeppe de Atee infigge Milionario della Com¬ pagnia di Gesù, e folo pafsò a trattar con gl’in¬ viperiti Guanoas, riunendogli io fine di placar-' li, e di riftabilire l’antica pace ed amicizia fra qtae’ Popoli. Oprilo buon Servo di Dio arrivò poi nel Dicembre del a coronar le.foe A- poftoliche fatiche colla palma del Martirio fra ,i Barbari-fari Paraguai fuptìriore . Servirà ancora, la fuddgrta notizia a meglio intendere, fin dova afcenda 1’ inefplicabil propagazione del .geoere. bovino nelle felve fuddette. Altre Riduzioni poi vi fono, che tengono bofchi vicini., dove fi sop. [p. 160 modifica]rkovrati Buoi e Vacche, ed4 h* uno1 moltiplicata la lor progenie. Spezialmente in varj fiti dall-una e dal l’altra patte de’Piami Paraguai, Uraguai , e Paranà, fe ne truova gran quantità/e como¬ damente a caccia di quèftì Animali infefvatichi- ti fen vanno ì Criftiani per provveder- di scarne le lor tavole; e venderne poi le pelli . Per- al¬ tro ogni Riduzione ha (ufficiente provvifiòne di Buoi, e Vacche, e di Cavilli domeftici , de’qua- li lì fervono1 alla giornata/tenendoli nondimeno in una manièra ben diverta dall’ordinariavd’Eu¬ ropa. Imperciocché non ofaao quegl'indiani Hal¬ le e fenili per le beftie; ma fbori d’ uno o due cavalli, che tengono nel cortile , tutti gli altri li lafciano contìnuamente liberi alla campagna* Però quando han bifogno di buoi o Cavalli per loro ufo , montano- a cavallo , e col - laccio li | ▼anno a prendere, come fi fa n^’ bofehi d’alcu¬ ne maremme d'Italiadove lì mantengono ar¬ menti bovini con eguale'libertà . La’maniera di prenderli è la feguente, adoperata per -prendere non men le Selvatiche, che le domeftfche- be¬ lile. Vanno tre ,o quattro a cavallo con una lunga corda, un’eftrenrità della quale è afficu- rata alla,fella, e nell’altra eftremità. fta il lac¬ cio,. che slargano e-(trtrigono a lor piacimento . Girando in arra la corda per tenerla-'in-moto , danno la caccia al Toro, 0 alla Vacca, cliè *o- 'liono prendere; e quando-lì conofcono a; tira , anciano-benché da ìnngrla corda, e cól laccio* che fta in fondo, colgono ta beftia ndle coma- » o nel collo con tal deftrezzar, che-di rado falla¬ no il colpo. Se fen tendofi prefo il Toro, va conerà di loro,'lo fchivano mirabilmente , ffd- gnendo ri cavallo da un lato. Se refifte, e(fi ri- j cerano purè di fianco la (coffa, prendendo foni* pre [p. 161 modifica]pre il controtempo, tanto che gli fanno perdere la forza . Se alberi vi fono , veriffimilmente '& ■ fervono d' elfi, come s’.ufa io Italia, per.girar-, vi intorno la corda: il che abbreviafandamen- - to del Toro. In forami «.forza di deftrtxza un. Fanciullo di.quattordici q quindici anni prende¬ rà uno .di que" Tori .fieriffioM , e non’fel lafcqrà fcappare; .ma con tirarlo ora, da.una parte, ora da un’altra f e non mai diritto ) gli fa far tan¬ ti raggiri ; che lo flracca , ftordtfce , e lo ftra- mazza . Quando fono., in più., e preme, loro di far pretto, fe l’Animale fa- refifteóza, gli getta¬ no un.'laccio alle.gambe di dietro.; e fe:quello non batta, ae lanciano uri* altro alle gambe da¬ vanti, finché.tirandolo chi. di qua, e chi di là,' il buttano à terra, e ne fanno ppl ciò. che loro piace. Da tutto ciò, fi può argomentare , che non è peranche introdotto fra quelle genti l’ufo di ricavare il.latte dalle-Vacche, di cui fi fervono cotanto alcuni Popoli d’Europa per fame.burro o Ila butko, formaggio, ricottacrema ec.

Affai più difficile riefcc poi il prendere i Ca¬ valli, che non ban corna, e corrono fenza para- goo più dei Tori; laonde chi è a cavallo, convien che faccia correre il fuo mofro più dell’ altro , tagliando qua è là il cammino a, quel che fug-- ge , finché giunto al tiro , nella ltelfa carriera gli gitta al collo il laccio-, e lo coglie. In qUe-- fta funzione fon deftriffimi quegl’ Indiani, ficco- me avvezzi, allorché han bifogno di Buoi o' Ca¬ valli per loro ufo, a prenderli alla campagna, nella maniera fuddetta: maniera che parrà ftra-. na e ben faticofa ai noftri, Europei ,ma che¬ tale non dee ,parqre a quegli fteffi Indiani , con¬ tenti di rifparmiar le fatiche, che fra noi oc¬ corrono per provveder di cibo , e. per cuftodire Parte I. Li no[p. 162 modifica]i noftri bcftiami . Quel che è' più :d* ammirare , eoa que’ medefimi lacci faol prendete la gente qualunque Fiera , per feróce che .fia : giacché ' vanno anche a caccia delle medefime per gua¬ dagnarne le pelli, le quali fono anche per que’ paefi un’ utile mercatanti a . Per la Tigre nondi¬ meno fa ili 'me (Iteri tifare una deftrezza partico¬ lare in fapere dar volta col cavallo , fubito che curila è prefa , 'e tiraria’ qua e là ftrafeinando- leta addietro , -finattantoche refti ftórdita e con- qua flati. Imperciocché fe dopo avérla prefa pel collo, le fi dì tempo che potta afferrar colle zanne il laccio, va a rifehio il cacciatore, che quella :® con uno ferappone il tiri giù dacaval¬ lo , o che con un lancio gli falti. addotto . Ma effi ben fanno prendere il tempo , di- modo che la maggior parte delle Tigri, che prendono , è in- quella forma .- Credefi, che le Tigri del Pa- rftgttai fieno ^ordinariamente più grandi , e più feroci di quelle dell’ Attrita ; e di tal fierezza , che fe 'vien ferita da palla d’ archibugio una d’ effe , quando non refti fui colpo ( il che è cafa tata ) , in vece di' fuggire , s* avventa fubito centra del feritore , diftinguetidolo quantunque foffè fra cento, il- quale y fe non è ben prepara¬ to con armi, oajtrrato dà altri, corre grave pe¬ ricolo* -Altri poi fon così deftri, che nell’avven- tarfi loro-la Tigre, colla Mazza le vibrano un colpo in un fianco , con rompe rie in tal gaifa il fallo , e sbalordirla^ ; il che fatto fe fe fraglia- nò addotto , e coti altre mazzate fa fmìkono . Ancorché il primo colpo- fia poco, ptefhnte , ba¬ tta per farla ft ramazzare a terra-. In altra gui¬ fa ancora Tuoi ■ farfi cori perkolofo cimento da gl’Indiani-Infedeli, getlté, che per nOb far’altro meftiere ; è più fpértà? de gli altri alla.caccia . •- Co* [p. 163 modifica]Costoro vanno per lo più ignudi, se non che portano un girello di piume, che cala dalla cintura al ginocchio, e si macchiano il corpo con varj coioti per apparir più terribili a chi li guata. Non pettinano mai, nè tosano i lor capelli, che perciò sono quanto mai possono essere scarmigliati, e orridi da vedere. Molti di loro portano incastrato nel mento alcun pezzo di vetro, o di latta, o pure un’osso, ornamento veramente bizzaro, che maggiormente li deforma . In forcina pare che ftudino di comparire, non uo¬ mini ma babnini, e beftie . Ora coftoro , oltre all* arc« , alle fréccie, e alla lancia, portano al¬ la cintnra due palle rifonde di pietra, attacca* te con una berla di pelle alle due eftrenfità di una corda lunga due o tre braccia , fatta di pel¬ le di vacca, la qual ferve loro di cingolo, ed è un’ arme fieriffima . Imperocché in occafión- di' combattere prendono in mano 1* una d‘ effe pie¬ tre , e cominciano venuta 1’ occafione a girar F altra per aria come una fionda , finché vien Io* ro il taglio di fare il colpo. Allora le lanciano benché da lungi con tale empito, che fe colgo¬ no uno nei capo, gliel fracaffano ; e fe in altra; parte, lo ftromazzano, perché fe gli attortiglia¬ no intorno alle braccia , o alle gambe , e il le¬ gano cori , che difficilmente può. più correre o muoverti : U che fatto, a man fai va l’afialtano ed uccidono* Célie fuddette palle per lo più pren¬ dono gii Strtìzrfolì, e fovente anche-le Tigri, e iLioni medefimi, Capendo effi tirarle condeftrCz- za mirabile alle gambe di quelle fiere, ed avvi¬ ticchiarle in maniera , che non poffono più fvi- lupparfi . Ed allora córrono loro addotto , e le prendono vive, 6 le accoppano , come più loro piace v I Lionl per altro fon pochi hi compara[p. 164 modifica]aion deUe Tigri , nè fogliono come quelle ufcir de i bofehi , perchè ivi trdavano affai fofèeato¬ mento.

Ordinariamente van quegl’indiani a.caccia-de’ quadrupedi e de’ volatili coll’ arco e colle frec- cie ; e fon così deliri ed uiàti a tirar diritto, che anche involo fanno belli (lìmi colpi, ed uccido¬ no UPefce, che comparifce a fior d’ acqua. Ma per la caccia de’Cervi, delle Bicugne, deiGua- nacchi le d'altri animali grotti e veloci,.fi fer¬ vono- de’.lacci corridori) e delle palle attaccate alla corda . La Bifugna è un’ Animale alquanto limile al Capriolo, ma più grotto Del pelo del¬ la pancia d etto fi fanno cappelli finiffimi , che nói.diciamo di lana di Vigogna, Coll’altro pelo de’ fianchi fi fabbricano dalla gente Indiana guan¬ ti, fazzoletti, e tovaglioli, che fono attaiInaia¬ ti . Il Guanacco è parimente Animale fomiglian- te al Cervo ,.ma un poco più picciolo di cor- | po, coll’ unghia fetta come le capre , con occhi grandi , neri , e belli/fimi , con collo attki lun¬ go , portando la tetta attki alta con gran mae- ttà . E velocittìmo al corfo , ma per pocò tem¬ po . Prefe che fon quelle beftie, facilmente fi di¬ me dicano-, e fe fervono gli Spagnuoli , fpe- zial mente nel Pctosì , per portare giù da quelle orride montagne in iftrade difficili e fcofcefe la terra, che cavano dalle Miniere . La lor lana , limile più tofto a quella.di capra, che di peco¬ ra, qual bianca , qual nera, qual rotticcia , ef- fendo ordinariamente lunga un palmo , due , o tre , ierve loro di batto . Amano più il freddo che, il caldo , in guifa che quando foprggiugne il Sole, e comincia a fcottare, anch’efle comin¬ ciano a belare , e poco appretto fi gittano a ter¬ ra per ifcaricar la Coma, nè vogliono più con etta [p. 165 modifica]tetìa camminare. Gl’Indiani ne màrigiapò la cari «e, come noi facciamo;il Cafttato, ed appuhtó -da gli SpagnUoli vien chiamato anche quefto ani¬ male Calmerò ; ma .gli Europèi feritèndo quell' odore, ó fiafetot di felyatìco, n^ patifcono ta¬ llo naufeà, é però abhorrifcono il mangiarne.

Abbondano ancora qUe'pàéfi di Capre felvagj- gìe , di Lepri/di Cignali, e di tre fpecie di Cer¬ vi, ileuni di'maggiore , ed altri di mino? cor¬ poratura , alla caccia de* quali va chiunque Vuo¬ le, e della lot calne fi regalano lemenfe di quel¬ la gente, e le pelli poi fi vendono . Vb fi con¬ tano ancora attaiflìmi Spruzzoli, Uccelli idi gam¬ be sì alte, e collo sì ritto; che arri vano'rall'al¬ tezza diun’uottio. Per UVètT ali troppo picchi¬ le a proporzióne dèi corpo, don pofforto Volare; ma aiutati da éflè corrono 'Al velóci, che pochi fon que’ cani, che li raggiungano. Le lor piume di color Cenericcio,'tinte dì divertì colori /.fer¬ vono a far de i bellMìmi pennacchi ; e 1’ uóva fon l»umt‘da^ mangiare àLpàri di quelle di Gal¬ lina , contenendo uno d’ effi una dozzina di que¬ lle altre.Fatto è poi, chedigerifcano le pietre, e .per finò l’ottone , e il ferro . Truovafi ancó¬ ra, fpezila finente faelle tette de i Mocbi, un'Ani¬ male chiamato Orocomo della grandezza di un grof* fo ca6e col pelo rotto, col mufoaguzzo, eden- li ben’ affilati. V Indiano coll’ armi fi fa rifpet- tare dà- quefta Fiera . Mà s’ egli è colto difar- mato, l'attalifce la Fiera ,: e il gitta per terra , fenza pelò fargli male, purch’egli abbia-la; pre¬ cauzione di fingerli morto . Allora l’Orocomo fi mette é dimenarlo , gli tuffa tutte le parti del corpo; è dòpo eflèrfi figurato , che colui effet¬ tivamente non fia più vivo -, altro non fà*’che coprirlo c-dh .‘foglie e fterpi, e poi fi caceia- nel

. L ì più [p. 166 modifica]più fólto delta felva. AUora l’Indiano, che fai riti regolari 4» .quella Fiera appena la feorge fparira da’ fuoi occhi, eh? s’alza, eli raccoman¬ da alfe gambe; o pure s’irrampìna fopra qual¬ che. albero, dove fta fuor di pericolo; e di là fta a mirare l’Orocomo, il quale infallibilmente tor¬ na i ma accompagnato da pna Tigre , che feoi- bra invitato da etto per foco partire i? preda . Ma più non ritrovandola, prorompe in qrlffpa- ventofi, riguardando iitapto il fqo compagno , qualìche voglia atteftargji il dolore d’averto in¬ cannato . Ne fi dee tacere , che in quelle fore- fte li truovapo Orli innumerabili , e di' fbecie diverfe , una delle quali è particolare del Para- guai , e fi chiama Or/o Formica/o,.. Quello Ani¬ male non può aprire la bocca, o per dir meglio, la fua. bocca altro non è che un buco ritóndo . Prodigiofa quantità di formiche, e formiche, che recano non pochi danni, produce quel paefe. Ora 1’ Orfo fuddetto caccia ti grugno it) una di que¬ gli orribili formicai , e fpignendo fuori la lin¬ gua per quel buco, fe la lafcia empiere di que- fli animaletti, e ritirandola tutti gl’ inghiotte . ritorna tolto al medefimo giuoco , finche fi truo- va fatollo di quel sì fquifito cibo. Se quella fe¬ roce belli a nqn ha denti da adoperare, non le mancano per quello dell’ armi terribili da com¬ battere. E quelle fpp le uoghie de’piedi. Nè li gitta addotto a chi gli vien incontro con mal* animo, come fanno i /igni e fe Tigri ed al¬ tre Fiere , le quali chinandoli fi slanciano poi addotti» al nimico ; mà afpet'ta , ed afferra dall* una parte e dall’ altra il corpo con quelle fue unghie, e con una forza tremenda in un fubito io mette in brani. Suol combattere colia Tigre, ca abbracciatala fcorwfemeute con quella gran pre[p. 167 modifica]ria, la sbrana . Nulfedimqno perché la Tigre menare,anch’ elfo molto bene le fue zanne o vogliam dira i fuoi denti, per lo più fogliono reftar amendue morti fui campo. Peraltro, fic¬ come ho detto altrove, non lì fente quali mai, che quelle Fiere infuitino alla vita de gli Uomi¬ ni» , fe non fono ftuzzicate dalla fame , o noa fi fa loro jnfulto; né gl’indiani, tuttoché vada¬ no sì fervente a caccia ne’ àofebi, lì mettono paura d’ ette , forfè perche van bene armati, e. preparati per «Pattarle, fe. riatterò di volercon- verfazione con loro,

S’ è accennato di fopra » aver gl’ lodiani Cri¬ ftiani buon numero di cavalli e buoi per ufo lo¬ ro, e per la coltura delle campagne , il mante¬ nimento de’ quali cofta lor poco. S’ ha ora da aggiugnpre che tengono ancora cavalli e muli perfervigio del Comune, e per confervare il com- merzio mercantile , che s' è ftimato a propolito d’intrpdurre ed alimentare fra quelle Popolazio¬ ni . Perciocché ficcome la fpqrìenza ci fa veder^ in altre Provincie del Mondo, che non può.pgm Popolo vantare (Ogni fòrta di grano e di frutta,' e. in eguale abbondanza, ri per la differente qua¬ lità de' terreni , per la vanetà. drife ftagioqi e pel diverto gemo de gli abitanti : così anche nel Paraguai v’na chi più de gli altri abbonda di finemente, di Maiz, di cabrati., di vacche «c. e chi di cotone, di tabacco,-, di àera * di mele qc. - Però gli uni vendono a gli altri- cip , che loro avanza, ricevendo in pagamento frutta o grani d’altra (pecie,fecondocnè ne abbifognano . 1 prezzi fono ftabilì , fenza che fi pollano altera¬ re, affinché l’avarizia de gli uni non dpfficulti a gli altri U rimedio alfe propria necefljtà - Però Il di più , che fopravanza di grani , di frutta , L 4 di [p. 168 modifica]di tele ec. ad una Popolazione ,fl trafporta «4 altre, che ne fcarfeggmo, e il ricavato va a be¬ nefizio de*particolari-o di tuttala Repubblica . Màndanfì ancora dì quelli naturali , e delle ma¬ nifattore a Buenos Ayres , e a Santa Fè, per ri¬ cavarne danaro , perchè il tributo fi dee pagare in danaro.