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../XXVI ../XXVIII IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Saggi

XXVI XXVIII

Convienti adunque guardare etiandio da queste disordinate e sconvenevoli maniere con pari studio, anzi con maggiore che da quelle delle quali io t’ho fin qui detto, perciò che egli è più malagevole a conoscer quando altri erra in queste che quando si erra in quelle, con ciò sia che più agevole si veggia essere il sentire che lo ’ntendere. Ma, non di meno, può bene spesso avenire che quello che spiace a’ sensi spiaccia etiandio allo ’ntelletto, ma non per la medesima cagione, come io ti dissi di sopra, mostrandoti che l’uomo si dèe vestire all’usanza che si vestono gli altri, acciò che non mostri di riprendergli e di correggerli; la qual cosa è di noia allo appetito della più gente, che ama di esser lodata, ma ella dispiace etiandio al giudicio degli uomini intendenti, perciò che i panni che sono d’un altro millesimo non s’accordano con la persona che è pur di questo; e similmente sono spiacevoli coloro che si vestono al rigattiere: ché mostra che il farsetto si voglia azzuffar co’ calzari, sì male gli stanno i panni indosso. Sì che molte di quelle cose che si sono dette di sopra, o per aventura tutte, dirittamente si possono qui replicare, con ciò sia cosa che in quelle non si sia questa misura servata, della quale noi al presente favelliamo, né recato in uno et accordato insieme il tempo e ’l luogo e l’opera e la persona, come si convenia di fare, perciò che la mente degli uomini lo aggradisce e prendene piacere e diletto: ma holle volute più tosto accozzare e divisare sotto quella quasi insegna de’ sensi e dello appetito che assegnarle allo ’ntelletto, acciò che ciascuno le possa riconoscere più agevolmente, con ciò sia che il sentire e l’appetire sia cosa agevole a fare a ciascuno, ma intendere non possa così generalmente ogniuno, e maggiormente questo che noi chiamiamo bellezza e leggiadria o avenentezza.