Fior di Sardegna (Madella)/Capitolo XXV

Capitolo XXV

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XXV.


... Era la sera del due novembre. Dopo una triste giornata di nebbia, di vento, di freddo, — la tradizionale giornata dei morti, — pareva che il tempo volesse cambiare. Le nuvolaglie color di piombo a sfumature rossastre svanivano lentamente sullo sfondo verdognolo del cielo, il vento cessava, ma il freddo regnava sempre, sicchè Bastiano, uno dei servi di don Salvatore, che si trovava per caso in città, aveva pensato di accendere il fuoco in un angolo della loggia del cortile e di sedervisi davanti su uno sgabello dl legno nero. — Il gran camino della cucina faceva fumo e donna Margherita non voleva che vi si accendesse il fuoco finchè non fosse riparato questo inconveniente; il focolare poi era stato del tutto soppresso, e perciò Bastiano, messo di malumore dalle ultime folate di vento che gli battevano sulle spalle, borbottava fra i denti:

— Eh! pare che i miei padroni vogliano seguire la moda! Maledetti camini! Ma non si poteva dunque lasciare il focolare, lì, in mezzo alla cucina? No! perchè a don [p. 110 modifica]Salvatore hanno detto che in continente non si usano focolari, ha voluto disfarlo. Al diavolo il continente! Vedrete un poco a che arriveremo! Sissignori! fra poco don Salvatore, se gli diranno che in continente non si usano «più» berrette, ci farà togliere le berrette e mettere il cappello... Aih, aih!.. — Suonò l’avemmaria, triste, vibrata nell’aria fredda, ma il servo non ne fu punto commosso e la lasciò suonare senza neppure farsi il segno della croce. Ahimè! l’incredulità si è diffusa tanto nel mondo, che ora non credono più neanche i servi sardi, il che è tutto dire... Bastiano rattizzò il fuoco e, invece di pregare, per divagarsi alquanto dal malumore che lo infastidiva, pigliò un pugno di patate da un cesto lì vicino e le mise ad arrostire fra la cenere calda. Era un tipo curioso, Bastiano. Nativo di un villaggio di Barbagia, vestiva però il costume di X*** perchè vi abitava da molti anni; ma se si fosse mostrato in una città del continente col vestito che indossava quella sera, è certo che chi l’avrebbe visto si sarebbe formato un orrendo concetto dello splendido e pittoresco costume di X***, I calzoni e la camicia, che un giorno potevano essere stati bianchi, sembravano di tela nera; il velluto e il panno, il cui untume luccicava al riflesso del fuoco, non conservavano più colore umano, e il viso e le mani di Bastiano poi avevano la caratteristica tinta bruna con cui generalmente viene immaginato il diavolo. Solo il bianco degli occhi alla cinese conservavasi pulito; pure il servo aveva una fisionomia cosi aperta e simpatica, non ostante la sua aria di contadino ignorante, ma furbo e burlone, che non si provava alcuna ripugnanza a stargli vicino. Infatti, mentre toglieva le patate dalla cenere e le puliva con una manica della camicia, — l’altra gli serviva per pulirsi il naso e la bocca, perchè di fazzoletti non si parla e meno di tovaglioli, — una persona uscì dalla cucina, si assise accanto a lui su un altro sgabello, e porgendo le mani alla fiamma esclamò!

— Ah! che freddo! Ho visto il fuoco dalla finestra e son venuta per riscaldarmi i piedi. E’ tempo di cominciare ad accendere i camini! — Era niente meno che Lara! In due mesi aveva molto cambiato, facendosi sempre più alta, sottile e pensierosa; non derideva più nessuno e come da bambina si compiaceva nell'ascoltare le chiacchiere e le [p. 111 modifica]fiabe della servitù; ma una tristezza infinita, quasi il riflesso di un dolore nascosto, le velava gli occhi, e un sorriso acre, di scontento e di noia, le increspava le labbra pallide.

Bastiano le ripetè le sue idee circa il camino e il focolare della cucina, poi si azzardò di porgere su un pezzo di sughero le patate arrostite, pregando Lara di prenderne qualcuna. Essa sorrise, stringendosi nelle spalle, sotto il corsetto oscuro, e spinse la sua affabilità sino ad accettare l’invito del servo; prese con la sua manina diafana una patata da quel vassoio assai democratico, sorrise nuovamente e mormorò: — Glielo dirò poi, perchè vedo venir Peppa... Sì, è meglio dopo, quando Peppa rientrerà per apparecchiare la tavola. Ora voglio ascoltarli... mi divertono tanto! Ma come è sporco Bastiano! — Lo squadrò con uno sguardo annoiato, poi si guardò le mani che teneva incrociate sul grembialino di percalle oscuro, e provò un brivido; al confronto di quelle del servo le sue mani parevano di morta. In quel punto venne Peppa; era una ragazza di sedici anni, bellina, ma con gli occhi piccini piccini e la voce grossa. Peppa e Bastiano si odiavano cordialmente dopo la scena della festa della montagna; si bisticciavano eternamente, rinfacciandosi ogni difetto e debolezza; pure avevano intervalli di pace, durante i quali ragionavano con calma. In quella sera si trovavano in uno di questi intervalli. Peppa si sedette a piedi in croce accanto al fuoco e li sporse sulla cenere.

— Oh! sei calzata, Peppona! — esclamò il servo guardandoli.

— Lo sei tu e non posso esserlo io? C’è il fango alto un palmo nelle strade. Ma guardi, guardi, donna Lara, le mie scarpe sono rotte, è vero sì o no?

— Sicuro!

— Sono in trattative per rattopparle con mastro Erbasicca, il calzolaio dei poveri, come lo chiamano, ma non possiamo accordarci. Lui pretende due lire; a me pare basti una lira e mezzo!... — Si levò una scarpa, in istato davvero lagrimevole, e Bastiano la guardò con l’aria importante di chi se ne intende. Rise ed esclamò:

— Come sei sfacciata! E vuoi che per una lira e mezzo ti rattoppino quelle scarpe là! Benchè mastro Erbasicca [p. 112 modifica]sia il peggior calzolaio del mondo, non credo che sia così imbecille da rinnovarti quelle scarpe per una lira e mezzo! — Peppa cominciò ad alterarsi.

— Oh, oh! — gridò, — per chi mi pigli? Quanto hai dunque pagato perchè ti acconciassero gli scarponi?

— Come! — rispose Bastiano, adirandosi anch’esso rialzando la ghetta di albagio su i grossi scarponi ferrati, — e metti le tue ciabatte al confronto di questi? Io ho pagato un lira e mezzo, sì, ma i miei scarponi non bisognavano che di tre chiodi e di una toppa di cuoio, su un buco. Il calzolaio, sentito come tutti sieno ladri nel mondo, pretendeva mettergli i tacchi nuovi dicendo che questi si dovevano subito consumare, ma io assolutamente, non ho voluto, e infatti ecco, i miei scarponi conservano ancora gli stessi tacchi e sono buonissimi!...

— Ufh!... Ciò appunto significa che io non devo pagare due lire!

— Ma... per Dio santo, Peppa... tu non comprendi un acca!...

— Tu sei un mascalzone e vuoi aiutare i calzolai a rubare a man salva!

— Peppa!... — gridò Bastiano con indignazione.

La questione sarebbe finita con i soliti guai, se Lara non si fosse posta in mezzo dicendo:

— Finitela! Non avete ragione nè l’uno nè l’altra. Due lire sono troppe, ma una lira e mezzo è poco. Va bene una lira e settantacinque.

— Dice così lei? — chiese Peppa convinta dall’accento di Salomone della padroncina: — farò così! Del resto è vero che fra poco mi comprerò gli stivaletti elastici. Sono il mio sogno!

— Tu! — esclamò Bastiano con ironia, — tu con gli stivaletti? Ma se non hai camicie!...

— Avrò camicie e stivaletti col mio lavoro!

— Ah sì, gli stivaletti! Brava! Fazzoletti di seta, calze, camicie stirate, stivaletti! Ci avete tutto ora, voi serve ma avete anche una bella fama! — Peppa alzò le spalle.

— Canta! canta. Bastianone! Vuoi dunque che si rimanga sempre nel fango come ai bei tempi antichi?...

— Sì! ma allora le donne avevano anche un po’ [p. 113 modifica]d’onore! Ora non avete più nè onore nè cuore! Oggi ho visto una vedova passata a seconde nozze e indossava il costume delle fanciulle che vanno a prime nozze... Uh! la svergognata! e Marta C*** a cui è morto il padre un mese fa? Era là al camposanto, oggi, allegra, quasi non le fosse avvenuto nulla, e in qual luogo poi! Dicono che quella lì abbia il busto, sotto la camicia, come le signore. Ma se ne volete di peggio! Peuh! peuh!

— Come, sei stato al cimitero?... — chiese vivamente Lara. — C’era molta gente? Signori e signore? Molti?

Lara fu per fare una domanda che le abbruciava le labbra, ma non la fece; solo un tremito le increspò la bocca pallida, mentre Bastiano spalancava gli occhi ancora abbagliati dalle meraviglie del cimitero. — Eh! vi era il mondo! Là... là... stupende corone di fiori che parevano veri, con grosse ciliegie mature, e lampade.... quante lampade! Perdinci! se avessi tutto l’olio di quelle lampade sarei ricco... almeno cento litri d’olio!

Lara cominciò a divertirsi: sorrise della meraviglia del servo e disse: — Ti vorrei vedere al camposanto di Cagliari, per non andare oltre. Lì sì davvero che spalancheresti la bocca!

— Lì, illumineranno le tombe a petrolio... — rispose Bastiano, gettando uno sguardo ad un fanale che si scorgeva in lontananza.

— No! — esclamò Peppa, — a luce elettrica.

— Eh? Che cosa è questa luce?...

Lara aprì le labbra per spiegare, ma come poteva, la luce elettrica e per rimettere in ordine le idee di Peppa, ma questa non la lasciò dire.

— È il lampo! — esclamò...

— Il lampo? il lampo!... — disse Bastiano pensoso e sbalordito.

— Babbeo — rispose Peppa, colpita da una sublime idea. — È il lampo che viene raccolto in lampade di vetro, le quali danno luce assai più che le lampade piene d’olio d’oliva!...

— Ahi! ahi! — riprese il servo con un sospiro di [p. 114 modifica]angoscia, — nel mio villaggio natìo, mi ricordo, il cimitero non veniva mai illuminato. Ma già! non vi sono neppure croci... i muri cadono in rovina e il finocchio vi cresce che è una meraviglia. I paesani non ne colgono punto, ma a mio avviso vi è un carro di finocchio!

— Sarà tutto il finocchio mangiato vita durante da coloro che vi sono sotterrati e che rinasce su di loro dopo morti! — esclamò Peppa; ma Bastiano, senza por mente a questa peregrina supposizione, proseguì con serietà:

— Una volta ad un paesano mancò un porcello che aveva allevato con infinite cure. Lo cercò nei monti, nelle valli, da per tutto, ma invano; disperava di più trovarlo, allorchè morì una donna del villaggio...

— Sta a vedere che fu lei a rubarlo! — osservò Peppa.

— No! non siamo ladri noi come quelli del Capo di sopra!

— Ma molto più imbecilli!

— Finitela! — esclamò Lara. — Prosegui, Bastiano!

— Dunque morì questa donna. Quando fu portata al cimitero, indovinate che cosa vi si trovò? Il porcello che ci viveva da re mangiandosi il finocchio e... i morti!

Peppa diede uno sbalzo sublime, esclamando: — Santa Maria della Neve! È meglio esser ladri in vita che lasciarsi mangiare, dai porci, dopo morti! Io sono stata ad O***, ma benchè questo sia un villaggio miserabile, non si è, no, a questo punto. Invece di muro, il cimitero è chiuso da un recinto di fichi d’India, ma vi sono le croci e anche un guardiano, che può benissimo rappresentare la morte, tant’è magro e brutto e vecchio...

— Oh, oh! — fece Lara, — ci sono stata anch’io! Curioso il villaggio di O***! Ero con altre due signore: nel vederci passare, gli abitanti di O*** che non avevano mai visto signore, si chiedevano meravigliati come mai potevamo andare al monte per portare la legna sulle spalle e a cogliere ghiande con quei vestiti e le scarpette lucide! Ah, ah, credevano che tutte le donne del mondo debbano salire al monte per la legna e le ghiande, come loro! — Questa poi è curiosa, sentite: entrate in una chiesa, ci avvicinammo all’altare coperto da una tenda verde e cercammo di sollevarlo, ma alcune donne si misero a strillare al sacrilegio. La curiosità allora crebbe in noi; [p. 115 modifica]chiamammo il sagrestano per farci conoscere il segreto dell’altare. Venne; era un giovinotto che si pretendeva assai istruito. Vedendoci vestite da signore, credette che fossimo continentali; fece un grande inchino, e tirando con importanza la tenda, esclamò in italiano:

— Ecco, madame, questo è San Giovanni «pintato» da San Luca! — Noi ci mettemmo a ridere. Quello non era San Giovanni dipinto — voleva così dire con la parola «pintato,» — ma Gesù Cristo steso crocifisso, scolpito e messo su una croce di legno nero... Lara rise schiettamente a quel ricordo; Peppa e Bastiano risero anch’essi, ma per compiacenza, perchè in realtà non trovavano seri motivi di riso in quella storiella.