Fior di Sardegna (Madella)/Capitolo XV

Capitolo XV

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XV.


Tutte queste belle cose la piccola Lara le aveva lette nel libri; però, non avendole ancora sperimentate, non le ricordava bene, o piuttosto le credeva fole. Perciò aveva amato Nunzio, che pure era povero; pure sognava di esser un giorno felice con lui, benchè egli non avesse nè terre, nè armenti, nè biglietti di banca. Ma don Salvatore la pensava ben diversamente e credeva che Lara la pensasse come lui, sicchè dopo la prima sorpresa [p. 65 modifica]restò convinto che sua figlia, il sangue suo, non fosse degradata al punto di amare un povero diavolo che doveva mettersi «impiegato!».

Allora gli si propose di dargliene le prove; ma don Salvatore ricusò. Si credeva savio e prudente e perciò pensò!

— Potrebbe darsi.... e poi?... Farei forse uno scandalo, e Lara allora potrebbe, ribellarsi: le conosco io, le donne! Quindi tronchiamo il male dalle radici....

Lo stesso giorno disse a Lara che, chiamato ad X*** da imperiosi affari, doveva immediatamente ritornarvi; preparasse dunque tutto, chè l’indomani lascerebbero i bagni. Per quanto si sforzasse a parer calmo, don Salvatore era leggermente pallido e nelle sue parole fischiava un accento insolito freddo e tagliente.

E Lara vide, intese e indovinò! Qualcosa come una cappa di piombo le calò sulle spalle, le irrigidì tutto il sangue: non tremò la sua gracile personcina, ma tremò il suo cuore, stretto, compresso da una mano fredda, di ferro. Mai Lara aveva provato un simile affanno; era l’angoscia dell’assassino che vede scoperto il suo delitto, era il presentimento dello stesso assassino che, squarciato il velo del suo orribile segreto, vede innanzi a sè la galera e forse anche il patibolo, mentre prima sognava una vita agiata, rosea, sorridente fra l’oro procacciatosi col dritto. — Per Lara l’amare un povero era un immane delitto, e don Salvatore le avrebbe perdonato piuttosto un assassinio che l’amare un povero: ma sino a quel momento, ella non se l’era più ricordato, sino a quel momento i suoi occhi non avevano più traveduto la triste realtà.

Lo strano accento del padre nel dirle: «domani partiamo!» — bastò a riaprirle gli occhi. Si destò come da un sogno bello e fatale nel medesimo tempo e si guardò attorno spaventata.

Ah, che aveva ella mai fatto! — Appena sola, si lasciò cadere in un angolo e rimase con la testa fra le mani per più di un’ora. Fu Mariarosa a richiamarla in sè.

— Dunque partite, domani?... — chiese tristemente. [p. 66 modifica]— Domani! — rispose Lara con voce cupa. Non dissero altro, ma guardandosi negli occhi si compresero.

... Pure quella notte, Lara, nonostante tutta l’orribile paura che provava, ebbe un secondo ed ultimo colloquio con Nunzio!...

Come e perchè? Il come tutti gli amanti lo trovano, e qui riuscirebbe inutile narrarlo. Ma perchè, se Lara non aveva speranza alcuna, se sapeva che suo padre l’avrebbe uccisa prima di concederla a Nunzio?... Sì, Lara non aveva più alcuna speranza, i suoi sogni erano caduti e infrante giacevano le sue fantasticherie; ma dacchè aveva intraveduto gli insuperabili ostacoli che la dividevano dal giovine, il vago amore che sfiorava il suo cuore erasi delineato, fatto forte ed ardente. Chi mai scrutò gli abissi del cuore umano?

Finchè nessuno le aveva ricordato l’immensa distanza che la divideva dal giovane, finchè Lara aveva creduto cosa possibile il diventare sua moglie, lo aveva amato vagamente, sognando e sorridente, più per capriccio e passatempo che per altro, e forse, benchè ella contasse di rimanergli fedele, lo avrebbe scordato ella prima occasione, tanto più che nulla la legava a lui, nè un bacio nè un fiore; — ora che suo padre, col freddo accento che usava con lei per la prima volta in vita sua, con lo sguardo fisso e tagliente come un pugnale, di cui aveva lo stesso riflesso livido e avvelenato, le diceva: — Guai a te se davvero ami quel miserabile!... — Lara sentiva farsi passione il suo capriccio e, senza speranza, senza un raggio di luce, senza un avanzo di sogni, vi si immergeva con la cieca ed acre voluttà della vendetta e della ribellione.

Fu una ben triste notte per Lara l’ultima notte passata nella stanzetta bianca del piccolo stabilimento, a cui la legavan mille ricordi, mille catene misteriose, che dovevano l’indomani infrangersi, ma strappandole brani di cuore e di cervello.

Come la sera della passeggiata in barca, Lara dormì poco e il suo sonno penoso fu molestato da strani sogni; però era il gelo quello che correva ora nel suo sangue, la neve dominava nelle tetre visioni di angoscia, e le onde del mare non parevano più di argento e di smeraldo, ma di sangue e di inchiostro. Per tutta la sua vita Lara [p. 67 modifica]ricordò quella notte. Allorchè si levò, guardandosi nello specchio si avvide che dal suo viso era sfumata l’ultima espressione infantile che ancora conservava il giorno avanti, e che i suoi occhi si erano dilatati prendendo una tinta più fosca e pensosa.

Sorrise; un sorriso strano ch’era tutto un enigma, un sorriso misterioso che ad un fisionomista avrebbe rivelato come in quella notte Lara da fanciulla si fosse trasformata in donna, così come, quindici giorni prima, in un’altra sola notte, da bambina era diventata fanciulla.

Tutta la mattina, mentre la serva faceva i preparativi per la partenza, Lara la passò dando l’addio ai bagnanti, visitando per l’ultima volta i luoghi dove aveva passato tanti bei giorni felici, la pianura, gli scogli, i massi, le macchie, tutto... Addio, addio!... Insensibilmente Lara si era affezionata a tutto quell’azzurro, a quel pittoresco che formava il degno ambiente del suo primo amore, e nel dargli l’addio provava una stretta al cuore, un’ambascia bizzarra, come quella della sposa che dà l’addio alla casa paterna.

Si partì di sera; a cavallo sino al più prossimo villaggio, donde avrebbero proseguito in carrozza fino a X***. Benchè glielo avesse proibito, Nunzio le si avvicinò mentre ella doveva montare a cavallo, e le diede il buon viaggio. Lì vicino don Salvatore guardava ritto, freddo, con gli occhi schizzanti disprezzo e odio, sicchè Nunzio non potè dire nulla a Lara, ma le strinse forte la mano e la guardò. Lara vide una lagrima negli occhi di lui, sussultò, ma non pianse: vi sono certe angosce che pietrificano l’anima, e allora l’occhio non piange, ma dal cuore stillano lagrime di sangue. — I due giovani si guardarono finchè poterono vedersi, finchè la lontananza non li rese macchiette azzurrognole, indistinte, sfumanti a poco a poco nello spazio come nuvole vespertine. Allora Nunzio chinò il capo e sentì rapidamente vuotarglisi il cuore e vide tutto nero, tutto brutto e deforme ove prima aveva visto azzurro e poesia, e ritornando triste, misantropo, pallido come prima, non trovò che un solo verso davanti al mare azzurro susurrante alla brezza sullo sfondo di rosa, davanti alle montagne scintillanti sullo sfondo del [p. 68 modifica]cielo di cristallo, color d’oro: — Oh, perchè son così povero, perchè?...

Allora Lara chinò anch’essa la testa dolente, pensando alla noia, alla tristezza che l’attendeva nella vasta e desolata e fredda casa paterna. Vi ritornava sana di corpo e malata di anima, più malata del come vi era partita...

Guardò le montagne, la pianura, il mare, e quando il mare, la pianura, e le montagne sparvero a poco a poco nell’orizzonte velato dalle penombre della sera, anche Lara provò lo stesso vuoto, la stessa angoscia di Nunzio e pianse silenziosamente, nell’ombra dei boschi e dell’imbrunire, mentre i zoccoli ferrati del suo cavallo risonavano silenziosi e cadenzati sulla durezza della strada deserta e rocciosa, accompagnati dal susurro del vento e del torrente, tutte note strazianti nella mestizia della solitudine del paesaggio sardo, che dicevano a Lara: — Piangi e non sognare mai più! — La vita è sinonimo di tristezza! — E Lara piangeva, ma non sognava più! Col mare erano sparite le isole verdi dalle casette di porcellana e gli alberi di smeraldo, — con le montagne erano sfumati i castelli neri, gli spalti e gli alti ballatoi di marmo, i paggi, i costumi di broccato e le storie, — e il castellano erasi trasformato in un giovane povero, di cui Lara non poteva neanche più pronunziare il nome.