Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 145

A certi monasteri di Bologna - Lettera 145
Lettera 144

[p. 287 modifica]287 A CERTI MONASTERI DI BOLOGNA IN ASTRAZIONE FATTA.

t ♦ «*.«. »I.

Desidera vederle fondate in perfetta carità, mostrando come l’uomo di qnalsisia condizione senza questa virtù, è riprovalo da Dio. , li. Quanto maggior obbligo abbiano le monache o religiose di vestirsi della carità cd arrivare alla perfezione.

III. Che l’amor prorio è la causa per cui ài trasgrediscono i voti.

IV. Della differenza cbe è fra le vere spose di Cristo, e I’ altre ’ imperfette; e prima della perfetta osservanza de’tre voti cbe quelle mantengono e quanto sian grate a Dio.

V. Dell’ iuosservanza e vizj delle spose imperfette,

quanto siano odiate da Dio, con che procura accendere le sopraddette monache, e specialmente la priora all’acquisto delle virlu e della perfezione.


Sditeti* MS, Al nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. ilarissime suore in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi fondate in vera e perfetta carità, la quale carità è il vestimento nuziale il quale debba avere 1’ anima che è invitata alle, nozze della vita durabile, perocché senza questo vestimento saremo sbandite dalle nozze di vita eterna. Cristo benedetto ci ha tutti invitati, ed a lutti ci ha dato il vestimento, della grazia sua, la [p. 288 modifica]288 quale grazia ricevemmo nel santo battesimo. Questo è invitare e dare insiememente, perocché nel battesimo c’è tolta la macchia del peccato originale e data la grazia, perocché con quello battesimo morendo il fanciullo nella purità sua ha vita eterna in virtù del sangue prezioso di Cristo crocifisso, il quale sangue fa valere il battesimo, ma vivendo la creatura che ha in sè ragione, e giugnendo al tempo della discrezione, può tenere la invitata che gli fu latta nel santo battesimo; e se non la tiene è riprovalo dal Signore dalle nozze, ed è cacciato fuore, essendo trovato senza il vestimento nuziale. Perchè non l’hà? perchè non volse osservare quello che promesse nel santo battesimo, cioè, di reri,unziare al mondo e alle sue delizie, al dimonio e a sè medesimo, cioè alla’propria sensualità. Questo debba fare ogni creatura che ha in sè ragione in qualunque stato si sia, perocché Dio non è acceltatore delli stati, ma decanti desidérj, e chi non rende questo debito il quale ha promesso d’osservare e di vedere è ladro, perocché fura quello che non debba, e però giustamente Dio il caccia, comandando che gli sian legate le mani e i piei, e gittato nelle tenebre di fuore; songli legati i piei dello alletto, perocché non può desiderare Dio ed a colui che è morto in peccato mortale, ed è gionto allo stato della dannazione, gli sono legate le mani delle sue operazioni, perocché non possono pigliare il frutto di vita eterna, il quale si dà a veri combattitori, e quali combattono co’vizj per amore della virtù, ma pigliano quello frutto che seguita di ricevere per le sue gatlivé operazioni,^il quale è cibo di morte. ’ ’ ? . o II. 0 carissime suore: se tanto durissimamente sarà punita generalmente ogni persona che non rondarti questo così fatto debito, che diremo di noi misere cd ignoranti spose, le quali siamo state invitato alle nozze di vila eterna, ed al giardino della santa religionela quale è’uno giardino odorifero pieno di dolci

suavi frulli, nel quale giardino la sposa, su ella ottiene

[p. 289 modifica]quello die ella ha promesso, diventa uno angelo terrestre in questa vita; perocché come gli altri uomini del mondo, vivendo nella carità comune, sono uomini giusti, e se fussero in peccalo mortale sarebbero animali bruti; così quelli che si conservano nello stato della continua continenzia, ed entrano nel giardino della santa religione, sono fatti angeli; e se non osservassero quello che hanno promesso, sarebbero peggio che dimonia: e non hanno questi cotali il vestimento predetto. 0 quanto sarà dura cd aspra quella reprensione, che sarà fatta alla sposa di Cristo dinanzi al sommo Giudice: serrata li sarà la porla dello Sposo eterno. Or, che rimprovero sarà quello di vedersi privata di Dio e della conversazione delli angeli solo per suo difetto? 0 carissime suore, chi punto la considerasse eleggiarebbe prima la morte che offendare la sua perfezione, non tanto che offendare D.o; ma io dico d’ offendare la perfezione sua; perocché altro é stare in peccato mortale, per lo quale allora sta in offesa di Dio, ed altro è offendare In perfezione sua, la quale ha promessa di compire, cioè, che oltre al1’ osservare i comandamenti di Dio ha promesso d’osservare i consigli attualmente e mentalmente. Gli uomini che stanno nella carità comune, osservano i comandamenti e’ consigli, perocché sono legali insieme, e non si può osservare 1’ uno senza 1* altro, ma osservangli mentalmente (//): ma quello che ha promesso di compire la vita perfetta, gl osserva mentalmente ed attualmente; unde dico, che se attualmente poi non gli osserva, ma osservali pur mentalmente, offende la sua perfezione, per la quale elli promesse d’osservarli attuali e mentali: Che promettemmo noi, carissime suore? promettemmo d’osservare i consigli, quando nella professione fecemo tre voti; perocché noi promettemmo povertà volontaria, òbbedienzia e continenzia, i quali non osservando, offendiamo D.o per la promissione e voto fatto, ed offendiamo la perfezione la quale noi abbiamo eletta; perocché se un altro che [p. 290 modifica]2go non gli avesse promessi d’osservare, non gli osserva attualmente,’non offende, ma offende la perfezione, la quale si poneva in cuore di volere tenere, ma quello che ha fatto voto offende. ’ III. E qual è la cagione, che dopo il voto fatto non s’osserva? è per 1’ amore proprio di noi medesimi, il quale amore proprio ci tolle il vestimento nuziale, e tolleci la luce e dacci la tenebre; e tolleci la vita

dacci la morte, e l’appetito delle cose transitorie, vane e caduche, e tolleci il desiderio santo di Dio. O quanto è miserabile questo amore, perocché ci fa essare perditori del tempo, il quale è tanto caro a noi, facci partire dal cibo delli angeli, e andiamo al cibo delli animali bruti, cioè, della creatura fatta animale bruto per la sua disordinata vita, il cui cibo sono i vizj ed i peccati; ed il cibo delli angeli terrestri sono le vere e reali virtù. Quanto è differente l’uno dall’altro? quanto dalla morte alla vita, quanto dalla cosa finita alla cosa infinita.


IV. Or vediamo quello di che si diletta, chi è vera sposa di Cristo crocifisso, la quale gusta questo dolce ed amoroso cibo, e di che si diletta quella che è fatta animale bruto. La vera sposa di Cristo si diletta di cercare lo sposo suo, non tra la congregazione, ma nel cognoscimento santo di sè, dove elli il trova, cioè, cognoscendo e gustando la bontà dello sposo eterno in sè, amandolo con tutto \\ cuore., con tutta l’anima e con tulle le forze sue, dilettandosi di stare in su la mensa della santissima croce, volendo più toslo acquistare le virtù con pena e con baltaglie, che con pace e senza pena, per conformarsi con Cristo crocifisso, seguitando le vesligi

sue, inlanlochè, se possibile le fusse servirli senza pena, non vuole, ma come vero cavaliero, con forza q violenzia fare a sè medesimo, gli vuole servire; perchè ella è spogliala dall’amore proprio di sè, e vestita dell’affettuosa carith, e passa per la porla stretta o bassa di Cristo crocilisso, e però promise ed attende d osservare povertà

[p. 291 modifica]291 volontaria,’òbbedienzia e continenzia. Ella ha giltato a terra il carico ed il peso delle ricchezze del mondo, delizie e stati suoi, e quanto più se ne vede privata, più gode; e perchè ella è umile, ha òbbedienzia pronta, e non ricalcitra all’obbedienzia sua, nè vuole mai passare il tempo, che ella non si ponga dinanzi all’ occhio suo i costumi deirOrdine eia impromissione fatta.

Lo studio suo è della vigilia e dell’orazione; della cella si fa uno cielo con una dolce salmodìa; l’officio suo non dice solamente con le labbra, ma coralmente (B) f e vuole essere sempre la prima che entri in coro, e l’ultima che n’esca, ed èlle in abbominazion

la.rata ed il parlatorio, e la domestichezza de’devoti!


non studia in fare celle murate, nè fornite di molto ornamento; me bene si studia di murare la cella del cuore suo, acciocché i nemici non vi possano intrare; e questa fornisce dell’adornamento delle virtù; ma nella cella attuale, non tanto che ella vi metta molto adornamento, ma se v’ ha alcuna cosa sì ne la trae per desiderio della povertà e per bisogno delle suore; e per questo conserva 1‘ anima ed il corpo suo nello stato della conLnenzia, perocché ha tolto le cagioni per le quali la potesse perdere, e sta con una carità fraterna, amando ogni creatura che ha in sè ragione, e porta e sopporta i difetti del prossimo suo con vera e santa pazienzia: ella sta come il riccio con vera guerra con la propria sensualità: ella è timorosa di non offendare lo Sposo suo: ella perde la tenerezza della patria ed il ricordamento de’parenti;’solo coloro che fanno la volontà di Dio le sono congiunti per affetto d’amore. O quanto è beala l’anima sua: ella è fatta una cosa con lo Sposo suo, e non può volere, nè desiderare, se non quello che Dio vuole. Allora, mentre che ella così dolcemente passa il mare tempestoso e gitta odore di virtù nel giardino della santa religione, chi dimandasse: Cristo crocifisso, chi è questa anima? direbbe: è uno altro me falla per affetto d’amore.

Questa ha il vestimento nuziale, unde non è [p. 292 modifica]\ 292 cacciata dalle nozze, ma con gaudio e giocondità è ricevuta dallo Sposo eterno. Questa gitta odore, non tanto dinanzi a Dio, ma dinanzi alli iniqui uomini del.

mondo, perocché voglia il mondo o no, l’hanno in debita reverenzia.

Y. 11 contrario è di coloro che vivono in tanta miseria fondate in amore proprio della propria sensualità, le quali sono tutte acciecnte, unde la vita loro gitta puzza a Dio ed alle creature, e per li loro difetti i secolari diminuisono la reverenzia alla santa religione.

Oimè dove è il voto della povertà, perocché con disordinala sollicitudine, ed amore, ed appetito delle ricchezze del mondo cercano di possedere quello ’ che li è vietato, con una cupidità d’ avarizia e crudeltà del prossimo; poiché vedranno il convento e le suore inferme, ed in grande necessità, e non se ne curano, come esse avessero a reggiare la brigata dei figliuoli e lassarli loro eredi. 0 misera" tu, non hai questo attacco, ma tu vuoi fare ereda la propria sensualità, eroine reggiere l’amistà e la conversazione de’tuoi devoti, notricandoli con presenti, cd il dì stare a cianciare" e novellare, e perdere il tempo tuo con parole lascive ed oziose, e così non te 11’avvedi, o tu te ne avvedi e fai vista di non vedere, unde contamini la mente e l’anima tua: tu diventi farnetica con le impugne e molestie della carne, consentendo con la perversa e deliberata volontà. 0 misera ! or debba fare questo la sposa di Cristo? 0 vituperata a Dio ed al mondo !.quando tu dici l’offizio tuo, il cuore va a piacere a te di piacimento sensitivo, e delle creature che tu ami di quello amore medesimo. 0 carissime suore, questa fadiga nel servi/io del dimonio, e sta tutto dì attaccata alle grate ed al parlatorio sotto colore di devozione. 0 maladetto vocabolo, il quale regna oggi nella Chiesa di Dio (C)

nella santa religione, chiamando divoti e devote quelli, e quelle che fanno l’operazioni delle dimonia. Elli è dunonio incarnato, ed ella ò dimonia. Oimò, oimè, a che par-

[p. 293 modifica]tito è venuto il giardino, nel quale è seminata la puzza della immondizia; ed il corpo che debba essere mortificalo col digiuno e con la vigilia, con la pemtenzia e con la molta orazione, ed egli sta in delizie ed adornato, e con lavamenti di corpo e disordinati cibi, e con giacere non come sposa di Cristo, ma come serva del dimonio e publica meretrice, e con la puzza della disonestà sua corrompe le creature, ed è fatta nemica dell’onestà e de’servi di Dio, ed è trapassatrice dell’ òbbedienzia; ella non vuole legge, nò priora sopra al capo, ma il dimonio e la propria sensualità li è fatta priora; a lei obbedisce e cerca dì servirla con ogni sollicitudine: ella desidera la pena e la morte di cbi la volesse trarre dalla morte del peccato mortale, e tanto è forte questa miseria, che in ogi’i male corre siccome sfrenata e senza il freno della ragione r ella assottiglia lo intendimento suo per compire i suoi disordinati desiderj: il dimonio non ne trova tante, quante ne trovano queste dimoine incarnate!

elle non si curano di fare nuove fatture alli uomini per invitarli a disordinato amore verso di loro; intantochè spesse volte s’ è veduto, che dentro nel luogo che in sè è luogo di Dio, ha fatto stalla, commettendo attualmente il peccato mortale (D). Questa cotale è fatta adultera, e con molta miseiia ha ribellato allo Sposo suo; unde ella cade dalla grande altezza del cielo nel profondo dell’inferno: ella fugge la cella come nemico mortale: ella trapassa 1* offìzio suo; e non si diletta di mangiare in refettorio con la congregazione delle poverelle, ma per viver più largamente e con più dilettezza di cibi mangia in particulaie, ed è fatta crudele a sè medesima, e però non ha pietà d’altrui. Unde nascono tanti inali? dall’amore proprio sensitivo, il quale ha offuscato l’occhio della ragione, unde non cognosce, nè lassa vedere il suo male, nè in quello che ella è venuta, nè in quello che ella viene, se ella non si corregge; perocché se ella vedesse che la colpa la fa serva e schiava di quella [p. 294 modifica]294 cosa che non è, e concilicela aff eterna dannazione, eleggiarebbe prima la morte, che offendare il suo Creatore e l’anima sua; ma per l’amore proprio ella trapassa e non osserva il voto promesso, perocché per amore di sè, ella possiede, e desiderale ricchezze e li onori del mondo, la qual cosa è povertà e vergogna della religione. Sapete che ne viene per possedere le ricchezze contra il voto fatto della povertà e contra i costumi dell’ Ordine ? escene disonestà e disobbedienzia!

perche disonestà? per la conversazione che seguita per lo possedere, perocché, se ella non avesse che dare,.non avarebbe amistà d’altri che dei servi di Dio, i quali non amano per propria utilità, ma solo per Cristo crocifisso; e non avendo che dare, i servi del mondo che non attendono ad altro che alla propria utilità, cioè, per lo dono che ricevono,o per disordinato diletto e piacere, se ella non ha e non vuole piacere ad altrui che a Dio, non v’ andaranno mai; unde ipso facto, che la mente sua è corrotta e superba, subito è fatta disobbediente, e non vuole credere ad altrui che a sé, e così va sempre di male in peggio, intantochè di tempio di Dio,è fatto tempio del dimonio, unde è sbandita delle nozze di vita eterna, perchè è spogliata del vestimento della carità.

Adunque, carissime suore, poiché tanto è pericoloso il non rendare il debito d’osservare il voto promesso, studianci d’ osservarlo, e ragguardiamo la nudità nostra, quanto ella è misera cosa, acciocché noi lodiamo e vediamo il vestimento nuziale quanto è utile a noi e piacevole a Dio, acciocché pienamente ne siamo vestite. E non vedendo io altro modo, però vi dissi, che io desideravo di vedervi fondate in vera e perfetta carità, e così vi prego per amore di Cristo crocifisso che facciate: destatevi dal sonno e poniamo oggimai termine e fine alla miseria ed alla nostra imperlezione, perocché non ci ha tempo: elli è sonato a condannazione, e data c’ è la sentenza che noi dobbiamo morire, e non sappiamo quando. Già è posta la scure [p. 295 modifica]alla radice dellarbore nostro: adunque non è d’aspettare quello tempo che noi non siamo sicuri d’ avere; ma nel tempo presente annegare la nostra volontà,

morire spasimate per amore della virtù. A voi dico, priora, che voi diate esemplo di santa cd onesta vita, acciocché in verità, diate dottrina alle vostre figliuole e suddite, e reprensione e punizione quando bisogna; vietando lo’ le domestichezze de secolari e la conversazione de’devoti, serrando le grate ed il parlatorio, se non per necessità e comodo ordinato; ed invitatele a votare le celle, acciocché non abbino che dare, e l’adornamento delle cortine, ed i letti della piuma, ed i superchi e dissoluti vestimenti, se vi sono, che temo che non ve ne abli; e voi siate la primaja, carissima madre, acciocché per esemplo di voi, 1’altre ci si dispongano. Morda ed abbaj il cane della coseienzia vostra, pensando che n’ averete a render ragione dinanzi a Dio; e non chiudete gli occhi per non vedere, perocché Dìo vi vede, e non sarete però scusata, perocché vi conviene avere dodici occhi sopra le suddite vostre. So’certa, se sarete vestita del vestimento detto, voi il farete, ed io ve ne prego ed obligomi sempre a pregare Dio per voi, ed aitarvi a portare i pesi con quello affetto della carità che Dio mi darà: fate che io ne oda buone novelle. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.


Jesù dolce, Jesù amore.