Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 139

Lettera 138 Lettera 140

[p. 254 modifica]A MISS tilt MATTEO RETTORE DELLA CASA DELLA MISERICORDIA IN SIENA.

\ I. L’esorta ad affaticar»! nel procurar la salute dell’anime, e particolarmente delle sue pecorelle, sopportando con santa pazienzia ogni travaglio ed avversila, che da ciò li potesse venire.

Al nome di Jesìi Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. ilarissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi portatore de* pesi delle creature per affetto e desiderio dell’onore di Dio e salute loro; e pastore vero, che con sollicitudine governate, le pecorelle (A) che vi sono, o fussero messe fra le mani, acciocché il lupo infernale non le portasse; perocché, se ci commetteste negligenzia,, vi sarebbe poi richiesto; ora é tempo di mostrare chi ha lame, o no, e chi si sente de* morti, che noi vediamo giacere privati della vita della grazia; sollicitat

virilmente e con vero cognoscimento, e con 1* umili e continue orazioni infino alla morte. Sapete, che questa è la via a volere cognosccre ed essere sposo della Verità eterna, e verini*altra ce n’è; guardate che voi non schifate la dighe, ma con allegrezza le ricevete, facendovi a rincontra con perfetto desiderio, dicendo?

[p. 255 modifica]255 Voi siate le molto ben venute, e dicendo: quanta grazia mi fa il mio Creatore, che egli mi facci sostenere e patire per gloria e loda del nome suo: facendo così ì’ amaritudine vi sarà dolcezza e refrigerio, offerendo lagrime con dolci sospiri per ansietato desiderio per le miserabili pecorelle che stanno nelle mani delle dimonia. Allora i sospiri vi saranno cibo e le lagrime beveraggio: non terminate la vita vostra in altro, dilettandovi e riposandovi in croce con Cristo crocifisso.

Altro non vi dico. Ho inteso che avete avuto ed avete grandissimo male, per la qual cosa ho avuto desiderio di ritrovarmi con voi: non m’è ora possibile, ma ritrovarommi per continua orazione. Non voglio in veruno modo del mondo che abbiate più male (B), acciocché meglio potiate portare; e fate, che io vi comando, che voi non stiate ora in penitenzia per veruno modo, ma pigliate ogni conforto che potete.

Non dico più qui. Giovanni povero

venuto a me ec. (C). Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio, Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Jesù dolce, Jesù amore \

[p. 256 modifica]256 Annotazioni alla Lettera 139, (.4) Governate le pecorelle, ec. Cioè i frati ch

stavano olla cura degli infermi, de’quali s è favellalo di sopra, essendone egli il superiore.


(JÉ Aon voglio in veruno modo del mondo che abbiate più male.

1/ infermità qui accennata è altra da quella di cui por testimonio del beatp Raimondo fu liberato dalla santa nella visita che gli fece la mattina stessa in cui n’ era stato assalito, avendolo curate colla presenza, ove-in tempo di questa «e stava ella assente. Che egli ricoverasse la salute ancora a quest’occasione per opera della santa, inel fanno credere le parole che quivi adopera di comando, essendo le stesse colle quali rimise a perfetta salute un giovine in Pisa, Stefano di Corrado Maconi in Genova, ed il beato Giovanni delle celle di Vallombrosa. Egli certo era in vita ed in ufticio di rettore 1* anno 1385, ed ancora al tempo nel quale il beato Raimondo pubblicò la Leggenda di questa verdine. .

(C) Giovanni povero è venutola, me, ec. Non si è potuto rilevare chi sia cotesto Giovanni. E qui da riconoscere una lacuna!

forse perché gli editori avendo solo la mira a ciò che potea essere altrui d’ammaestramento,’hanno omesso quanto spettava ad oggetti particolari. iNon s’è potuto riempirla, non trovandosi questa lettera negli antichi manoscritti.